Cronaca Ceglie Messapica

Latitanza protetta dell'ex poliziotto: mancano gravi indizi, scarcerato

Nessun contributo o aiuto concreto fornito all'ex poliziotto attore per la sua latitanza da Nicola Barletta, uno dei quattro destinatari di ordinanza di custodia cautelare in carcere disposta dal gip di Lecce su richiesta della Dda.

CEGLIE MESSAPICA - Nessun contributo o aiuto concreto fornito all’ex poliziotto attore per la sua latitanza da Nicola Barletta, uno dei quattro destinatari di ordinanza di custodia cautelare in carcere disposta dal gip di Lecce su richiesta della Dda.

Il Tribunale del Riesame, accogliendo il ricorso della difesa, sostenuta dagli avvocati Aldo Gianfreda e Danilo Cito, ha annullato l’ordinanza di custodia cautelare a carico di Barletta che aveva già ottenuto i domiciliari dopo l’interrogatorio di garanzia davanti al gip. Secondo quanto ritenuto dal collegio l’uomo avrebbe sì tergiversato rispetto alle richieste di Gennaro Solito, andato a vivere in Germania con la compagna per sfuggire a una condanna a 14 anni in primo grado, poi riformata in difetto (13 anni) in appello. Ma non avrebbe procurato alcun documento falso a Solito, nonostante le numerose telefonate ricevute. Vero è che non avrebbe mai opposto un “no” secco, ma ciò solo perché intimorito dalle possibili conseguenze, considerata anche la particolare situazione personale di contrasto con un suo dipendente per risolvere la quale aveva chiesto protezione.

Nicola Barletta-2Le intercettazioni telefoniche documentano numerose e pressanti richieste, oltre che risposte da parte di Barletta sul genere “sto provvedendo” o “sto facendo il possibile”. Da qui a poter affermare che Barletta, titolare di una scuola guida, ce ne passa. Non ci sono i gravi indizi di colpevolezza secondo il Riesame per il cegliese che è finito in carcere insieme ad altre tre persone. Cinque sono in tutto gli indagati: c’è anche Angelo Barletta, Gino Martina, nipote di Solito, che si è di recente costituito, Roberto Valente e Francesco Barletta. Tutti sono accusati di aver contribuito a proteggere la latitanza dell’ex poliziotto, attore nel film dei fratelli Taviani, “Cesare deve morire” girato quando Solito era recluso a Rebibbia, con l’aggravante di aver favorito la Sacra corona unita. 

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