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“Con il Kalashnikov hanno fatto chiacchiere, io sparo le mogli e i bambini”

Uno dei 19 colpi esplosi verso l’abitazione di Libardo si conficcò nel soggiorno di un brindisino che guardava la tv. Marrazza: “Quelli buoni solo a sparare in aria, pagheranno tutti”. Borromeo e Lagatta in silenzio davanti al gip

BRINDISI – Un Kalashnikov a disposizione di entrambe le fazioni in guerra a Brindisi: uno era nella disponibilità del gruppo ritenuto guidato da Antonio Borromeo, un altro era a portata di mano della fazione riconducibile ad Antonio Lagatta. Ma quelle pericolosissime armi da guerra non sono state trovate. Sono state nascoste chissà dove oppure affidate a qualcuno dai componenti delle due frange, prima dei fermi del 7 novembre scorso nel blitz dei carabinieri Alto Impatto bis.

I Kalashnikov

Antonio Borromeo-2I due Kalashnikov sono stati oggetto di conversazioni, in auto o al telefono, sia pure brevissimi minuti, comunque sufficienti a permettere le intercettazioni. Alcuni stralci sono allegati nell’ordinanza di custodia cautelare notificata, ieri 15 marzo 2018, in carcere ad Antonio Borromeo (foto accanto), ad Antimo Libardo arrestato ieri dai carabinieri assieme a Lorenzo Russo e Tiziano Marra, indicati come appartenenti a un gruppo opposto a quello di Antonio Lagatta, già ristretto, al pari di Michael Maggi e Claudio Rillo, raggiunti da Diego Pupino e Alessio Giglio, considerati legati a questa fazione.

I primi interrogatori

Nella mattinata di oggi si sono svolti i primi interrogatori di garanzia: sono stati disposti per rogatoria quelli di Borromeo, difeso dall’avvocato Laura Beltrami, e Lagatta (foto in basso), difeso dall’avvocato Cinzia Cavallo, essendo entrambi nel carcere di Lecce. Si sono avvalsi tutti e due della facoltà di non rispondere dinanzi al gip del Tribunale salentino, il quale trasmetterà gli atti al collega di Brindisi, Vittorio Testi, firmatario del provvedimento di arresto.

Il ferimento di Marrazza e il desiderio di vendetta del fratello

LAGATTA Antonio, classe 1995-2Un Kalashnikov fu usato nella serata del 3 novembre 2017, in una sorta di reazione a catena che avrebbe potuto avere conseguenze ben più gravi. Ci fu il ferimento di Loriano Marrazza, in via don Guanella, rione Cappuccini di Brindisi, attorno alle 22,35. Marrazza non fornì alcun contributo agli investigatori, ma i carabinieri qualche sospetto lo avevano e la conferma è arrivata dalle intercettazioni precedenti e successive. Quella sera alle 20,47 Lagatta venne condannato da Antonio Fontò, a sua volta sequestrato per qualche ora, picchiato e ferito a colpi di pistola, quel pomeriggio. Partì un giro di telefonate e Lagatta “decideva di rispondere immediatamente all’affronto, individuando a tale scopo come vittima dell’atto ritorsivo Loriano Marrazza, fratello di Tiziano Marra. Quest’ultimo, intercettato a sua volta, mostrava il senso di colpa per il ferimento del fratellastro, finito nella guerra in corso e manifestava l’intento di vendicarlo.

Le intercettazioni e i 19 colpi esplosi in piazza Spadini

“Loro sono buoni solo a sparare in aria o alle case”, disse riferendosi al gruppo di Antonio Lagatta. “Io invece dentro casa entro e sparo le mogli con i bambini”, si legge nella trascrizione della conversazione riportata nell’ordinanza di arresto. “Non ho paura di niente e nessuno, pagheranno tutti, dal primo all’ultimo, ti giuro che quello che stai passando tu sarà niente a quello che passeranno i loro parenti”.

LIBARDO Antimo, classe 1978-2Alle 23,45 del 3 novembre successe dell’altro: i carabinieri intervennero in piazza Spadini, nel rione Sant’Elia, dopo aver ricevuto la segnalazione di colpi di arma da fuoco, e accertarono la presenza di fori sulla parete del condominio al civico 3 e sulla saracinesca del garage in uso ad Antimo Libardo (foto al lato). Quest’ultimo aprì ai militari ma disse di non avere la più pallida idea di chi potesse essere stato e perché. Furono trovati 19 bossoli calibro 7,62, munizionamento per arma da guerra tipo Kalashnikov, un frammento di ogiva, due camiciature deformate. Ma Libardo non sentì nulla. “Ero in cucina a guardare la tv”, disse ai carabinieri che lo sentirono a sommarie informazioni. “La stanza si trova dalla parte opposta”. Non riuscì neppure a spiegarsi l’incendio delle due auto che aveva in uso, avvenuto la mattina di quello stesso giorno. “Mai ricevuto minacce”.

False dichiarazioni ai carabinieri

Le intercettazioni, a giudizio del pm e dello stesso gip dimostrano “la falsità di quelle dichiarazioni” perché lo stesso Libardo comunicò in tempo reale a Borromeo quel che era successo: “Sono venuti e hanno fatto chiacchiere”. Borromeo a sua volta diceva che sarebbe stato preferibile non vedersi subito: “Adesso si riempie”, con riferimento al fatto che sarebbero arrivate le forze dell’ordine. Poco dopo Borromeo chiedeva se le telecamere erano funzionanti e se fossero state usate “cose” come quelle loro, da intendere come armi. Risposta: “Sì come le nostre”. A conferma della disponibilità di un Kalashnikov, sia da parte del gruppo Borromeo che da quello opposto di Lagatta.

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