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Giovedì, 20 Gennaio 2022
Cronaca Cellino San Marco

Il sindaco uscente di Cellino, Comune sciolto: "Ora arrestatemi, se sono un mafioso"

"Ora mi devono arrestare. Se sono un mafioso mi devono buttare giù dal letto alle quattro del mattino e notificarmi un'ordinanza di custodia cautelare". Sono le parole del sindaco uscente, Francesco Cascione.

CELLINO SAN MARCO - “Ora mi devono arrestare. Se è vero che sono un mafioso mi devono buttare giù dal letto alle quattro del mattino e notificarmi un’ordinanza di custodia cautelare”. E’ un fiume in piena Francesco Cascione, ormai ex sindaco di Cellino San Marco, Comune sciolto per infiltrazioni mafiose nella pubblica amministrazione. La scorsa notte si è verificato l’incendio di due automobili: “Gli attentati continuano, quindi, anche dopo Cascione” ha commentato. Nel primo pomeriggio di oggi (23 aprile) il primo cittadino uscente e la sua giunta sono stati convocati dai carabinieri per la notifica del provvedimento prefettizio che sostanzialmente rende esecutiva la decisione del consiglio dei ministri di procedere con il commissariamento.

I commissari nominati per la gestione dell’ordinaria amministrazione sono il prefetto Angelo Carbone, che proviene da Roma, il viceprefetto Michele Lastella, che proviene da Barletta e il funzionario economico Luciano Marzano che proviene da Bari. La commissione straordinaria dura in carica da un anno a diciotto mesi, prorogabili di ulteriori sei mesi fino a due anni in totale, fino al primo turno elettorale utile. Gli enti locali sciolti per mafia possono fruire anche di un turno elettorale in autunno.

“Non conosco ancora le motivazioni per cui sono stato sommariamente bollato come mafioso, insieme alla maggioranza – torna a ribadire Cascione – e vorrei tanto comprenderle. Perché sono consapevole di quel che ho fatto in questi anni. Sono pulito.Mi hanno distrutto senza spiegarmi le ragioni. Per una buca per strada? Per un funerale pagato dal Comune? Se c’è altro sono disposto a chiedere scusa, ma non credo proprio”. Il riferimento del sindaco è al funerale di Antonio Presta, ucciso a San Donaci il 5 settembre del 2012. “La sorella vive a Cellino, mi fu chiesto un aiuto economico perché la famiglia era in difficoltà. Ho risposto che avrebbero dovuto fare richiesta al Comune. E’ stato erogato un contributo, con il parere favorevole del segretario comunale. Se poi il provvedimento di scioglimento è dovuto alla mia attività di penalista, allora ci sarà da discutere”.

Va specificato che l’iter amministrativo che è stato avviato dal prefetto Nicola Prete nel luglio 2013 e che ha portato allo scioglimento viaggia su un binario del tutto indipendente da eventuali indagini della magistratura.

La sede del Comune di Cellino San MarcoNon è necessario che vi sia un’inchiesta, per giungere al commissariamento di un Comune per infiltrazioni mafiose. L’attività dei commissari per l’accesso agli atti è del tutto indipendente. Si sa però che su Cellino vi sono almeno un paio di inchieste, una della procura di Brindisi, coordinata dal pm Antonio Costantini, l’altra condotta sempre dai carabinieri del Reparto operativo che, a quanto si è appreso, è di competenza della Direzione distrettuale antimafia di Lecce.
Cascione non ha mai ricevuto alcuna informazione di garanzia.

Sul fronte amministrativo, il sindaco appena rimosso si è già affidato allo studio dell’avvocato Pietro Quinto per procedere con un ricorso al Tar urgente, con cui si chiede la sospensiva del provvedimento di venerdì 18 aprile, chiesto dal ministro dell’Interno Angelino Alfano e deliberato dal Consiglio dei ministri. Una volta depositata la relazione sull’attività della giunta e del Consiglio di Cellino sulle presunte “promiscuità” con la criminalità organizzata, allora vi sarà altra impugnazione.
“Ancora oggi – conclude Cascione – nonostante le mie richieste, non conosco i responsabili e il movente degli attentati in mio danno. Nel frattempo mi hanno mandato a casa, ma non mi sento a mio agio nei panni del mafioso”. 

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