Cronaca

L'altra Brindisi colpisce ancora. E per ora non si vede un rimedio efficace

Consentiteci di usare per una volta un termine duro. Figura di merda. Tremenda. Grazie a quella che si può definire “l’altra Brindisi”, fatta di gente che ci vive da parassita, che sporca, ruba, devasta e se ne frega altamente della città. Che manda via in mutande i turisti che lasciano incustoditi i loro beni

Consentiteci di usare per una volta un termine duro. Figura di merda. Tremenda. Grazie a quella che si può definire “l’altra Brindisi”, fatta di gente che ci vive da parassita, che sporca, ruba, devasta e se ne frega altamente della città. Che manda via in mutande i turisti che lasciano incustoditi i loro beni e magari strepita contro i migranti che “inquinano” questa bella società che ci ritroviamo (non per colpa dei migranti, che vogliono solo attraversarlo, il nostro Paese). E basta con queste scuse della disoccupazione che dovrebbe giustificare tutto, dal cristallo di un’auto infranto per rubare le valigie di famiglia in vacanza, alla pistola puntata contro la testa di un gioielliere. Basta.

Quanti viaggi sono finiti così, a Brindisi, come quello dell’imprenditore di Monza che pagaiava da un mese col figlio lungo la costa dell’Adriatico per andare in Sicilia? Non gli era accaduto nulla, da Venezia sino alla litoranea di Brindisi. Nulla. Si fermava ogni quindici miglia per la tappa di riposo. Il suo sogno è finito a Punta del Serrone. Magari qualcuno scriverà su Facebook che è stato uno stupido a lasciare incustodita la sua canoa e la sua attrezzatura accanto ad un pontile, e così assolveremo i ladri: la colpa è della vittima. Pensava di trovarsi in posto civile, non era informata bene. Non sapeva che qui rubano anche i teli da bagno.

Il discorso è sempre quello. Nel porto possono anche arrivare dieci navi da crociera, ma ciò che purtroppo rende indimenticabile questa città sono i fatti come quello di oggi pomeriggio. Una volta qualcuno avrebbe preso a calci nel sedere i ladri del kayak per il disonore arrecato alla città, perché il rispetto dipende dal senso di appartenenza, dal legame vero col luogo dove si vive. Ci sono uomini pubblici che arrecano danni maggiori di persone che si sono fatte anche la galera. Infatti il problema è un altro: unire i brindisini che vogliono cambiare tutto questo. Ma ci vuole un progetto sociale che la città deve sentire realmente, nel profondo. Un richiamo credibile alla difesa del bene comune.

A Brindisi i cosiddetti “cattivi” sono stati messi in quartieri senza servizi, dove sono in degrado le piazze, gli impianti sportivi, le scuole. Ciò aggrava i risentimenti, favorisce il consenso elettorale ai messia di turno, che non hanno spostato di un centimetro la situazione di quelle aree urbane. Ma loro in fondo promettono solo privilegi individuali: case, posti nelle società dei pubblici servizi. Mai la rinascita vera dei quartieri. E cosa volete che cresca, in quegli orti?

Brindisi ha un grave problema di fondo: la mancanza di rispetto per le regole del gioco, quindi una vera e propria palla al piede costituita da una cultura della legalità di scarso spessore. Si pretende persino di fare impresa, talvolta, in questa maniera. Si vorrebbe la parte pubblica sempre soccombente. Perché allora un ladro di kayak, o un saccheggiatore del Castello Alfonsino, dovrebbe provare rimorsi?

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