Cronaca

Cinque quintali di marijuana in un furgone: arrestato il conducente

Avevano utilizzato degli stracci imbevuti di benzina per depistare l’olfatto delle unità cinofile, senza fare però i conti con l’acume investigativo degli agenti della Polizia di frontiera di Brindisi coordinati dal vicequestore Mario Marcone. Questi hanno subito intuito che qualcosa non quadrava in quel Tir vuoto proveniente dall’Albania approdato ieri sera

BRINDISI – Avevano utilizzato degli stracci imbevuti di benzina per depistare l’olfatto delle unità cinofile, senza fare però i conti con l’acume investigativo degli agenti della Polizia di frontiera di Brindisi coordinati dal vicequestore Mario Marcone. Questi hanno subito intuito che qualcosa non quadrava in quel furgone vuoto proveniente dall’Albania approdato ieri sera (19 gennaio) nel porto di Brindisi. E in effetti in un’intercapedine ricavata all’interno dal cassone sono stati recuperati oltre 300 panetti di marijuana, per un peso  complessivo di 450 chilogrammi. Il conducente dell’autoarticolato, l’albanese Perlat Carcani, di 47 anni, è stato arrestato per traffico illecito di sostanze stupefacenti, aggravato dall’ingente quantitativo.

Lo straniero, incensurato, si è giustificando dicendo che non era minimamente al corrente del carico occulto. Ma la sua versione dei fatti stride col IMG_4984-2rinvenimento accanto al sedile di guida di una serie di attrezzi utilizzati per sigillare l’intercapedine: un trapano avvitatore con batteria, due cartucce di silicone con relativa pistola dosatrice, un taglierino e un martello.

La polizia è stata supportata dai colleghi della locale questura, dagli uomini del 15esimo Reparto mobile di Taranto e dai militari del nono reggimento fanteria “Bari” inquadrato nel raggruppamento interforze per l’operazione “Strade sicure” a guida del colonnello Gennaro De Maio, comandante del 21esimo reggimento artiglieria terrestre “Trieste”. All’operazione ha preso parte anche il personale dell’Agenzia delle dogane e monopoli.

Tale dispiegamento di forze a presidio del porto di Brindisi è operativo dallo scorso novembre, a seguito degli attentati terroristici di Parigi. Quotidianamente viene fatto uno scrupoloso controllo dei mezzi e dei passeggeri provenienti dall’area extra Schengen (l’Albania) e dalla Grecia. Fra i mezzi sbarcati intorno alle 20,30 di ieri dalla moto nave “Red Star”, attiva lungo la tratta Brindisi - Valona, c’era anche il furgone condotto da Carcani.

IMG_4996-2I poliziotti erano insospettiti dal fatto che il medesimo veicolo fosse già transitato dallo scalo marittimo di Brindisi in altre tre circostanze: due volte nel febbraio del 2015 e una nell’agosto del 2015. Le forze dell’ordine hanno inoltre appurato che lo stesso Carcani, pur avendo la fedina penale intonsa, sia stato controllato in diverse occasioni in entrata e uscita dal territorio nazionale, sempre presso l’ufficio di polizia di frontiera. E allora gli uomini in divisa hanno deciso di ispezionare con cura il cassone del furgone, scoprendo una differente profondità rispetto alla lunghezza totale esterna dello stesso.

Tutto questo perché era stata realizzata un’intercapedine sigillata con viti, silicone, polistirolo e pannelli in vetroresina, al cui interno si trovavano i panetti di marijuana. Carcani ha riferito che gli era stato dato l’incarico di raggiungere il paese di Pontassieve (Firenze), dove avrebbe ricevuto indicazioni per il trasporto di mobili da riportare in Albania, per un compenso pattuito di 250 euro. Ma il ritrovamento del trapano e degli altri utensili utilizzati per impacchettare la droga rendeva poco credibile il suo racconto. Per questo l’uomo, di concerto con il magistrato di turno del tribunale di Brindisi, è stato condotto presso la casa circondariale di Brindisi in via Appia.

Il maxi sequestro messo a segno dalla Polmare non è frutto del caso. Come detto da un paio di mesi è stato innalzato il livello di sicurezza del porto, non solo per reprimere il fenomeno dei traffici illeciti di droga, armi e altro ancora, ma anche e soprattutto per bloccare eventuali infiltrazioni di elementi che gravitano nel mondo del fondamentalismo islamico.

E dallo scorso 8 gennaio, i controlli effettuati nel porto hanno sortito: un arresto; tre denunce a piede libero per inosservanza dei provvedimenti dell’autorità giudiziaria; 30 respingimenti in frontiera per inammissibilità sul territorio Schengen o per mancanza dei necessari mezzi di sussistenza in relazione al soggiorno. Inoltre sono state controllate 3453 persone, per un totale di 336 veicoli. 

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