Cronaca Carovigno

Annaffiava piantine di marijuana: torna libero dopo dopo due giorni ai domiciliari

Un uomo sorpreso dai carabinieri mentre coltivava cannabis. Stamattina l'interrogatorio davanti al gip. Arresto ritenuto legittimo ma non sussistono le esigenze cautelari

CAROVIGNO – Torna libero un 34enne di Carovigno che venerdì scorso (15 settembre) è stato sorpreso mentre annaffiava otto piantine di marijuana in un terreno nelle campagne di Carovigno. Difeso dall’avvocato Pasquale Lanzilotti, l’uomo si è presentato stamattina (18 settembre) davanti al gip del tribunale di Brindisi, Vittorio Testi. Il giudice ha convalidato l’arresto in flagranza di reato effettuato dai carabinieri della locale stazione, ma ha rigettato l’istanza di misura cautelare in regime di domiciliari avanzata dal pm.

Il pedinamento e l'arresto

I militari avevano seguito l’indagato mentre, alla guida della propria auto, raggiungeva un terreno ricoperto da vegetazione. Davanti gli occhi delle forze dell’ordine, il 34enne è uscito dall’abitacolo, ha preso dal portabagagli alcune taniche contenenti una sostanza colorata e ha raggiunto le piantine, alte circa un metro ciascuna, per annaffiarle. A quel punto i carabinieri lo hanno bloccato e hanno effettuato un test speditivo sulle spesse piante, riscontrando la loro positività alla cannabis. Le piante, fra l’altro, erano protette da una fototrappola che sarebbe stata installata dallo stesso indagato. 

L'interrogatorio

Di concerto con il pm di turno del tribunale di Brindisi, il 34enne è stato condotto presso la propria abitazione in regime di domiciliari, con l’accusa di coltivazione di sostanze stupefacenti. L'uomo, interrogato stamani dal gip, ha ammesso di aver coltivato le otto piantine di cannabis ma ha spiegato di averlo fatto solo per un uso personale, per non avere a che fare con persone dedite allo spaccio.

La decisione del gip

Il gip, nel convalidare il “legittimo” arresto, avanza forti dubbi su questa versione dei fatti, ritenendola “non completamente attendibile”. Ad ogni modo il giudice ravvisa l’insussistenza delle esigenze cautelari, in quanto il 34enne è incensurato e il fatto (in attesa della definitiva qualificazione del reato, all’esito degli accertamenti tecnici sulla sostanza) è ritenuto di “modesta offensività”, tenuto conto del numero di piante rinvenute. Per questo ha rigettato l'istanza di misura cautelare, restituendogli la libertà. 

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