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Centri massaggi a luci rosse, il professore chiede l’abbreviato

Ieri udienza preliminare: il docente accusato di essere stato il capo di un'associazione finalizzata allo sfruttamento della prostituzione. Cinquanta euro a rapporto. Rito alternativo per altri due imputati, un'istanza di patteggiamento. Nell'inchiesta finì il Peonia Rossa in via Grazia Balsamo, il blitz il 16 settembre 2015

BRINDISI – Ha chiesto di essere giudicato con rito abbreviato il docente dell’UniSalento accusato di essere il capo di un’associazione per delinquere finalizzata all’induzione e allo sfruttamento della prostituzione di giovani donne di nazionalità cinese in alcuni centri massaggi di Brindisi, Lecce e Gallipoli.

Le persone arrestate nell'Operazione Peonia Rossa-2L’udienza preliminare a carico del professore Wenchang Chu, 58 anni, nato nella Repubblica popolare cinese, residente a Lecce da diversi anni, al punto da essersi perfettamente integrato con il nome italiano di Vincenzo, si è svolta ieri davanti al gup del Tribunale di Brindisi Paola Liaci.

Il docente di Algebra, arrestato il 16 settembre 2015, è ai domiciliari dal 2 ottobre scorso dopo il ricorso al Riesame presentato dall’avvocato difensore Fabio Di Bello, ed  è tra gli imputati per i quali la Procura di Brindisi ha chiesto e ottenuto il giudizio immediato a conclusione dell’inchiesta condotta dalla Squadra Mobile sui centri massaggi Peonia Rossa in via Grazia Balsamo, a Brindisi, e Ninfea Orientale a Lecce e Gallipoli (nella foto gli arrestati).

Gli altri imputati sono: Liping Wang, detta Franca, 46 anni, residente a Brindisi, per la quale il difensore Giovanna Corrado ha chiesto il patteggiamento; Lijuan Yu, detta Sofia, 53 anni, residente a Lecce e Changyu Zhu detta Giada, 53 anni, residente a Taranto, per i quali i difensori Fabio Di Bello e Giuseppe Paolo Leoni hanno presentato istanza per l’abbreviato. Sulle richieste dei difensori, il gup deciderà a fine estate, quando riprenderà l’attività.

L’inchiesta della Mobile partì da un volantino del centro Peonia Rossa di via Grazia Balsamo, a cui seguirono annunci affidati alle bacheche on line e alla sezione annunci di alcuni quotidiani cartacei del Salento, contenenti inviti rivolti al solo sesso forte per massaggi alla schiena, alle braccia, alle gambe, al petto e ai piedi che venivano offerti nel centro che si trova di fronte alla sede della ripartizione ai Servizi sociali del Comune di Brindisi. Eppure nessuno si accorse di movimenti “strani”, il centro sempre aperto anche 24 ore al giorno, poi l’arrivo dei poliziotti alla fine dell’estate 2013: a settembre le prime osservazioni, a distanza, che portarono a fermare alcuni clienti poi ascoltati.

Quei racconti fecero venire a galla un altro mondo con storie da un lato a forti sfumature sessuali e dall’altro testimonianze di sfruttamento contestate con l’aggravante della “limitazione dei movimenti delle ragazze” a cui sarebbe stato imposto di mangiare all’interno delle strutture, così come di non avere contatti con l’esterno e soprattutto di non parlare con nessuno, meno che mai al telefono. Perché il timore del prof, alias Vincenzo il vecchio di Gallipoli, era di essere scoperti e finire nei guai: “Prendono un interprete e traduco e poi è la fine”. Ancora: “Se mi beccano mi fanno chiudere”.

Nel fascicolo d’inchiesta ci sono anche immagini registrate dalle telecamere sulla base delle quali lo stesso gip Maurizio Saso scrisse nell’ordinanza di arresto che quei massaggi nell’arco di una manciata di minuti diventavano altro. Le giovani proponevano, gli uomini accettavano e pagavano in contanti rivolgendosi alla titolare del centro che garantiva la massima discrezione per proteggere la privacy, tanto è vero che quando arrivavano professionisti, come avvocati, commercialisti o docenti, i clienti venivano portati in una stanzetta prima di passare alle camere con doccia e vasca da bagno. Ripresi anche qui.

Quanto al volume d’affari, è stato ricostruito dai documenti acquisiti nel corso delle indagini: si poteva arrivare anche a 200mila euro al mese, secondo gli investigatori, tenuto conto del numero di clienti e delle tariffe praticate, pari a trenta euro per massaggi normali  e 50 per le prestazioni sessuali, in gergo chiamate caramelle. Tanto si pagava per un rapporto completo e protetto, il preservativo era offerto dalle ragazze. Tutto messo per iscritto, come le ricevute che sono state trovate presso l’abitazione del professore.

prostutizione, operazione Peonia Rossa-2La prostituzione ci sarebbe stata prima di tutto a Brindisi, dove la preoccupazione era mantenere rapporti di buon vicinato con i residenti, dal momento che in più di qualche occasione c’erano state lamentele per la musica a tutto volume, i rumori molesti e gli asciugamani stesi nel cortile interno: “Adesso che è Natale compra qualcosa da regalare ai vicini, purtroppo con il lavoro che facciamo è meglio non rovinare i rapporti”, dice una certa Alice a Liping. Natale che tra l’altro era un periodo in cui si verificava un aumento dei clienti.

Riprese sono state realizzate anche nei centri di Lecce Ninfea Orientale, in via Pozzuolo, in via XXIV Maggio e in via Bruni, nonché in un’abitazione di via vecchia Frigole e a Gallipoli, in via Alfieri, ritenuti luoghi in cui “i componenti dell’organizzazione gestivano l’attività di sfruttamento della prostituzione”

Parte degli incassi sarebbe stata reinvestita nell’attività per acquistare le materie prime, per sistemare le camere e persino per insonorizzare i materassi: gli agenti ne hanno scoperti alcuni “rivestiti di spugne come intercapedini antirumore”. Il denaro veniva trasferito in Cina “attraverso l’uso di passaporti esibiti in fotocopia” a cui la coppia di cinesi, gestori del centro Peonia Rossa, faceva affidamento mensilmente avendo “contatti con alcuni dipendenti degli esercizi Money Gram e Sigue”, per i quali “non vi è prova tuttavia della consapevolezza della provenienza illecita delle somme”. 

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