Mercoledì, 27 Ottobre 2021
Cronaca

“Hanno fatto la spaccata da Limoni: mi hanno convocato i carabinieri”

Dagli arresti per la rapina a casa del pensionato possibili collegamenti con il furto nel negozio del centro di Brindisi: un brindisino sentito come persona informata sui fatti e un altro a conoscenza del colpo nell'appartamento. Entrambi già noti alle forze dell'ordine. Tentativi di depistaggio dei familiari

BRINDISI – “Lo sai che cosa mi ha sbattuto in faccia i carabinieri? La spaccata che hanno fatto da Limoni, la profumeria. E mi hanno chiesto: sai chi sono? E io gli ho detto che ne so”. Dall’ordinanza di arresto per la rapina consumata a casa del pensionato e della figlia in coma, emergono possibili collegamenti con i furti avvenuti nel centro di Brindisi con la tecnica della spaccata, sui quali ci sono indagini in corso. Spaccata profumeria Limoni-2-2-2

Vengono a galla dal contenuto di alcune intercettazioni ambientali che per il pm e il gip sono gravi indizi di colpevolezza carico di Giovanni Nacci e di Antonio Fabrizio Bianco, i brindisini ritenuti gli autori del colpo nell’abitazione dell’anziano di 82 anni, arrestati per impedire la reiterazione del reato. Perché avrebbero potuto agire ancora, secondo il gip Stefania De Angelis.

Sono stati “ascoltati” subito dopo la rapina avvenuta la mattina del 26 gennaio dello scorso anno e nella convinzione di essere soli si sono lasciati andare a “confidenze” che riguardano altri due brindisini i cui nomi sono riportati per intero nel provvedimento di arresto. Il segreto istruttorio impone di saltare le generalità. Vero è che uno dei due viene anche sentito in auto ed è lui a riferire di essere stato convocato in caserma dai carabinieri, dove gli è stato chiesto se “sapesse nulla della spaccata da Limoni”.

I colpi ai danni della profumeria di corso Umberto angolo con corso Roma sono stati sono stati tre in pochi mesi: il 10 settembre 2015, il 29 gennaio e il 17 gennaio. La conversazione intercettata è del 19 febbraio. Il brindisino ha riferito agli amici questo: “Ho detto sì, come li conosco. Compa’ sono diventati rossi appena gliel’ho detto. E allora questo sono io, questo qua sei tu. Ma io che cavolo ne so”.

Al telefono, invece, parlavano poco temendo di essere intercettati. Giovanni Nacci pensava di cambiare scheda e di lasciare il nuovo numero solo a una persona, un brindisino che secondo i carabinieri avrebbe avuto un ruolo nella rapina ai danni dell’anziano e della figlia in coma. O quanto meno di quel colpo ne era a conoscenza perché più volte viene chiamato al telefono e diverse volte i militari lo hanno visto con Nacci che nei confronti dell’altro avrebbe avuto un rapporto di “sudditanza”. Quest’ultimo aveva notato l’auto dei carabinieri sotto casa dell’amico, in una piazza del rione Sant’Elia: “C’è una macchina sospettosa”, dice. Quei sospetti dovevano essere allontanati, motivo per il quale i parenti avrebbero cercato di depistare le indagini fornendo alibi non corrispondenti al vero. Nacci avrebbe anche pensato di andare via, lontano da Brindisi: “Me ne vado in Germania”. Aveva timore di essere arrestato: “Se mi devono arrestare non si niente, sei anni sono e che faccio dopo? A quarant’anni?”. E’ finito ai domiciliari.

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