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Venerdì, 21 Gennaio 2022
Cronaca Cellino San Marco

L'ex sindaco del comune sciolto: "Ci sono errori, contro di me un atto politico"

Francesco Cascione, ex sindaco forzista di Cellino San Marco, impugnerà il provvedimento di scioglimento al Tar del Lazio. Nel frattempo ha inviato a BrindisiReport.it una lettera in cui oltre a far ben intendere che andrà avanti, dà una lettura dei fatti e delle contestazioni dal particolare peso specifico, in ambito politico e amministrativo.

CELLINO SAN MARCO - Ha taciuto, atteso. Ha letto le motivazioni dello scioglimento del consiglio comunale di Cellino San Marco attraverso i giornali, quindi ha deciso di dare una propria interpretazione dei fatti. Una ricostruzione punto per punto che parte dal presupposto che siano stati commessi degli “errori” proprio nel valutare i singoli episodi citati dalla commissione prefettizia prima e dal ministro Alfano poi per tratteggiare la sua amministrazione come la più esposta della provincia di Brindisi a fenomeni di infiltrazione mafiosa. Francesco Cascione, ex sindaco forzista di Cellino San Marco, impugnerà il provvedimento di scioglimento al Tar del Lazio. Nel frattempo ha inviato a BrindisiReport.it una lettera in cui oltre a far ben intendere che andrà avanti, dà una lettura dei fatti e delle contestazioni dal particolare peso specifico, in ambito politico e amministrativo. Una posizione tutt’altro che remissiva, insomma, sul ciclone che lo ha travolto.

“Dopo mesi di silenzio da parte mia, oggi sento il dovere sacrosanto di intervenire: la lettura dei quotidiani dal 12 luglio 2013 al 20 aprile 2014 ha chiaramente ingenerato in me diversi sentimenti tra i quali quello di dimettermi e di far smettere quella gogna mediatica alla quale venivo sottoposto e che non ritenevo certamente di meritare. Al contrario io ho deciso di rimanere al mio posto proprio perché ritenevo di aver agito sempre secondo le regole e le leggi, guidando una amministrazione composta da persone per bene, mai condizionate da alcuno, con una struttura burocratica di primissimo ordine e di non temere alcun tipo di controllo o verifica. Anzi ho ritenuto che dimettendomi avrei fatto un atto vile nei confronti dei cellinesi e che fosse giusto dare la possibilità alle istituzioni di verificare il nostro operato. Purtroppo contro ogni previsione il 20 aprile scorso ci è stato comunicato lo scioglimento del Consiglio comunale. Ho sempre sostenuto che il provvedimento di scioglimento del Comune di Cellino San Marco fatto dal ministro degli Interni, deliberato dal Consiglio dei Ministri e firmato dal presidente della Repubblica fosse un atto abnorme, ingiusto, ed politico ed anche pilotato, come nel 1993 quando Sindaco del comune di Cellino San Marco era un certo rag. Marco Cascione (il padre, ndr)".

Francesco Cascione"Spiego meglio perché lo ritengo un atto politico: il Ministro Alfano – Nuovo Centrodestra, peraltro, partito cugino del Partito democratico - ha assunto una decisione politica (normale trattandosi di un avversario politico di Silvio Berlusconi) contro un sindaco ed un’amministrazione berlusconiana e per quanto mi riguarda convintamente fittiana; la mia convinzione si è poi rafforzata dopo aver letto la relazione allegata all’atto di scioglimento: in definitiva gli episodi ritenuti rilevanti erano per lo più legati alla struttura burocratica amministrativa (determine dirigenziali d’incarico lavori a ditte locali cellinesi con Durc in regola e con certificato antimafia in regola, delibere di giunta relative a contributi a soggetti indigenti, delibere di giunta relative a transazioni legali con parere favorevole del dirigente del settore Servizi sociali, del segretario comunale e del dirigente della tesoreria del comune, ad eccezione delle concrete minacce ed incendi subiti dal sottoscritto e dai suoi collaboratori, sui quali il ministro Alfano non ha speso una parola  nella sua mortificante decisione. Proprio questi aspetti sono considerati punto cardine sul quale ruota l’intero provvedimento per far comprendere il livello di condizionamento mafioso che ha subito l’ente; per questo il sottoscritto ritiene giusto ricorrere al Tar Lazio per fare emergere la verità; Francesco Cascione è un ragazzo pulito, solare, umile che non ha mai avuto scheletri nascosti nell’armadio; non vive di politica ma ha la passione per la politica tramandatami dai miei genitori, i quali non hanno mai utilizzato la loro carica di sindaco per trasformare terreni agricoli in terreni edificabili, non hanno mai creato regolamenti ad hoc per la realizzazione d’impianti fotovoltaici in favore di ditte siciliane e campane, non hanno mai avuto parenti o figli arrestati, e soprattutto, non hanno mai utilizzato la politica per soddisfare gli interessi familiari propri, anzi!”.

