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“Cerano, lavori per la mensa in sub appalto a ditta segnalata da un indagato”

Nuovi retroscena nell'inchiesta per corruzione negli appalti Enel indetti nella centrale Federico II di Brindisi dopo l'ascolto dell'imprenditore: "Era la stessa impresa che eseguì lavori di falegnameria a casa del responsabile per l'ambiente che io conobbi come addetto alle relazioni esterne"

BRINDISI - “Ho vinto la gara d’appalto per la sistemazione della mensa all’interno della centrale Enel di Cerano, ma i lavori di falegnameria li affidai in sub appalto alla stessa ditta che si occupò dell’abitazione di uno dei dipendenti della Federico II, Carlo De Punzio. Fu lui a indicarmi quell’impresa”.

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All’indomani dell’interrogatorio dell’imprenditore di Monteroni, davanti al gip, con la formula dell’incidente probatorio, emergono nuovi retroscena sulla corruzione che i pm contestano a cinque dipendenti della centrale e a due dirigenti della stessa. Come la gara indetta per la ristrutturazione della mensa, vinta nel 2013 dal titolare della ditta edile che ha denunciato di aver pagato mazzette e altre utilità per quasi 250mila euro dal 2012 sino al mese di giugno dello scorso anno. Del bando, l’imprenditore riferì già in occasione di un interrogatorio ai due magistrati.

Destinatari dei pagamenti, secondo l’accusa, sarebbero stati: Carlo De Punzio, l’unico a essere finito in carcere il 5 maggio scorso, Fabiano Attanasio, Vito Gloria, entrambi ai domiciliari, tutti ritornati in libertà ieri, 9 giugno, e Nicola Tamburrano, già scarcerato dal Riesame, Fausto Bassi e Fabio De Filippo, tutti e due dirigenti della centrale, rimasti a piede libero.

L’imprenditore ha riferito che “nell’appalto erano previsti anche lavori di falegnameria”. E ha spiegato: “Li ho assegnati, previa autorizzazione dell’ufficio contratti, alla ditta (di cui ha fatto il nome), in sub appalto, ditta che mi era stata indicata da De Punzio e questo perché si trattava della stessa azienda che doveva eseguire lavori di falegnameria nell’abitazione del dipendente Enel”. De Punzio era responsabile dell’ambiente, il titolare della ditta sostiene di averlo conosciuto come addetto alle relazioni esterne. “Mi lamentai dicendo che i prezzi indicati dall’impresa di falegnameria non erano conformi agli standard di mercato e che lui non poteva accollarmi anche i lavori che questa ditta stava eseguendo a casa sua. Ne parlai con il titolare e mi confermò che i prezzi erano alti proprio perché stava seguendo lavori a casa di De Punzio, costi che doveva recuperare con il sub appalto”.

Nei confronti dell’indagato è stato disposto il sequestro preventivo, finalizzato alla confisca diretta e obbligatoria, del prezzo del reato di corruzione contestata nella misura di 154.972 euro, corrispondente al totale delle dazioni compiute dall’imprenditore. Tra le utilità, comprese nella corruzione, anche le fatture per arredamenti acquistati per 11.800 euro a Mesagne, lavori per il montaggio di una pompa idraulica per 2662 euro, lavori per la posa di pietre nel piazzale retrostante l’abitazione per tremila euro. Tutto pagato dal titolare della ditta. A conferma di quanto ha riferito ha consegnato ai pm le copie delle fatture e degli assegni. L’indagato ha respinto l’accusa, spiegando di aver svolto nel tempo una serie di consulenze per l’imprenditore che nulla avevano a che vedere con il lavoro svolto alle dipendenze della centrale di Cerano.

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