Tentato omicidio dopo la lite, indagato ai domiciliari in una comunità

Rocco Amico lascia il carcere dopo la perizia del gip: “Condizioni di salute non compatibili, possibili atti autolesionistici”

CEGLIE MESSAPICA – Fermo  restando l’accusa di tentato omicidio, Rocco Amico, 51 anni, di Ceglie Messapica ha lasciato il carcere per essere trasferito in regime di arresti domiciliari in una comunità della regione per essere sottoposto a una terapia: “La permanenza in cella potrebbe comportare un aggravamento della sindrome ansioso depressiva con possibile evoluzione anche verso atto etero o autolesionistici”.

I domiciliari

raffaele missere avvocato-2Il gip del Tribunale di Brindisi, Maurizio Saso, ha concesso l’attenuazione della misura all’indagato, sottoposto a fermo il 9 dicembre scorso, accogliendo la richiesta presentata dallo stesso pubblico ministero, sulla base delle conclusioni emerse dalla perizia medica disposta anche su richiesta dell’avvocato Raffaele Missere (nella foto), difensore di Amico. 

Il fermo e il movente

Amico, disoccupato, venne sottoposto a fermo dai carabinieri di San Vito dei Normanni in relazione all’accoltellamento nel centro di Ceglie Messapica, la sera del 9 dicembre, attorno alle 21,45: stando all’accusa, avrebbe ferito in maniera grave Biagio Lenoci, 40 anni, di Ceglie, colpendolo con sette fendenti tra il collo e l’addome. Uno ha causato la perforazione del polmone.  Lenoci è stato trasferito nell’ospedale Vito Fazzi di Lecce, dopo il primo ricovero al Perrino di Brindisi. Alla base dell’aggressione, qualificata come tentato omicidio, ci sarebbe stata una lite iniziata per motivi ritenuti futili.

L’indagato, in sede di interrogatorio in occasione dell’udienza di convalida, disse che non voleva uccidere nessuno e che fu lui a essere aggredito dall’altro. Nel tentativo di togliere a Lenoci il coltello, si sarebbe ferito lui stesso alla mano destra. Il coltello, non è stato ancora trovato.

Amico venne arrestato già nel mese di dicembre 2006, con l’accusa di aver tentato di accoltellare un avvocato penalista del foro di Brindisi. Lo stesso professionista che Amico avrebbe tentato di investire con l'auto. 

La perizia

Agli atti dell’indagine è stata, quindi, allegata la perizia del medico Domenico Suma, secondo il quale “le condizioni di salute di Rocco Amico sono incompatibili con il regime detentivo in carcere, perché necessitano di un trattamento integrato, anche per recuperare livelli di coscienza sufficienti alla ricostruzione del rapporto con la realtà e con gli eventi di causa, sì da consentire una valutazione esaustiva sulla imputabilità”.

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Le esigenze di cautela sociale, poste a fondamento dell’ordinanza di custodia emessa l’11 dicembre, “non essendo di eccezionale rilevanza, secondo il gip Maurizio Saso “possono essere adeguatamente salvaguardate mediante la meno afflittiva misura degli arresti domiciliari”. Misura – ha scritto sempre il gip che “appare più adeguata alle documentate condizioni di Amico che, per la loro serietà, sconsigliano il protrarsi della custodia in carcere”. La permanenza in cella “potrebbe comportare un aggravamento della sindrome ansioso depressiva con possibile evoluzione anche verso atto etero o autolesionistici”.

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