Venerdì, 22 Ottobre 2021
Cronaca Cellino San Marco

Controllavano e barattavano tutto, anche la speranza di un posto di lavoro

Il Servizio civile, le realizzazioni di campi di calcetto, le rotatorie, il lastrico solare del palazzetto dello Sport, la ristrutturazione di un capannone confiscato alla mafia, il concorso dei vigili urbani. E ancora la costruzione di un canile comunale, il rifacimento della segnaletica stradale, l'appalto per la raccolta dei rifiuti con relative assunzioni, i lavori sulle strade. Su questo e molto altro, aveva messo le mani il gruppo

CELLINO SAN MARCO – Il Servizio civile, le realizzazioni di campi di calcetto, le rotatorie, il lastrico solare del palazzetto dello Sport, la ristrutturazione di un capannone confiscato alla mafia, il concorso dei vigili urbani. E ancora la costruzione di un canile comunale, il rifacimento della segnaletica stradale, l’appalto per la raccolta dei rifiuti con relative assunzioni, i lavori sulle strade. Su questo e molto altro, aveva messo le mani il gruppo composto da Francesco Cascione (avvocato ed ex sindaco di Cellino San Marco), Omero Macchitella Molendini (esponente politico di rilievo), Gabriele Elia (assessore ai Servizi sociali, Tempo libero, Politiche giovanili, Politiche comunitarie, Cooperazione internazionale), Gianfranco Quarta (assessore alle attività produttive, commercio artigianato e agricoltura), Corrado Prisco (vice sindaco e assessore con delega ai Lavori pubblici e parchi pubblici) e Gianfranco Pezzuto (prima assessore al Bilancio, Annona, Tributi e poi solo consigliere di maggioranza), denominato dagli investigatori “i sei” arrestati all’alba di cascione in auto carabineiri-2oggi.

Con essi, Ionni Pagano, Antonio Cozzoli, Alfredo Bruno Bruno, Angelo Diego Lippolis, Antonio Vincenzo Fasiello e Giuseppe Gigante dai carabinieri perché accusati di associazione per delinquere, peculato, corruzione, turbata libertà degli incanti e calunnia. Ai quali vanno aggiunti Tommaso Ricchiuto, imprenditore, Corrado Prisco e Francesco Francavilla formalmente irreperibili.I difensori sono Massimo Manfreda, Domenico Valletta, Vincenzo Farina, Massimo Renna e Angelo Pallara.

Gli interrogativi dei cittadini - I cittadini di Cellino San Marco con l’operazione odierna hanno avuto molte risposte su “situazioni” anomale notate durante l’amministrazione Cascione: Perché tale ditta vince sempre appalti? Perché viene rifatta la segnaletica orizzontale se non è consumata? Perché è stata rifatta tutta la cartellonistica? Perchè hanno assunto quelle due persone e non altre che attendevano come loro un posto di lavoro? Perché a un “pregiudicato” è stato concesso di aprire un chiosco e di alimentarlo con la corrente elettrica del Comune? Perché il chiosco è stato incendiato e poi il sindaco ha provveduto in poco tempo a fornire a questa persona tavolini e sedie in uso al Comune? Molti comportamenti della gestione del paese, ai cellinesi più attenti non sono passati inosservati. Le risposte sono arrivate tutte d’un colpo, con l’operazione “Do ut Des” (io do affinchè tu dia) dei carabinieri coordinata dal pubblico ministero Antonio Costantini. (nella foto a destra Francesco Cascione)

Omero Molendini Macchitella-2“I sei”, considerati i “gestori” principali della cosa pubblica facevano parte della giunta comunale prima che, ad aprile dello scorso anno, l’amministrazione fosse sciolta per mafia. Già all’epoca arrivò qualche risposta per i cittadini, si compresero molte cose. Con gli arresti di oggi, così come sostiene l’accusa, è stato accertato che “i sei”, insieme a Pagano, “avevano organizzato, previo accordo tra tutti, un sistema che consentiva agli associati di percepire emolumenti illeciti da spartire equamente, provenienti da coloro che contrattavano con l’amministrazione comunale di Cellino”. Le ditte che partecipavano ai bandi dovevano “gonfiare le fatture”, i soldi in più venivano divisi per sei, o quattro.

