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Il castello alfonsino

Il castello alfonsino

Castello Alfonsino: "Servono 30 milioni, ma il passaggio di proprietà va fatto subito"

Occorrono 30 milioni di euro per ristrutturare il castello Alfonsino , ma bisogna istruire quanto prima le pratiche per il passaggio di proprietà del bene al Comune, per non perdere i treni dei finanziamenti regionali e nazionali che passeranno fra qualche mese. Il professore Ledo Prato, segretario generale di Mecenate 90, invita a fare in fretta

BRINDISI – Occorrono 30 milioni di euro per ristrutturare il castello Alfonsino , ma bisogna istruire quanto prima le pratiche per il passaggio di proprietà del bene al Comune, per non perdere i treni dei finanziamenti regionali e nazionali che passeranno fra qualche mese. Il professore Ledo Prato, segretario generale dell’associazione alla quale è stato affidato il compito di trovare un percorso per la valorizzazione dell’opera,  Mecenate 90, invita tutti gli enti coinvolti (il comune di Brindisi, la Direzione regionale dei beni culturali e l’Agenzia regionale del demanio su tutti) a non perdersi in pastoie burocratiche.  L’idea (ancora embrionale) è di trasformare “Forte a mare” in un museo di nuova generazione sull’importanza storica di Brindisi come “Porta d’oriente”. In un’intervista rilasciata a BrindisiReport, Ledo Prato, segretario generale Mecenate 90-2Ledo Prado fa il punto della situazione e illustra il cronoprogramma. 

Professore, a che punto siamo con il progetto di valorizzazione del castello Alfonsino?
Abbiamo terminato di preparare il piano di valorizzazione, che per legge va presentato al ministero per ottenere il trasferimento nella disponibilità del Comune di Brindisi. In questo momento, l’amministrazione comunale sta esaminando la proposta, che ad horas dovrebbe essere inviata alla Direzione regionale per i Beni culturali. L’invio del piano di valorizzazione sarà accompagnato da una richiesta esplicita di convocazione del tavolo tecnico che riunisce il Comune, la stessa Direzione regionale dei Beni culturali e l’Agenzia regionale del demanio. (Nella foto a destra, Ledo Prato)

Si ha già un’idea della possibile destinazione d’uso del castello?
Ancora non c’è una decisione finale. Abbiamo ipotizzato delle soluzioni che ci consentano di portare avanti una procedura con il ministero dei Beni culturali. Qualunque tipo di destinazione dovrà essere compatibile con le caratteristiche del monumento. Bisogna tenere conto dei principi di tutela del castello e dell’opera a corno. L’ipotesi di un museo del mare non trova corrispondenza perché  in Puglia ce ne sono già altri 7-8 e non avremmo elementi di novità tali da renderlo interessante. Invece pensiamo che debba essere utilizzata la storia di Brindisi come porta d’oriente. Infondo la città è stata sempre uno snodo fondamentale nelle relazioni con l’Est e l’Ovest. Non a caso l’Appia antica finisce lì. E da lì sono partite molte delle spedizioni verso l’Oriente. Persino i pellegrinaggi partivano da Brindisi, caratterizzata da una storia lunga molti secoli che ne fa una città essenziale nei traffici marittimi. 

Il Castello AlfonsinoQuindi si sta pensando a un museo?
Sì, ma non un museo tradizionale. Dobbiamo misurarci con la museologia di nuova generazione, che fa largo ricorso a nuove tecnologie e favorisce una visita esperienziale. In sostanza non osservi solo degli oggetti esposti, ma entri in relazione con quello che il museo rappresenta. Entri nella storia. Pensiamo a un museo con molta virtualità. Un museo di questo tipo va progettato, strutturato, costruito in modo aperto affinché possa essere arricchito nel tempo. Accanto al piano di valorizzazione va questa ipotesi, che però potrà prendere forma solo nella successiva fase di progettazione definitiva, alla quale ovviamente si dovrà arrivare con un bando di gara. 

Quanto costerà l’intervento di ristrutturazione del castello?
Con il piano di valorizzazione abbiamo stimato che ci vorranno non meno di 30 milioni di euro per sistemare castello e opera a corno. La parte dell’isola  non è stata presa in considerazione in questo momento. Le caratteristiche di quell’area sono molto diverse da castello e opera a corno. Ci sono vecchie palazzine destinate ad abitazioni militari, con un profilo Il castello alfonsino e Costa Morena Estcompletamente diverso dall’opera a corno. Per quella zona non è stata fatta una stima degli interventi necessari, anche perché rientra nel piano regionale predisposto a suo tempo. Si tratta di un’area che va trattata con estrema cautela. 

Dove andare a prendere i 30 milioni attualmente stimati per la valorizzazione dell’opera?
Il prossimo autunno dovrebbero passare dei treni importanti. Come il programma regionale di finanziamenti 2014-2020 e un piano di finanziamenti del ministero dei Beni culturali. Ma occorrerà fare in fretta per non perdere queste opportunità

Quali saranno i prossimi passaggi burocratici?
Adesso il Comune dovrà inviare alla direzione regionale dei Beni culturali il piano di valorizzazione, chiedendo la convocazione urgente di un tavolo tecnico. Se la Direzione regionale condividerà il piano, trasmetterà la propria opinione all’Agenzia regionale del demanio. Dopo di che, ci sarà un vero e proprio decreto, di concerto fra l’Agenzia del demanio e la Direzione regionale, con cui si assegna il bene al comune di Brindisi. Bisogna terminare questo percorso entro la prossima estate. In altre realtà più chiare e definite, tutto si è risolto in tre mesi. Siamo nel pieno dei processi burocratici che caratterizzano questo paese. 

Bisogna sperare, insomma, che la burocrazia non vi metta i bastoni fra le ruote. 
Certo. Per questo è importante mantenere alta l’attenzione sul castello, sia a Bari che a Roma. 

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