Cronaca

Ricerca del limite e abuso d'alcol dietro i raptus di violenza giovanile

Aggressione del titolare di un locale sotto i portici in Via Rubini, danneggiamento di alcune suppellettili del locale, svariati danni ad auto in sosta e ferite alla testa subite da un passante, povero malcapitato, con venticinque giorni di prognosi

Aggressione del titolare di un locale sotto i portici in Via Rubini, danneggiamento di alcune suppellettili del locale, svariati danni ad auto in sosta e ferite alla testa subite da un passante, povero malcapitato, con venticinque giorni di prognosi. A tanto equivalgono pochi minuti di follia di un giovane brindisino sotto gli effetti dell’alcol, in quello che sarebbe dovuto essere un normale sabato sera. Cosa possa aver innescato un raptus di una tale portata è difficile da spiegare. I più potranno pensare ad un tasso alcolemico oltre i limiti ma, se bastassero davvero un paio di “cicchetti” in più per scatenare certe condotte, in ogni città alla fine dei week end ci sarebbero bollettini paragonabili a un G8 di guerriglia.

Senza infierire troppo su un ragazzo che dovrà recuperare la propria strada, anche a costo di durissimi sacrifici per riparare ai danni fatti, l’episodio è un chiaro segnale di come alcuni comportamenti tendenti allo sballo possano facilmente oltrepassare l’euforia per trasformarsi in follia talvolta violenta. Vale la pena ricordare che gli adolescenti, sin da quando abbandonano l’età della fanciullezza, vengono esposti a messaggi sociali che incentivano la ricerca del limite, qualunque esso sia, e di comportamenti aggreganti che portano alla costituzione di gruppi con finalità poco nobili.

Quanto accaduto sabato sembra ricalcare il “Knockout Game”, moda partita dall’America ed arrivata sino a Lecce, basata sullo sferrare, improvvisamente, pugni in mezzo alla strada verso sconosciuti. Se certi fenomeni sono ignoti agli adulti, i ragazzi, grandi frequentatori dei canali di Youtube, conoscono tutti questi comportamenti, destreggiandosi nel labirinto di bizzarrie che la rete offre. L’esposizione a tali contenuti, uniti agli effetti dell’alcol, possono far perdere la ragione anche agli individui più insospettabili.

La nostra società dimentica sin troppo spesso che l’alcool è a tutti gli effetti una  droga, la cui assunzione determina effetti ansiolitici che costituiscono un rinforzo positivo. Dopo aver bevuto, i più percepiscono immediatamente l’innalzamento dell’umore, senso di benessere, rilassatezza o euforia. Gran parte degli effetti sull’umore, dovuti all’assunzione di alcool, sono legati alla sua azione inibitoria a livello cerebrale sui sistemi legati al controllo dell’inibizione. In modo analogo basta davvero poco per perdere parte della coordinazione motoria e avere distorsioni a carico del sistema percettivo, visivo, uditivo e somatosensoriale.

Le donne, gli individui magri e i giovani sono i più esposti a questi rischi per una serie di motivazioni fisiologiche che non ammettono eccezioni, nonostante le frasi che spesso si sentono “reggo bene l’alcol”. A rendere ancora più urgente l’istituzione di percorsi psicoeducativi è l’aumento degli atti vandalici, che trovano nelle messaggerie dei cellulari e nella possibilità di filmare la propria “impresa” un fenomenale strumento che amplifica la portata delle proprie gesta, rinforzandone le probabilità di un ulteriore ripetizione.

Il contributo delle famiglie, guidate da sistemi scolastici sempre più attenti e preparati su queste dinamiche educative, può rappresentare un grande aiuto per l’educazione dei ragazzi con l’incanalamento costruttivo dei loro processi psicologici. Affinché tali interventi vengano attivati, è necessario che i genitori prestino ulteriore attenzione ai propri figli, notando l’eventuale presenza di comportamenti sentinella: eccessiva euforia e atteggiamenti sfuggenti al ritorno delle proprie uscite possono indicare l’inizio di una sofferenza psicologica che il ragazzo combatte con l’assunzione di sostanze o l’affiliazione a gruppi pericolosi. E’ molto probabile che l’adolescenza provochi qualche sbandamento, ma un intervento precoce può esser il più grande gesto d’affetto che un genitore può dare al proprio figlio. (v.brugnola@libero.it)

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