Martedì, 18 Maggio 2021
Cronaca

Discarica Autigno, Comune di San Vito e Ministero Ambiente parti civili

Imputati Luca Screti e Giuseppe Masillo della Nubile, accusati di violazioni all'Aia: nessuna istanza dall'Amministrazione di Brindisi. Richiesta di danni dal Comitato Ambiente e Salute, da Italiano Nostra, Legambiente e da un residente in contrada Moscava

BRINDISI – Anche il Comune di San Vito dei Normanni e il Ministero dell’Ambiente si sono costituiti oggi parti civili nel processo sulla discarica di Autigno, in cui sono imputati l’imprenditore Luca Screti, ex amministratore della società Nubile che aveva in gestione il sito, e Giuseppe Masillo, ex direttore tecnico, entrambi accusati di una serie di violazioni dell’Aia, l’autorizzazione integrata ambientale.

Risulta invece assente l’Amministrazione comunale di Brindisi che pure era stata indicata come “parte offesa” nel decreto di citazione diretta a giudizio ottenuto dal sostituto procuratore Valeria Farina Valaori, dopo il sequestro della discarica di proprietà dell’Ente cittadino, il 5 maggio dello scorso anno, per inquinamento della falda acquifera. Il Comune di Brindisi, quindi, non partecipa al processo non essendo pervenuta alcuna istanza finalizzata al ristoro dei danni patiti. In questa direzione non si registrano deliberazioni né della precedente Giunta di centrosinistra guidata da Mimmo Consales, l’ex sindaco che adesso rischia il processo per corruzione essendo stati notificati gli avvisi di conclusione delle indagini che portarono al suo arresto il 6 febbraio in relazione all’impianto di Cdr, anche questo di proprietà del Comune e affidato alla società Nubile, né atti sono stati adottati successivamente.

Il Tribunale, in composizione monocratica, con il giudice Vittorio Testi, questa mattina ha ammesso le costituzioni presentate dall’avvocato Pasquale Angelini per il Comune di San Vito, nominato con delibera della Giunta di centrosinistra con il sindaco Domenico Conte, e quella dell’avvocatura dello Stato per il ministero dell’Ambiente.

Le istanze vanno ad aggiungersi a quelle già ammesse per il Comitato Ambiente Salute e Territorio, rappresentato in giudizio dagli avvocati Francesco Monopoli e Giuseppe Durano. Gli stessi penalisti hanno ottenuto l’ammissione come parte civile di un residente in contrada Mascava, Maurizio Tamburini, diventato nel frattempo presidente del Comitato, e hanno chiesto la citazione della Nubile srl come responsabile civile, autorizzata con ordinanza dal giudice. La srl in questo processo è rappresentata dall’avvocato Giuseppe Guastella, mentre Screti è difeso dagli avvocati Vincenzo Farina e Karin Pantaleo e Masillo da Sante De Prezzo.

Partecipano al dibattimento, sempre come parti civili, le associazioni Italia Nostra, con l’avvocato Cosimo Manca, e Legambiente con l’avvocato Stefano Latini.

Screti e Masillo rispondono di otto violazioni rispetto al contenuto dell’autorizzazione integrata ambientale. “Fatto accertato il 16 marzo 2015 e commesso sino al 5 maggio, data del sequestro preventivo”. Più esattamente si tratta di condotte già contestate nel decreto con cui furono apposti i sigilli. A carico di Screti, “legale rappresentante della Nubile, conduttore con compiti di gestione dal 19 settembre 2009 al 30 settembre 2012 e gestore dal primo ottobre 2013 sino al 21 maggio 2015, data di revoca dell’Aia: “l’assenza di idonea copertura giornaliera dei rifiuti, l’inadeguatezza dello stoccaggio e dell’abbancamento, la presenza di percolato su lotti in esercizio e su quelli non operativi, inadeguatezza delle protezioni dei rifiuti, presenza di rifiuti non omogenei, inadeguatezza del sistema di canalizzazione e raccolta delle acque meteoriche e ancora assenza delle previste garanzie finanziarie e realizzazione di nuove opere in assenza della preventiva autorizzazione”.

Inoltre “Screti in concorso con Masillo, direttore su incarico della Nubile dal primo maggio 2011 in poi, con più azioni esecutive del medesimo disegno criminoso violavano” altre prescrizioni dell’Aia legate al “monitoraggio ambientale che prevedeva, a carico del gestore, l’esecuzione di analisi sulla composizione delle acque sotterranee per tutti i pozzi di monitoraggio previsti, con cadenza mensile, trimestrale, semestrale e annuale a seconda dei parametri da ricercare e dei livelli di falda da determinare”. Secondo il pm non avrebbero “effettuato alcuna analisi nel 2011 e nel 2014”, mentre nel 2012  e nel 2013 si sarebbero limitati ad analisi “solo parziali”. Il piano prevedeva anche “l’impiego di sonde multiparametriche per a misura del Ph, temperatura, ossigeno disciolto, potenziale Redox e conducibilità elettrica nonché la richiesta all’Arpa “ogni tre mesi per l’analisi chimico fisica di controllo delle acque sotterranee dei pozzi interni ed esterni”.

Screti e Masillo, non sono, invece, chiamati a rispondere dell’ipotesi di reato contestata prima della fase degli interrogatori, vale a dire “dell’avvenuto superamento delle concentrazioni soglie di contaminazione (Csc) delle acque di falda sottostanti, indebitamente rifiutavano e comunque tacitamente omettevano le comunicazioni, gli adempimenti e gli atti del loro ufficio che per ragioni di sicurezza pubblica, igiene e sanità dovevano essere compiuti senza ritardo”.  

Con questa accusa sono state stralciate le posizioni di: Francesco Di Leverano e Pietro Cafaro, in relazione al ruolo di dirigenti (ormai ex) del settore Ecologia del Comune di Brindisi e Fabio Lacinio, subentrato alla guida della Ripartizione (difeso dall’avvocato Roberto Cavalera); nonché di Anna Maria D’Agnano dirigente dell’Arpa e di Pasquale Epifani dirigente dell’ufficio Ambiente della Provincia.
Nell’avviso di conclusione delle indagini notificato lo scorso 22 settembre il pm aveva ritenuto tutti “corresponsabili dell’inquinamento”. Gli stessi, inoltre, avrebbero “impedito l’attivazione delle misure di prevenzione e messa in sicurezza di emergenza, la caratterizzazione del sito e le successive procedure di stabilizzazione ed eventuale bonifica, con conseguenze dannose per il sito inquinato”.

Da qui la contestazione di omissione di atti d’ufficio, in quanto incaricati di “pubblico servizio”. Con lo stralcio il pm ha chiesto ulteriori accertamenti ai carabinieri del Noe che, infatti, hanno già acquisito documenti. Per i cinque dirigenti quindi, è ipotizzabile  un nuovo avviso di conclusione delle indagini nel caso in cui dovessero essere ravvisati gli estremi dello stesso reato o di altre condotte, a meno che non ci sia richiesta di archiviazione.

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