“Giova ricordare – prosegue Cascione -  che a Cellino San Marco non è mai esistito in piazza Padre Pio un chiosco di proprietà del Comune, ceduto a titolo gratuito al pregiudicato F.F. per l’esercizio dell’attività di ristorazione, ripristinato dopo l’incendio a spese del Comune per intervento diretto del sottoscritto, e mai autorizzato; il sottoscritto ha soltanto emesso in data 13.09.2012  – protocollo n. 8770 – ordinanza numero 35 per la cessazione immediata dell’attività di somministrazione al pubblico di alimenti e bevande dopo aver accertato la mancanza delle prescritte autorizzazioni, disponendo, altresì, il distacco del cavo elettrico allacciato abusivamente dalla ditta F.F (questo è motivo di condizionamento mafioso adottato dal Ministro Alfano che sarà debitamente impugnato non appena mi saranno messi a disposizione gli atti richiesti con l’istanza indicata)”.

“Voglio ricordare che l’intento di questo ricorso – va avanti -   è quello di dimostrare la verità, di restituire l’onorabilità al sottoscritto ed alla amministrazione che ha ben operato per 4 anni ma soprattutto nei confronti di Cellino San Marco che ha subito un ingiusto trattamento; sarà fatto nell’interesse di tutti, paradossalmente anche nei confronti di quelli che dopo aver condiviso tutte le scelte assunte dalla maggioranza, hanno abbandonato la nave per primi; questa decisione fa male soprattutto perché non la ritengo giusta, fondata e motivata e credo che tutte le persone in buona fede che abbiano potuto leggerla, conoscendomi, non possano che essere d’accordo; ritenere che sia sufficiente ai fini dello scioglimento il fatto che nel nostro territorio ci sia la criminalità organizzata anche se non vi sia dimostrazione di cedimento alcuno della parte politica agli ipotetici condizionamenti e quindi sviamento dell’attività amministrativa, è fatto che credo si commenti da solo". 

"Da parte mia c’è una gran voglia di reagire e continuare, anche se capisco che è una battaglia davvero difficile da vincere, con la possibilità di ampia interpretazione delle regole dettate dalla legge 267 del 2000 e per l’importanza della nostra controparte. Posso solo dire per concludere di aver fatto tutto soltanto per amore ed interesse del mio paese, consapevole che alcuni possono considerare tale mio comportamento in senso negativo, che cioè sarebbe stato meglio essere passivi e subire gli eventi. La mia famiglia ha sempre svolto) campagne elettorali corrette stringendo la mano a tutti e parlando con tutti senza mai chiedere alcun favore e senza essere sceso a compromessi, raccogliendo tanti consensi. Sono convinto di aver subito un’enorme ingiustizia, che non sia stata compresa fino in fondo la passione che mi ha sorretto in tutti questi anni e che mi ha consentito di occuparmi della cosa pubblica, dedicando tutto me stesso”.
 

"Attenderò le decisioni del Tar del Lazio, del Consiglio di Stato e della Corte di Giustizia Europea, andrò avanti in questa mia personale ‘battaglia’ e rivincita, anche verso quelle pochissime persone che hanno fatto in fretta a dimenticarsi del viaggio fatto insieme e del perseguimento dell’interesse pubblico che nella mia amministrazione mi ha sempre guidato. Chi vivrà, e voglio ricordare a qualcuno che siamo tutti ricandidabili, nella buona e nella cattiva sorte, ma ricandidabili”.
 

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