Non sempre c'era una fetta di torta per tutti - In alcune circostanze, infatti, ad alcuni componenti del sodalizio venivano nascosti determinati affari. In cambio permettevano l’aggiudicazione del bando. Le ditte che “contrattavano”, inoltre, venivano scelte e “selezionate” prima che alcuni lavori venissero messi a bando. Alcune opere venivano quasi inventate di sana pianta. In una conversazione tra Cascione, Elia e Molendini, ad esempio emerge l’intenzione di costruire un canile comunale: “i tre interlocutori transitavano in via Don Guido Prete di Cellino San Marco e Molendini indicava a Cascione un terreno sul quale si sarebbe potuto costruire un canile municipale. Questi suggeriva di coinvolgere nella decisione e nella realizzazione della struttura l’amministrazione comunale, di far partecipare all’eventuale bando ditte a loro vicine e di affidare la gestione della struttura ad un loro prestanome. Molendini riferiva ai due che si sarebbe informato dell’iter amministrativo da seguire per realizzare la struttura”.

Per quanto riguarda il rifacimento del lastrico solare del palazzetto dello sport è stato accertato che Cascione, Quarta, Pagano e Molendini “per compiere un atto contrario dell’ufficio del comune di Cellino e segnatamente dell’Ufficio tecnico Comunale, sul quale Piazza Aldo Moro a Cellino San Marcoinfluivano per mezzo del Pagano, per far sì che a fronte di lavori per un importo di circa 30mila euro (tra l’altro mal eseguiti) venisse liquidata una somma maggiorata, prossima a 60mila euro (in realtà corrispondenti all’importo delle sole fatture n. 45 e 46 poiché quella n. 62 era già stata liquidata) in favore dell’esecutore dei lavori Cozzoli Antonio, responsabile di fatto della N&D srl”. La somma in più elargita dal Comune, poi sarebbe stata divisa tra sindaco e assessori compiacenti. Così è stato per i campi di calcetto e altre opere, molti imprenditori sono stati “costretti” a sborsare ingenti somme di denaro in cambio dell’aggiudicazione della gare d’appalto.

Le tangenti per i concorsi - Per il concorso con selezione pubblica per titoli ed esami di due posti, di comandante e vice comandante dei vigili urbani, Cascione con sua madre Pierina Metrangolo, anche lei ex sindaco di Cellino San Marco e Molendini avevano chiesto 5mila ad alcune persone in cambio di far superare il concorso ai loro figli. Soldi che sarebbero stati corrisposti in caso di vincita. In un’occasione “La Metrangolo fa notare al figlio che avrebbe potuto chiedere anche 6mila euro”. Risale a maggio del 2013, invece, un colloquio tra Cascione ed Elia riguardo alla selezione dei volontari del Servizio Civile, il sindaco ha proposto un impiegato nella nettezza urbana e la nipote di una fioraia mentre Elia altre due ragazze. 

L'area Igeco a Cellino San MarcoCascione, Ricchiuto e i rifiuti - Cascione, Elia, Quarta e Molendini, inoltre, sono anche accusati per aver illecitamente avvantaggiato Tommaso Ricchiuto, presidente del consiglio di amministrazione e, comunque, amministratore di fatto della Igeco Costruzioni Spa, nonché socio di maggioranza del porticciolo turistico Marina di Brindisi, che si era in precedenza aggiudicata in via definitiva (anche all’esito di giudizio amministrativo che la aveva vista contrapposta alla prima aggiudicataria Gialplast) l’appalto per i servizi di igiene urbana ed accessori del comune di Cellino per l’importo complessivo di 3.397.844,01 oltre ad Iva, attraverso la predisposizione di atti amministrativi chiaramente illegittimi ovvero omissione di atti doverosi comunque imputabili all’amministrazione comunale di Cellino San Marco e tesi a consentire alla Igeco di utilizzare terreni urbanisticamente incompatibili rispetto alla allocazione del Centro di Raccolta dei Materiali poi sequestrato dalla Guardia di Finanza.

