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La raccomandata con cui l'Inps ha azzerato la pensione di invalidità a migliaia di assistiti

La raccomandata con cui l'Inps ha azzerato la pensione di invalidità a migliaia di assistiti

Cavilli: pensioni azzerate a numerosi invalidi

BRINDISI – Non solo si sono visti azzerare da un giorno all’altro l’importo della pensione di invalidità, ma dovranno anche corrispondere gli arretrati all’Inps. Decine di pensionati brindisini (se ne contano migliaia a livello nazionale) sono stati raggiunti pochi giorni fa da una raccomandata.

BRINDISI - Non solo si sono visti azzerare da un giorno all'altro l'importo della pensione di invalidità, ma dovranno anche corrispondere gli arretrati all'Inps. Decine di pensionati brindisini (se ne contano migliaia a livello nazionale) sono stati raggiunti pochi giorni fa da una raccomandata dell'ente previdenziale che si è abbattuta come una mannaia sulle loro teste.

"La informiamo - si legge nella missiva - che abbiamo provveduto a rideterminare l'importo della sua pensione sulla base della sua comunicazione dei redditi per l'anno 2011. Il nuovo importo mensile della sua pensione è di 0,00 euro a decorrere dal 1 dicembre 2013". Non solo, l'Inps fornisce anche un numero di conto corrente postale sul quale versare l'importo complessivo degli assegni di invalidità "indebitamente" percepiti, pari ad alcune migliaia di euro a testa (8508,05 nel caso di un'anziana invalida che ha impugnato la lettera dell'Inps).

Tutto questo, senza che l'Inps fornisse alcuna spiegazione sulle ragioni per le quali è stato adottato tale provvedimento: ai malcapitati destinatari si dice soltanto che non percepiranno più la pensione di invalidità e che dovranno restituire la somma ingiustamente, sempre a detta dell'Inps, incamerata. Questa evidente mancanza di trasparenza non è sfuggita al legale rappresentante di uno dei diretti interessati.

"Un maggiore sforzo da parte di codesto istituto nel rendere percepibili le ragioni del provvedimento in contestazione - si legge nel ricorso presentato da un avvocato del Foro di Brindisi - avrebbe consentito alla scrivente di articolare il presente ricorso in maniera più consapevole e documentata". E proprio alla luce della "violazione dei più elementari principi in materia di trasparenza e correttezza nei rapporti con i privati cittadini", si chiede la revoca o l'annullamento di un provvedimento ritenuto dall'avvocato del ricorrente "sibillino e irragionevole".

In base a una deduzione formulata dagli esperti, si presume che il provvedimento sia scaturito da una controversa applicazione del decreto legge numero 76 del 28 giugno 2012, convertito nella legge numero 99 del 9 agosto 2013. Per comprendere però la questione bisogna però fare un passo indietro.

Fino a poco tempo fa, l'Inps erogava l'assegno mensile di invalidità a chi rientrava nei seguenti requisiti: reddito annuo dichiarato inferiore ai 4mila euro, escluso il reddito dichiarato dal coniuge; percentuale di invalidità compresa fra il 74% e il 99%; età compresa fra i 18 anni e i 65 anni. Al compimento del 65esimo anno, l'assegno di invalidità veniva convertito in assegno sociale. A partire dal 2011, la Corte di cassazione, con alcuni pronunciamenti, stabiliva che doveva essere computato anche il reddito del coniuge, e questo non solo per le pensioni a invalidi totali, ma, a partire dall'entrate in vigore della legge numero 247 del 2007, anche per l'assegno mensile di invalidità.

Si arriva così alle legge 99 dell'agosto 2013, che stabilisce di tenere conto del reddito dichiarato dall'invalido, senza il cumulo con il reddito dichiarato dal coniuge dello stesso. Problema risolto, allora? A quanto pare no. Sulla base dell'interpretazione della norma fornita dall'Inps, infatti, la legge è applicabile solo a chi ha compiuto il 65esimo anno d'età dopo l'entrata in vigore della stessa. Chi ha spento le 65 candeline prima dell'entrata in vigore, perde la pensione e deve mettere mano al portafoglio. La parola, adesso, passa ai tribunali.

 

 

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