Sabato, 15 Maggio 2021
Cronaca

Catturato all'alba l'ergastolano in fuga Fabio Perrone. Aveva un kalashnikov

Fine della latitanza del boss ergastolano evaso lo scorso 6 novembre mentre si trovava all’ospedale Vito Fazzi di Lecce, dove venne accompagnato dagli agenti della polizia penitenziaria per un esame clinico. Il 42enne Fabio Perrone è stato catturato all’alba nella sua Trepuzzi. Eera nascosto presso l’abitazione del 32enne Stefano Renna, incensurato

La questura di Lecc

LECCE – Fine della latitanza del boss ergastolano evaso lo scorso 6 novembre mentre si trovava all’ospedale Vito Fazzi di Lecce, dove venne accompagnato dagli agenti della polizia penitenziaria per un esame clinico. Il 42enne Fabio Perrone è stato catturato all’alba nella sua Trepuzzi. Era nascosto presso l’abitazione del 32enne Stefano Renna, incensurato, anche lui finito in manette. Sono stati i poliziotti della squadra mobile della questura salentina e i colleghi della Penitenziaria a restituire alla giustizia il fuggitivo. Perrone era vestito e armato di un kalashnikov pronto per l’uso. 

L'uomo pare sia stato costantemente protetto nel corso della sua fuga da numerose persone, anche da insospettabili.Fabio Perrone nuovo-2

Evase dopo aver ferito in maniera lieve tre persone utilizzando una pistola sottratta ad uno degli agenti di polizia penitenziaria che lo avevano condotto al terzo piano dell'ospedale di Lecce per essere sottoposto ad una colonscopia. Perrone durante la fuga si era impossessato di una Yaris, sottratta durante la rocambolesca fuga ad una donna alla quale aveva puntato la pistola alla tempia, nel parcheggio dell'ospedale.

L’ergastolano, secondo quanto ipotizzato sin dal primo momento dagli investigatori, quel giorno avrebbe agito senza premeditazione: infatti sebbene la visita specialistica fosse da tempo fissata, nella casa circondariale di “Borgo San Nicola”, dove era detenuto Perrone, era stato comunicato solo la sera prima che la mattina seguente sarebbe stato condotto in ospedale. 

L'uomo, quindi, avrebbe agito al momento, approfittando di alcune circostanze e qualcuno lo ha poi aiutato nel periodo di latitanza. Perrone è stato condannato all’ergastolo il 23 giugno scorso, con rito abbreviato, per Arresto Fabio Perrone-3l’omicidio di Fatmir Makovic, 45enne montenegrino residente nel campo “Panareo”, e il tentato omicidio del figlio, avvenuti il 29 marzo 2014 in un bar di Trepuzzi per motivi mai del tutto chiariti. Alle spalle, oltre un passato fatto di Scu, ha una condanna a diciotto anni per associazione mafiosa, armi e droga.

Anche i poliziotti e i carabinieri di Brindisi  hanno preso parte attivamente alla caccia all'uomo, attraverso una serie di controlli e posti di blocco allestiti al confine fra le due province. 

Perrone si trovava in un’abitazione al civico 54 di via 2 giugno. Alla vista degli uomini in divisa, l’ergastolano ha tentato la fuga attraverso il terrazzo ma è stato immediatamente bloccato dai poliziotti. Aveva con sé la pistola beretta rapinata all’agente di polizia penitenziaria durante la sua fuga rocambolesca dall’Ospedale Vito Fazzi; con 15 cartucce ed un colpo in canna. Inoltre nascondeva, come detto, un kalashnikov, 10 cartucce calibro 12 e 4666 euro in contanti.  

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Il questore di Lecce Pierluigi D’Angelo “esprime il suo plauso ai funzionari della Squadra mobile che hanno dimostrato tenacia e non comune capacità investigativa. La cattura del latitante Perrone, che ha dimostrato la sua pericolosità sia nel momento della fuga che nelle fasi della sua cattura, è il frutto di incessante attività investigativa posta in essere, sin dal primo momento, e senza soluzione di continuità, dalle donne e dagli uomini della polizia di Stato e della polizia penitenziaria. Un risultato importante che restituisce sicurezza a tutta la comunità salentina, reso possibile grazie al lavoro sinergico tra polizia, Arma dei carabinieri e Guardia di finanza e, soprattutto, della polizia penitenziaria, sempre in prima linea con noi sia nella fase del controllo del territorio, che in quella investigativa svolta sotto il coordinamento del procuratore Cataldo Motta”.

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