Ciò attraverso la promessa dell’illecito aumento del canone da corrispondersi alla società aggiudicataria dell’appalto, che a sua volta si impegnava (in tal senso la promessa del Ricchiuto e del Bruno) anche ad assumere due persone a tempo pieno (soggetti già assunti a tempo parziale) su indicazione del Cascione e del Macchitella, si facevano promettere in distinte occasioni la dazione di 20.000 euro ogni tre- quattro mesi, dazione poi concretamente effettuata su incarico del Ricchiuto da Bruno Alfredo, responsabile tecnico della Igeco Costruzioni spa e comunque persona di fiducia del citato amministratore di fatto, somme di denaro materialmente consegnate dal Bruno presso lo studio professionale del Cascione in San Pietro Vernotico che venivano poi suddivise con il Macchitella Molendini e gli altri componenti della giunta, nonché la ulteriore promessa fatta sia dal Ricchiuto che dal Bruno di assumere a tempo pieno (D. F. e B. G.) due lavoratori vicini ai sodali, già assunti a tempo parziale”. 

I carabinieri al Comune di CellinoIl gip Paola Liaci, nell’ordinanza, scrive a proposito “del Ricchiuto e del Bruno che, l’uno titolare, l’altro soggetto responsabile dell’appalto della Igeco in Cellino San Marco, paiono muoversi su un terreno che già per le modalità operative connesse ai contatti avvenuti direttamente con il Cascione, appaiono frutto di illecita militanza in esperienze delittuose dello stesso titolo. Non a caso il contratto di raccolta dei rifiuti solidi urbani si presta a compiacere, tramite dazioni di denaro e regalie varie, gli amministratori pubblici sensibili a tali illeciti emolumenti, facilitati nella gestione illegale del servizio dalla quasi impossibile verifica da parte di soggetti preposti, circa la esatta esecuzione della prestazione in favore dell’amministrazione. Sintomatici a tale fine sono i reiterati contatti tra Ricchiuto e Bruno da una parte e Cascione dall’altra, presso svariati luoghi: ora la casa di un amico comune (Albano Carrisi), ora lo studio professionale del Cascione, ora un bar di Lecce, senza interloquire al telefono, ma solo previ contatti personali e de visu, adottando cautele tipiche di soggetti ben avvezzi a tali illeciti affari, non certo frutto di estemporanea, casuale ed improvvisa necessità di far fronte ad inaspettate richieste e altrettanto inaspettate e casuali promesse e dazioni di denaro”.

Quelli delle grandi manovre - Una associazione per delinquere in piena regola, al municipio di Cellino, alla quale Cascione aveva anche trovano un nome. Lo dice sempre il gip nella parte che riguarda proprio la sussistenza del reato associativo. Ne era fuori solo Marina Del Foro, mosca bianca in una giunta in perfetta sintonia sul come gestire il potere amministrativo per scopi illegali. “Al riguardo, rilevante appare la autodefinizione fornita dallo stesso Cascione, soggetto posto al vertice dello schema associativo che fa riferimento, come sopra indicato a quelli delle grandi manovre. Tanto fa emergere come il gruppo fosse già attrezzato a livello organizzativo, tanto da essere stato costituito con determinati fini illeciti con un accordo autovincolante per tutti gli adepti".

"Nello specifico, anche al fine di delinearne il contesto, si rileva - prosegue il gip Paola Liaci - come il 16 marzo 2013 Cascione, a bordo della propria autovettura colloquiava con la moglie Irene ed indicava i nomi di coloro che facevano parte dell’ “illecito comitato d’affari” definendoli “quelli delle grandi manovre". Del gruppo fa parte anche Molendini Macchitella che, seppur non inserito nella compagine politico amministrativa, fa parte ed assume una posizione di vertice del sodalizio ed in particolare del gruppo delle grandi manovre. L’assessore Marina Del Foro, Assessore con delega all’Urbanistica, a specifica richiesta della Passiatore, secondo quanto riferito dal primo cittadino, era l’unica esponente della Giunta Comunale a non far parte dello stesso".

