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"Cibo insufficiente al banchetto nuziale": sposi ottengono risarcimento

La società proprietaria di una struttura ricettiva condannata a versare mille euro a una coppia di sposi di Brindisi per una serie di disagi nel corso del ricevimento

BRINDISI - Al termine dei festeggiamenti, una invitata è dovuta passare da una pizzeria insieme al figlio, per smorzare la fame. E’ stato tutt’altro che luculliano un banchetto nuziale svoltosi nel maggio 2012 presso una sala ricevimenti situata in provincia di Brindisi. A sei anni di distanza dall’evento, la società proprietaria della struttura ricettiva è stata condannata a versare la somma di mille euro a una coppia di sposi brindisini, a titolo di risarcimento del danno patrimoniale subito dagli stessi. La sentenza è stata emessa nei giorni scorsi dal tribunale civile di Brindisi, al culmine di un iter giudiziario iniziato nel novembre 2013, con la notifica dell’atto di citazione in giudizio. La coppia è stata rappresentata dall’avvocato Giuliano Grazioso, in qualità anche di legale dell’associazione dei consumatori U.Di.Con di Brindisi.

Niente servizio per anziani e bambini

Diverse cose non andarono per il verso giusto durante il ricevimento, costato 75 euro a invitato, per un importo complessivo di 9.600 euro, di cui 500 versati a titolo di caparra e 9.100 al saldo. Da quanto emerge dall’atto di citazione in giudizio e dalle dichiarazioni degli invitati chiamati a testimoniare nel corso del processo, i responsabili della sala ricevimenti hanno rispettato solo in parte gli impegni assunti con gli sposi. Un teste ha dichiarato di aver servito personalmente ai tavoli gli anziani, in quanto il personale, contrariamente agli accordi presi con gli sposi, non ha espletato tale servizio. Discorso analogo vale per il servizio di babysitteraggio per i bambini, di cui non si è vista traccia. I tavoli inoltre erano sprovvisti di menu. Per questo “gli invitati - si legge nelle carte processuali - non si sono affrettati a consumare il buffet aspettandosi il continuo rifornimento del tavolo e quindi maggior possibilità di scelta”.

Carenza di menu

Sempre per la mancanza di menu, non sono state richieste altre bevande rispetto alle bottiglie di acqua e vino che gli invitati hanno trovato sui tavoli. Basti pensare che una invitata si è dovuta rivolgere ai genitori della sposa per richiedere una Coca cola per il figlio. Quando il menu è arrivato, gli ospiti si erano già spostati a bordo piscina per il buffet conclusivo.

Cibo e bevande "assolutamente insufficienti"

Ma il vero disagio è stata la ridotta quantità di cibo e bevande, ritenute “assolutamente insufficienti” rispetto al numero preventivato di 200 invitati. Di concerto con il direttore, si era deciso di servire una pizza a ogni invitato, per compensare le ridotte porzioni di altre portate. Ma anche su questo fronte si sono registrate delle carenze. Tutto ciò ha dato vita a “situazioni davvero imbarazzanti – si legge in un verbale d’udienza - per la necessità di spartirsi e racimolare le poche porzioni di cibo, con giudizi poco lusinghieri nei confronti degli sposi, che solo nei giorni successivi hanno saputo dei problemi riscontrati durante il banchetto”. E in questo quadro si innesta la testimonianza di una ospite costretta a recarsi in pizzeria con il proprio figlio subito dopo la fine del ricevimento, a causa delle esigue porzioni di cibo servite durante il banchetto. 

La sentenza

A fronte delle contestazioni mosse dagli sposi, i dipendenti della sala ricevimenti ascoltati in aula hanno fornito “versioni contraddittorie”. Nella sentenza, inoltre, si legge che la “difesa della società si è limitata a dichiarazioni irrilevanti e inconsistenti e quindi non sufficienti per dimostrare l’incolpevole inadempimento di cui si è resa responsabile”. “Gli attori – scrive il giudice - hanno provato l’altrui inadempimento e le cause di esso”, mentre “la convenuta ha fornito solo in parte la prova su essa incombente dell’esatto adempimento dell’obbligazione di fornire cibi, bevande e relativi servizi annessi”. “Sebbene il menù concordato prevedesse la somministrazione di cibi e bevande al buffet senza servizio ai tavoli da parte del personale dipendente della società convenuta – prosegue il giudice - ciò non esonerava la stessa dall’erogare cibi e bevande in misura proporzionale al numero di invitati presenti in sala e dall’eseguire gli ulteriori servizi concordati in contratto con i nubendi attori, conformemente al corrispettivo ricevuto dagli attori”.

Ma si tratta di inadempimenti “solo parziali” rispetto al contratto atipico stipulato fra le parti, in quanto “la società ha infatti concesso in uso la sala ricevimenti di sua proprietà durante la cerimonia, ne ha curato gli addobbi,  ha all’uopo adibito personale dipendente, pur senza offrire servizio ai tavoli, ha altresì somministrato il banchetto nuziale, anche se in quantità inadeguate rispetto al numero degli invitati ed ha inoltre espletato gli ulteriori adempimenti contrattuali non contestati dagli attori”. 

Per questo, a fronte di una richiesta risarcitoria di 25mila euro per danno patrimoniale e non patrimoniale presentata dall’avvocato Grazioso, il giudice ha ritenuto “congrua la misura risarcitoria di 1000 euro da riconoscersi agli attori in via equitativa”, rigettando la domanda risarcitoria del danno non patrimoniale, poiché “se anche trattasi di una situazione in grado certamente di creare un pregiudizio alla serenità degli sposi e disagi nei confronti degli stessi, la stessa non assurge ad una gravità tale da incidere nelle conseguenze su interessi di rango costituzionale”.

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