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Cronaca San Donaci

"Ciao Presidente", il grido dei compagni

MESAGNE – “Quando ognuno di noi se ne andrà, non accadrà mai più che ne nasca uno uguale. Ognuno di noi è il protagonista di una storia irripetibile”. Roberto Benigni. Carmelo Molfetta, “Il Presidente” per tutti gli amici, rimarrà un ragazzo unico, straordinario e come lui non ce ne saranno più. Strazio e dolore indescrivibili quelli che volavano fra il vento e il freddo gelido, oggi pomeriggio fuori e nella chiesa Matrice di Mesagne gremita di giovani, così come la piazza antistante, dove si sono celebrati i funerali del 18enne che ieri ha perso la vita nel tragico incidente stradale sulla strada provinciale San Donaci - Tuturano.

MESAGNE - "Quando ognuno di noi se ne andrà, non accadrà mai più che ne nasca uno uguale. Ognuno di noi è il protagonista di una storia irripetibile". Roberto Benigni. Carmelo Molfetta, "Il Presidente" per tutti gli amici, rimarrà un ragazzo unico, straordinario e come lui non ce ne saranno più. Strazio e dolore indescrivibili quelli che volavano fra il vento e il freddo gelido, oggi pomeriggio fuori e nella chiesa Matrice di Mesagne gremita di giovani, così come la piazza antistante, dove si sono celebrati i funerali del 18enne che ieri ha perso la vita nel tragico incidente stradale sulla strada provinciale San Donaci - Tuturano.

"Ciao Presidente" ha gridato verso il cielo all'uscita del feretro di Carmelo Molfetta dalla chiesa, un compagno. Carmelo era per tutti "Il Presidente" dell'amicizia, il presidente del bene e del sorriso, colui che viveva della bellezza e gioie della vita e non dei suoi dispiaceri. Una chiesa strapiena di giovani e di dolore. Una vita così giovane non può spezzarsi così presto. Ne muoiono troppi, sulle strade, di questi ragazzi. Occhi gonfi e pieni di lacrime, stretti uno all'altro, come fosse un grande abbraccio, per colmare le ferite che una morte così improvvisa comporta. La maglia del Lecce, del suo Lecce dove ha giocato nelle giovanili - la squadra che più ha amato Carmelo Molfetta - era poggiata sulla sua bara. In chiesa, palloncini bianchi e uno, grande, a forma di cuore, di colore rosso, come fosse il suo, immenso e pieno d'amore e sorrisi, per tutti.

"Abbiate cura e difendete la vostra vita - ha detto don Angelo Argentiero durante l'omelia alle migliaia di giovani che sono accorsi durante il rito religioso per dare l'ultimo saluto a Carmelo - Non sciupatela, essa è un momento che Dio vi ha donato per viverlo al meglio". E' sempre ingiustificabile ciò che accade e che ti strappa alla vita di chi ti vuole bene e ti ama. Una vita che vola via così prematuramente, un viaggio che non si riuscirà mai, nel dolore, a capire. Carmelo Molfetta è stato un ragazzo che donava amore e insegnava a sorridere. Unico elemento immancabile nella sua vita e nella vita di chi gli era accanto, doveva essere il sorriso. "Ti sorrideremo sempre e tu continua a farlo per noi - ha letto in una lettera una compagna di classe di "Melo" (così era chiamato dagli amici). Continueremo a giocare a scopa e tu sarai sempre con noi. Ricorderemo sempre i tuoi goal, decisivi per ogni partita a scuola, grazie a te si vinceva sempre".

Carmelo non ha perso, Carmelo ha vinto comunque in questa vita troppo breve, perché migliaia di persone, oggi, erano lì per lui, erano lì perché "Melo" ha saputo farsi voler bene. Carmelo era il numero 10, il goleador era lui, per tutte le squadre di calcio nelle quali ha giocato, come il Lecce, il Carovigno , il Brindisi, nella Orsa Maggiore e nel Francavilla Calcio, dove lo volevano a tutti costi perché conoscevano le sue qualità, ma Carmelo scelse, qualche settimana fa, di non firmare e dedicarsi al suo ultimo anno di liceo, allo studio. Un ragazzo modello per mamma e papà, Libera e Pompeo - il medico e consigliere comunale di Sel a Mesagne - e l'orgoglio di Letizia, la sorella maggiore.

La sua maglia del Lecce, quei colori giallorossi, quel numero 10 sulle spalle, erano pilastri di vita per Carmelo, lo accompagnavano ovunque. "Il Presidente" sognava di diventare il calciatore più cliccato del web. Chissà, magari lassù diventerà lo stesso un bomber e correrà e farà valere il suo talento anche lì, nel cielo e sicuramente, continuerà a far ciò che lui amava di più, sorridere. "E mo fatti quisti mè? Andiamoooo! Ti vogliamo bene! Gli amici" questo lo striscione con la foto sorridente, da parte di tutti gli amici, per salutare l'amico che non dimenticheranno mai. "Ciao Melo".

Il fotoservizio è di Margherita Bardaro

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