Causa tra sacerdoti; il giudice si astiene e salta la deposizione del vescovo

FRANCAVILLA FONTANA - Sacerdote a giudizio per calunnia contro un altro religioso. A un anno dall’inizio del processo a carico di don Franco Galiano, il giudice monocratico della sezione distaccata di Francavilla Fontana che porta lo stesso cognome del prete, Gianmarco Galiano, rimette il fascicolo nelle mani del presidente del tribunale di Brindisi per presunta incompatibilità: il giudice, titolare del procedimento dal momento del rinvio al giudizio risalente a un anno fa, sarebbe cugino di uno zio del sacerdote. Slitta dunque a data da destinarsi l’inizio del dibattimento, più volte rinviato per questioni di mera natura procedurale. Sulla ipotesi di reato intanto, incombe il rischio prescrizione, a meno che il processo che deve riaprire non chiuda i battenti entro l’inizio del prossimo anno.

La sezione staccata diFrancavilla del Tribunale di Brindisi

FRANCAVILLA FONTANA - Sacerdote a giudizio per calunnia contro un altro religioso. A un anno dall’inizio del processo a carico di don Franco Galiano, il giudice monocratico della sezione distaccata di Francavilla Fontana che porta lo stesso cognome del prete, Gianmarco Galiano, rimette il fascicolo nelle mani del presidente del tribunale di Brindisi per presunta incompatibilità: il giudice, titolare del procedimento dal momento del rinvio al giudizio risalente a un anno fa, sarebbe cugino di uno zio del sacerdote. Slitta dunque a data da destinarsi l’inizio del dibattimento, più volte rinviato per questioni di mera natura procedurale. Sulla ipotesi di reato intanto, incombe il rischio prescrizione, a meno che il processo che deve riaprire non chiuda i battenti entro l’inizio del prossimo anno.

L’abito sacerdotale imporrebbe il perdono, il dettato della fede cristiana fu invocato puntualmente dal giudice Eva Toscani, Bibbia alla mano. Ciononostante, il gup dispose il rinvio a giudizio per calunnia dell’imputato, il presidente della fondazione Beato Bartolo Longo don Franco Galiano, denunciato dal “collega” don Rocco Leo, parroco della chiesa dei Sette Dolori di Francavilla Fontana. Vicenda ingarbugliata, che affonda le radici in una antica controversia fra don Franco e una dipendente della fondazione da tempo attiva nel terzo settore: dall’assistenza alle persone diversamente abili alla cura della tossicodipendenza, dall’assistenza agli anziani, alla riabilitazione dei minori cosiddetti a rischio.

La donna, Lucia Zaccaria, intentò (e vinse) una causa civile per mobbing contro il sacerdote don Franco Galiano, nelle vesti di legali rappresentante della fondazione, citando a sostegno della propria tesi, una serie di testimoni. Fra questi figurava il nome del parroco don Rocco Leo, che non solo non lesinò la propria collaborazione alla donna, ma di fronte al giudice affermò sotto giuramento d’essere stato investito dal vescovo in persona, monsignor Marcello Semeraro, del difficile ruolo di dirimere la controversia fra i due.

L’altro, l’accusato, rappreso da una buona dose di indignazione, perse le staffe. “Bugie” replicò don Franco, difeso dall’avvocato Pasquale Fistetti, non esitando a sporgere denuncia per “falsa testimonianza”. “Altro che bugie”, replicò il sacerdote interpellato. Irretito dalla faccenda, per tutta risposta, don Rocco Leo difeso dal legale Domenico Attanasi, sporse denuncia a sua volta per calunnia. Il pubblico ministero Francesco Mattiace, titolare di entrambi i procedimenti, chiese l’archiviazione tanto per l’una quanto per l’altra faccenda. Ma la parola salvifica del sostituto procuratore fu ascoltata solo in parte: don Franco accolse il verdetto senza opporsi, don Rocco fece del tutto altrimenti, presentando ricorso contro il sacerdote (fra l’altro conterraneo), con l’esito che s’è detto.

L’accesissima battaglia legale di fronte al giudice Eva Toscani, partorì il verdetto. I legali di entrambe le parti si sono dichiarati guerra, professionale naturalmente, senza esclusione di colpi di codice. E in aula proprio ieri avrebbe dovuto testimoniare monsignor Marcello Semeraro. La parola di verità attesa dal vescovo, non è arrivata. Il colpo di scena della parentela scoperta all’ultimo istante, ha rimandato tutto, a non si sa quando.

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