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Martedì, 21 Maggio 2024
Cronaca Oria

La Cassazione: figlio pusher? Perde il mantenimento da parte del padre

Revocata alla madre, coinvolta nelle stesse vicende penali, l'assegnazione della casa. Il ragazzo non deve essere mantenuto in quanto non cerca lavoro

ORIA - Se il figlio non è economicamente indipendente ma è un presunto pusher, non deve venire mantenuto dal padre, rappresentato dall'avvocato Antonella Rizzo dello studio Rizzo-Sartorio. E' quanto ha deciso la Cassazione, sesta sezione civile, in merito a un caso in cui sono coinvolti genitori separati e figlio oritano, 21enne all'epoca della separazione. Per gli ermellini la presunzione d'innocenza non basta, i fatti storici - perquisizione e relativo ritrovamento della droga, bilancino e soldi - non sono contestabili. Si discute "solo dell'atteggiamento colpevole del figlio nella ricerca di un lavoro", si legge nell'ordinanza della Cassazione. I giudici in questo terzo grado confermano quanto stabilito l'11 agosto 2020 dalla Corte d'Appello di Lecce: il figlio non deve essere mantenuto dal padre, in quanto non ricerca attivamente un lavoro. E la madre perde l'assegnazione della casa - nella quale viveva col figlio -, madre coinvolta anche nelle vicende penali del figlio. (nella foto sotto, gli avvocati Antonio Sartorio e Antonella Rizzo)

avvocati Antonio Sartorio e Antonella Rizzo-2

Sono due i punti salienti da tenere presente: l'arresto di madre e figlio e il divorzio. I due vengono arrestati dai carabinieri con l'accusa di spaccio di sostanze stupefacenti. La perquisizione dei militari, infatti, aveva avuto esito positivo: erano stati trovati cocaina, bilancino e 4mila euro in contanti. I due, fino a sentenza definitiva, sono da ritenersi innocenti, ovviamente. Poi c'è il divorzio, davanti al Tribunale di Brindisi. In primo grado la casa coniugale viene assegnata a madre e figlio, perché non è stata provata la colpevolezza degli imputati. L'avvocato Rizzo non ci sta e si va in appello. A Lecce la situazione cambia: ricorso accolto e sentenza di primo grado riformata. Questa volta è la madre che non ci sta, si va in Cassazione. E qui arriva l'ordinanza. Il ricorso viene dichiarato inammissibile, il figlio perde il diritto a essere mantenuto, la madre perde l'assegnazione della casa. 

Un passaggio saliente della sentenza: "Il diritto del figlio maggiorenne al mantenimento sussiste solo fin quando è in atto un percorso formativo avente a oggetto la ricerca di un'attività lavorativa e l'inserimento nel mondo professionale, non quando invece manca qualsiasi progettualità o iniziativa in ordine all'inserimento nel mondo del lavoro come nella fattispecie in cui il figlio non ha dimostrato alcun interesse a intraprendere una qualsiasi carriera". L'avvocato Antonella Rizzo, dal canto suo, commenta in questi termini la vicenda: "Credo che questo sia un precedente importante per i padri separati, perché si tratta di un nuovo orientamento a tutti gli effetti. Non è giusto che il padre debba essere un bancomat, laddove il figlio non cerca attivamente lavoro e magari si può dedicare ad attività illecite".

Articolo aggioranto alle 16:15 (dichiarazioni avvocato Rizzo

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