Giovedì, 13 Maggio 2021
Cronaca

Processo all’ex direttore dell’Inps, sfilata di testi per accusa e difesa

Bove accusato di corruzione per biglietti al Verdi e al palazzetto e per l’assunzione di un parente. L’imputato risponde anche di minacce ai danni del suo successore. Sarà interrogato la prossima udienza, la difesa: “Estraneo ai fatti”

La sede dell'Inps in piazza Vittoria a Brindisi. Sotto, Cesare Bove

BRINDISI – Sfilata di testimoni chiamati dall’accusa e dalla difesa nel processo in cui è imputato l’ex direttore dell’Inps di Brindisi, Cesare Bove, 64 anni, con le accuse di minacce ai danni del suo successore all’interno dell’istituto e di corruzione per atto contrario ai doveri d’ufficio, in concorso con l’ex amministratore della Colmec, Antonio Corlianò, scomparso lo scorso settembre, ex presidente della New Basket.

Nell’udienza di oggi (25 settembre) davanti al tribunale in composizione collegiale, presidente Gienantonio Chiarelli, il sostituto procuratore ha ottenuto l’ascolto di alcuni funzionari in servizio presso la sede di Brindisi dell’Istituto di previdenza sociale, per ricostruire alcuni episodi contestati nel capo di imputazione che la difesa di Bove, affidata all’avvocato Massimo Manfreda, respinge con forza replicando con altri dipendenti dell’Inps, in attesa del ritorno in aula per l’esame dell’imputato previsto per il nuovo anno.

Probabilmente per quella data ci sarà la pronuncia del Tribunale in relazione alla posizione di Corlianò, con una dichiarazione di non doversi procedere per morte del reo. Oggi, in ogni caso, erano presenti i difensori dell’imprenditore strappato alla vita da un male incurabile scoperto solo ad agosto.

CESARE BOVE-2Bove e Corlianò sono stati entrambi rinviati al giudizio del Tribunale perché “il primo in qualità di direttore vicario dell’Inps, dal 30 agosto 2004 sino al primo gennaio dell’anno successivo e poi come reggente” avrebbe permesso il “rilascio alla Colmec Srl di documenti unici di regolarità contributiva, Durc, necessari sia per la partecipazione a gare pubbliche sia per il pagamento di appalti già aggiudicati, in assenza dei presupposti di legge, poiché la ditta avrebbe avuto pendenze debitorie nei confronti dell’Inps.

In cambio il dirigente dell’ente di previdenza avrebbe ottenuto “un contratto a progetto in favore di un familiare, laureato in chimica e nominato consulente esterno dell’azienda, nonché il pagamento di tre abbonamenti al Nuovo Teatro Verdi e altrettanti per il palazzetto per gli anni 2008-2011”. Bove è accusato, inoltre, di aver usato “violenza e minaccia nei confronti di Tommaso Chimenti” che era subentrato al suo posto in qualità di direttore per “costringerlo a compiere attività contrarie ai suoi doveri di ufficio”.

Nella ricostruzione della Procura lo contattò “telefonicamente, presso la sede dell’istituto , in una lunga conversazione piena di invettive, minacce e insulti, per la collaborazione doverosamente prestata all’autorità giudiziaria nel corso dell’indagine” e poiché Chimienti “riagganciò, lo attese al termine dell’orario di lavoro nei pressi del luogo in cui aveva posteggiato l’auto, gli sbarrava il cammino con la sua vettura, lo costrinse a fermarsi lo minacciò dicendo ‘io ti faccio trovare morto steso su un letto’ se avesse continuato ad ostacolare i suoi interessi”. Successivamente, quando Chimienti riuscì a “disimpegnarsi, lo raggiunse costringendolo a fermarsi di nuovo”.

Con rito abbreviato erano stati giudicati con sentenza di primo grado gli altri tre imputati: la compagna di Bove, Gabriella Iafelice che ha incassato l’assoluzione con formula piena per non aver commesso il fatto, così come invocato dal suo difensore, Massimo Manfreda, mentre il finanziere  Pasquale Lisi, all’epoca in servizio presso il Nucleo di Polizia Tributaria, è stato condannato alla pena di cinque anni e sei mesi e l’avvocato Giovanni Faggiano a un anno e quattro mesi.

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