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Sigilli al ristorante Porta Reale

Sigilli al ristorante Porta Reale

Coca al ristorante "Porta Reale", interrogati i due arrestati

BRINDISI – “E’ mia la droga ed è per uso personale”. Giovanni Calamo, 52 anni, ostunese, difeso dall’avvocato Cosimo Deleonardis, ha giustificato in questo modo la sostanza stupefacente sequestrata nel ristorante “Porta Reale” nel corso del blitz della polizia del commissariato locale effettuato venerdì sera. In carcere per detenzione al fine di spaccio di sostanze stupefacenti oltre a Calamo è finito anche il genero Matteo Cavallo, 30 anni, di Ostuni, pure lui difeso da Deleonardis.

BRINDISI - "E' mia la droga ed è per uso personale". Giovanni Calamo, 52 anni, ostunese, difeso dall'avvocato Cosimo Deleonardis, ha giustificato in questo modo la sostanza stupefacente sequestrata nel ristorante "Porta Reale" nel corso del blitz della polizia del commissariato locale effettuato venerdì sera. In carcere per detenzione al fine di spaccio di sostanze stupefacenti oltre a Calamo è finito anche il genero Matteo Cavallo, 30 anni, di Ostuni, pure lui difeso da Deleonardis. Calamo è rimasto in carcere, Cavallo è stato scarcerato a seguito dello scagionamento da parte del suocero.

Calamo e Cavallo sono comparsi questa mattina dinanzi al giudice per le indagini preliminari Antonia Martalò per la convalida dell'arresto. I due arrestati sono già noti alle forze dell'ordine. Calamo è un ex contrabbandiere di sigarette. Aveva preso in gestione il ristorante presso il quale lavorava anche il genero, arrestato nel 2004 nel corso dell'operazione "Il professore": cento persone finirono agli arresti con l'accusa di trafficare in droga, ma la maggior parte di esse furono prosciolte.

I poliziotti del commissariato ostunese, diretto da Francesco Angiuli, avevano notato uno strano via vai da quel ristorante. Un via vai che non era tipico di chi va a mangiare. L'altra sera, poco prima delle 21, è scattato il blitz. I poliziotti hanno sequestrato complessivamente 50 grammi di cocaina: venticinque grammi li aveva addosso Calamo. Che aveva anche quindicimila euro in contanti. Gli agenti ritengono che Calamo e il genero avessero avviato una fiorente attività di spaccio di droga. Nel retro del locale hanno trovato mannite (che serve a tagliare la sostanza stupefacente) e attrezzi per il taglio.

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