La denuncia della vigilessa - Il 31 marzo 2014, Cascione denunciò il vigile urbano Clelia Brigante, sostenendo che la stessa lo aveva ingiuriato e diffamato riferendo alla polizia giudiziaria che il sindaco frequentava noti pregiudicati di Cellino, “pregiudicati che, per l’esattezza, risultano tutti avere rapporti di frequentazione e conoscenza con il Cascione che esulano con evidenza dall’ambito professionale, come appunto quanto appresso rappresentato (in realtà Cascione, in diritto, accusa di calunnia la Brigante)”, viene sttolineato nell’ordinanza. Insomma, una manovra, quella del sindaco protempore, “tesa ad allontanare da sé ogni sospetto di collusione con i citati soggetti consapevole della illegalità di tali rapporti, si valuta facilmente se solo si rammenta tutto quanto sopra detto circa i rapporti del Cascione con il Francavilla (anche con riferimento ai fatti di peculato contestati), col Martina Ferruccio (vigile urbano sospeso solo dopo l’intervento del segretario comunale che suggeriva, dietro consiglio dei membri della commissione antimafia di effettuare la sospensione cautelare) che tra l’altro nominava Cascione quale persona di fiducia nell’ambito del procedimento penale a suo carico durante le fasi della perquisizione (in tal senso anche alcune conversazioni intercettate)”.

La stazione carabinieri di Cellino S.MarcoCiò che scrive Cascione in un passaggio della denuncia-querela contro il vigile urbano Clelia Brigante si rivelerà un boomerang poco più di un anno dopo. Sottolinea il pubblico ministero Antonio Costantini nella richiesta di arresto inviata al gip: “Nella citata denuncia Cascione testualmente afferma: ‘E’ evidente, pertanto, come le dichiarazioni di Brigante Clelia illustrano un’amministrazione Comunale capeggiata dallo scrivente che amministra la cosa pubblica come fosse cosa privata e che anziché perseguire gli interessi di tutti, persegue gli interessi di pochi eletti, parenti, amici o addirittura amici pregiudicati del Sindaco (o chi dir si voglia)’. Questa è l’accusa che Cascione muove alla Brigante, rea di aver incolpato il sindaco di tali nefandezze. La sintesi che Cascione effettua della denuncia della Brigante si fa apprezzare per la sua esatta corrispondenza all’esito delle indagini di cui al presente procedimento, esprimendo in un unico concetto quanto questo pm certamente non sarebbe stato in grado di rappresentare. Lo stesso motivo porta a ritenere che quanto denunciato da Cascione sia chiaramente calunnioso nei confronti dell’unico dipendente comunale che ha avuto il coraggio, a differenza di più alti burocrati, di denunciare”.

La fine - Hanno avuto una risposta, in qualche modo, anche se non sono stati individuati i responsabili, anche numerosi episodi criminali che si sono verificati tra il 2013 e i 2014 a Cellino San Marco che hanno visto l'incendio di numerose vetture di proprietà di dipendenti comunali o loro parenti, attentati e aggressioni ai danni di amministratori. E se non ci fosse stato l'intervento della commissione antimafia e quello delle forze dell'ordine, probabilmente il gruppo avrebbe continuato a gestire la cosa pubblica per scopi personali. In una conversazione tra Molendini e Cascione emerge che  "I due si riproponevano, qualora non fosse intervenuto lo scioglimento del consiglio comunale, di pianificare e selezionare con largo anticipo e con l’aiuto della madre di Cascione, Pierina Metrangolo, persone fidate (per i loro interessi illeciti) in vista delle future consultazioni elettorali per poter continuare a lucrare".

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