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"Chopin", la Cassazione respinge gli otto ricorsi

ROMA – La Cassazione ha respinto i ricorsi presentati dalle otto persone arrestate il 18 gennaio scorso nel corso dell’operazione “Chopin”, nome del bar di proprietà dei fratelli Mauro e Andrea Iaia, di Tuturano, coinvolti in questa vicenda di traffico di sostanze stupefacenti. I difensori degli imputati avevano presentato ricorso in Cassazione contro la decisione del Tribunale del riesame di Lecce che aveva rigettato le richieste di scarcerazione. Ma anche in questa occasione non è andata bene.

ROMA - La Cassazione ha respinto i ricorsi presentati dalle otto persone arrestate il 18 gennaio scorso nel corso dell'operazione "Chopin", nome del bar di proprietà dei fratelli Mauro e Andrea Iaia, di Tuturano, coinvolti in questa vicenda di traffico di sostanze stupefacenti. I difensori degli imputati avevano presentato ricorso in Cassazione contro la decisione del Tribunale del riesame di Lecce che aveva rigettato le richieste di scarcerazione. Ma anche in questa occasione non è andata bene.

Gli indagati sono otto: Raffaele Martena, di San Pietro Vernotico, Luigi Lorenzo, soprannominato "bomba", i fratelli Iaia, Gianni Sabella, soprannominato "purpu" (polpo), Salvatore Minelli, soprannominato "orso", Ivan Martucci, soprannominato "cartuccia" e Cosimo Avallone, tutti di Tuturano. Sono accusati di avere trafficato droga avendo come base operativa i paraggi del bar Chopin e una cabina telefonica che si trova in zona. I reati contestati loro sono antecedenti al 2007. I provvedimenti restrittivi furono emessi dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Lecce Antonio Lisi, su richieste del sostituto procuratore di Brindisi Milto De Nozza.

Gli arrestati si giustificarono sostenendo la loro estraneità ad un traffico di droga organizzato. Ma per il magistrato inquirente non è così. A supportare l'accusa, oltre alle indagini svolte dai poliziotti, con riscontri sul campo, ci sono anche le intercettazioni telefoniche decisamente compromettenti. Tutte persone note sul fronte delinquenziale, alcune di esse in questi giorni sono coinvolte nel processo in Corte di appello di Lecce che si è sviluppato a seguito dell'operazione "Motorage" per fatti che hanno radici nel 2005. In questo processo sono coinvolti Martena e Martucci, che furono arrestati assieme ad altre diciannove persone, tra leccesi e baresi per traffico di sostanze stupefacenti.

L'operazione Motorage ebbe inizio perché i carabinieri del Ros stavano seguendo le tracce del latitante Antonio Palazzo, leccese, del clan De Tommasi. Le indagini fecero emergere tre gruppi che trafficavano in droga. Tra quello dei tuturanesi che, stando alle accuse, facevano riferimento al boss della Sacra corona Salvatore Buccarella e si rifornivano di droga a Bari, nel rione Japigia, da Michele Calzolaro del clan di Savinuccio Parisi. Calzolaio che riforniva anche Brindisi e Oria.

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