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Foto di repertorio

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Cerano: l'imprenditore che denunciò le tangenti minaccia di nuovo il suicidio

E' salito per la terza volta su una torre della centrale Enel Federico II l'imprenditore di Monteroni dalla cui denuncia partì l'inchiesta della Procura di Brindisi sul sistema di tangenti in cambio di appalti

BRINDISI – Continua il dramma dell’imprenditore di Monteroni che con la sua denuncia, oltre alla denuncia sporta da Enel Spa, determinò l’apertura di un’inchiesta su un giro di tangenti in cambio di appalti all’interno della centrale Enel Federico II di Cerano. Per la terza volta, nella tarda mattinata di oggi  (27 luglio), il salentino è salito sul balcone di una torre dello stabilimento, minacciando di lanciarsi da un’altezza di 3-4 metri.

Fortunatamente, come già accaduto lo scorso 7 marzo e lo scorso 18 luglio, l’imprenditore è sceso dopo un lungo confronto con i poliziotti della Digos di Brindisi. Sul posto si era anche recata una squadra di vigili del fuoco.

L’imprenditore, purtroppo, continua a versare in una situazione di grave difficoltà economica.  Non c’è stata alcuna schiarita rispetto alle dichiarazioni rilasciate lo scorso 8 marzo a BrindisiReport, quando lo stesso disse testualmente: “La mia azienda è distrutta, affogata nei debiti, la mia vita in rovina: sono rimasto solo dopo aver chiesto legalità raccontando determinate situazioni all’interno della centrale Enel di Cerano per l’aggiudicazione degli appalti”.

L’imprenditore infatti ammise prima ai pm Milto Stefano De Nozza e Francesco Vincenzo Carluccio, poi di fronte al gip, di aver versato tangenti a dirigenti e dipendenti indagati insieme a lui sia per le tangenti pagate che per quelle promesse, dal 2012 all’estate del 2012, per un importo di almeno 200mila euro. L’imprenditore rischia il processo insieme ai dirigenti Fausto Bassi e Fabio De Filippo e a cinque dipendenti (Carlo De Punzio, Fabiano Attanasio, Vito Gloria, Nicola Tamburrano e Domenico Iaboni) arrestati il 5 maggio scorso e rimessi in libertà dal gip all’esito dell’incidente probatorio dell’imprenditore essendo cessate le esigenze cautelari legate al rischio di inquinamento delle prove.

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