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Abaco chiede al Comune di Brindisi 12 milioni di euro

La società di riscossione tributi: “Mancato pagamento aggio su somme dovute da Iacp”

BRINDISI – Braccio di ferro legale del valore di quasi 12 milioni di euro tra la società Abaco, titolare del servizio di riscossione tributi e fitti, e il Comune di Brindisi: la spa chiede all’Amministrazione di pagare l’aggio sulle somme dovute dall’ormai ex Iacp. Somme portate nelle ingiunzioni fiscali opposte per un importo pari a 11.708.11 euro più spese.

Il caso

Il concessionario è tornato a contestare, davanti ai giudici, l’atto di transazione con il quale nel 2014 l’Ente cittadino decise di porre in compensazione “significativi crediti tributari” rispetto ai quali Abaco sostiene di vantare il diritto a percepire un aggio dell’8,89 per cento. E chiede che il Comune venga condannato a pagare, con interessi di mora ovviamente.

L’istanza pende dinanzi alla Corte d’Appello di Lecce. L’udienza di comparizione delle parti è fissata fra due settimane e in quella occasione saranno gli avvocati interni Monica Canepa ed Emanuela Guarino a ribadire il no dell’Amministrazione. Da Palazzo di città, infatti, resta la netta opposizione. Dodici milioni di euro da versare sarebbero un colpo per le condizioni di salute economico-finanziarie dell’Ente.

La transazione contestata

Il punto di partenza resta la definizione in via bonaria del contenzioso tra il Comune di Brindisi e lo Iacp (nel frattempo diventato Arca Nord Salento), deciso dalla Giunta il 29 maggio 2013. Rimasto indigesto alla società Abaco, in qualità di titolare dei servizi di accertamento, liquidazione e riscossione dei tributi locali, dal 2012. Oltre alla riscossione delle entrate derivanti da violazioni al Codice della Strada e dei fitti attivi.

Abaco lamentò già all’epoca che, con quella stretta di mano fra i rappresentanti dei due enti, l’Amministrazione comunale avesse posto in compensazione importi di notevoli dimensioni che la società aveva diritto a percepire in forza del contratto a suo tempo sottoscritto con il Comune. Con particolare riferimento alle ingiunzioni a titolo di Ici (imposto comunale sugli immobili) con riferimento alle annualità comprese fra il 1993 e il 2007.

Il processo

Per questo motivo, la società Abaco decise di adire le vie legali citando in giudizio il Comune dinanzi al Tribunale civile. Ma, come spiegano da Palazzo di città, quell’atto non venne iscritto al ruolo generale del Tribunale. Nel 2014, Abaco ha ripresentato analoga richiesta e il giudizio è arrivato a conclusione lo scorso anno con dichiarazione di “difetto di giurisdizione del giudice ordinario nei confronti della Pubblica amministrazione”, con “compensazione delle spese di lite”. Da qui l’appello proposto dalla società che continua a sostenere come la “giurisdizione sia del giudice ordinario”.

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