"Ciao Mino, lavoratore dal cuore buono"

BRINDISI – C'erano centinaia e centinaia di persone - moltissime altre anche all'esterno della chiesa -, a dare l'ultimo saluto a Cosimo Manfreda, l'operaio che ha perso la vita giovedì mattina a seguito dell'esplosione avvenuta presso la Sanofi Aventis.

L'uscita del feretro dalla chiesa

BRINDISI – C'erano centinaia e centinaia di persone - moltissime altre anche all'esterno della chiesa -, a dare l'ultimo saluto a Cosimo Manfreda, l'operaio che ha perso la vita giovedì mattina a seguito dell'esplosione avvenuta presso la Sanofi Aventis.

Era gremita la chiesa Santissima Resurrezione, nel quartiere Cappuccini, a pochi passi dall'abitazione in cui risiedeva l'operaio assieme alla moglie e alle figlie. Non sono mancate, ovviamente, scene di disperazione, soprattutto da parte della moglie e della madre dell'operaio, che hanno abbracciato la bara, sfinite da un dolore lacerante.

“In casi come questi, ogni parola è vana – ha detto il parroco don Mimmo Maciletti -, il nostro amico Mino ha lasciato un vuoto, ma ci consoli la sua lezione. Esattamente come fece Gesù Cristo, anche lui si è affidato alle sorti del Signore, e nel periodo della sua vita terrena non ha mai fatto mancare il sacrificio, il dovere di recarsi a lavoro per sostenere la sua famiglia. “Padre, sono nelle tue mani, consegno a te il mio spirito”, ha detto, e anche per questo non smetteremo mai di volergli bene”.

Dentro e fuori la chiesa, gente commossa. Parenti, amici del quartiere, colleghi, dipendenti della Sanofi Aventis che lui conosceva bene, sebbene dal 1995 lavorasse per la Cof srl, una ditta appaltatrice. Assieme ad altri tre lavoratori Cof e ad uno della Sanofi si trovava giovedì mattina quando un serbatoio contenente acque di scarico e cloroformio è scoppiato mentre gli operai stavano eseguendo lavori di saldatura. Per lui, che si trovava proprio sopra il coperchio, non c'è stato niente da fare. Gli altri quattro sono rimasti feriti, chi in maniera più seria chi in modo lieve, ma nessuno fortunatamente rischia la vita. Tutti, invece, piangono il collega, compagno di tanti turni di lavoro, ma anche un amico vero, buono, così lo descrivono.

E questa mattina, nel giorno del lutto cittadino proclamato dall'Amministrazione comunale, c'erano in chiesa anche diverse autorità: il prefetto Domenico Cuttaia, il questore Vincenzo Carella, il capitano della Compagnia dei carabinieri Cristiano Tommasini, l'assessore regionale alla Protezione Civile Fabiano Amati, l'assessore provinciale al mercato del lavoro Vincenzo Ecclesie, il vicesindaco di Brindisi Mauro D'Attis, gli assessori comunali Gabriella Dell'Aquila, Tonino Bruno e Francesco Renna. E anche tanti rappresentanti sindacali.

“Dobbiamo intensificare e insistere sulla sicurezza, e quando dico questo non mi riferisco solo ad eventuali carenze, ma proprio a percorsi da intraprendere assieme alle aziende”, ha detto il prefetto. Gli fa eco Amati: “Quella sulla sicurezza dovrà essere un'ossessione quotidiana. Ma in questo momento dovremmo tutti pensare alla moglie e alla figlie, immaginandole idealmente nostre sorelle”.

“E' un giorno tristissimo per la città – ha detto D'Attis -, e si tratta di una tragedia incomprensibile, visto che è capitata a un'azienda legata a vincoli molto rigidi sulla sicurezza. Il Comune si impegnerà affinchè la verita su questa vicenda sia presto resa pubblica”. Infine, l'assessore Ecclesie: “Non si può morire di lavoro. Farò di tutto per accelerare l'iter di assistenza che la legge prevede per le famiglie che perdono il capofamiglia in questa maniera così tragica”.

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