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Il vicequestore Pietro Antonacci. Sotto, lo scafo blu di Vito Ferrarese

Il vicequestore Pietro Antonacci. Sotto, lo scafo blu di Vito Ferrarese

Omicidio Ferrarese: grazia parziale al vicequestore Pietro Antonacci

Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, proprio oggi 9 febbraio 2018 ha firmato un decreto di grazia parziale per l'ex vicequestore vicario ed ex capo della Squadra Mobile brindisina

MESAGNE - La notizia comincia a circolare, ma l'avvocato Carmelo Molfetta, che ha difeso Pietro Antonacci in tutti i gradi di giudizio, preferisce non commentare e non confermare o smentire. Ma le fonti dicono che il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, proprio oggi 9 febbraio 2018 ha firmato un decreto di grazia parziale per l'ex vicequestore vicario ed ex capo della Squadra Mobile brindisina, condannato in via definitiva dalla Corte di Cassazione a 15 anni e 6 mesi di reclusione per l'omicidio del contrabbandiere Vito Ferrarese avvenuto durante l'inseguimento di uno scafo blu nelle acque di Brindisi la notte tra il 14 e il 15 giugno del 1995.

Il decreto concede al vicequestore Pietro Antonacci 5 anni e 10 mesi di abbuono sulla pena complessiva, dopo le opportune verifiche svolte sulla condotta nei primi tre anni di detenzione presso il carcere militare di Santa Maria Capua Vetere. Considerando la riduzione, il periodo detentivo già trascorso, i tre mesi di liberazione anticipata che vanno computati per ogni anno di carcere già scontato, ad Antonacci resterebbero da trascorrere nell'istituto di pena militare ancora tre anni e 3 mesi circa di reclusione. ma è immaginabile che la famiglia chiederà al suo penalista di verificare ogni possibile strada per la libertà condizionale.

Antonacci, pur difendendosi sino all'ultimo, accettò in silenzio la condanna per omicidio, divenuta definitiva il 27 febbraio 2015 dopo la conferma da parte della Corte di Cassazione della sentenza del 23 gennaio 2013 della Corte d'Assise d'Appello di Taranto, e il 2 marzo di quello stesso 2015 si presentò spontaneamente al carcere militare accompagnato dall'avvocato Molfetta e da una figlia. Resta sempre sospeso il giudizio, invece, nei confronti del questore di Brindisi protempore, Francesco Forleo, dopo una diagnosi di malattia neurologica che impedirebbe che sia giudicabile. Va ricordato che a Mesagne, città di origine di Antonacci, si era creato anche un certo movimento di opinione a sostegno della non colpevolezza.

Lo scafo blu di Vito Ferrarese

Ma l'inchiesta della procura brindisina, affidata all'allora sostituto Leonardo Leone De Castris (oggi procuratore capo a Lecce), dimostrò che quella notte di metà giugno 2015 la caccia allo scafo blu su cui si trovavano due uomini, uno dei quali era Vito Ferrarese, fu il frutto di strategie deviate come la Sezione catturandi della Squadra mobile dell'epoca, che intratteneva - hanno stabilito i processi - rapporti anomali, e ben oltre i limiti accettabili dal punto di vista delle convenienze investigative, con alcuni grossi latitanti brindisini che controllavano dalle Bocche di Cattaro in Montenegro il traffico di sigarette, con una notevole disponibilità anche di armi.

Dall'elicottero fu aperto il fuoco contro il motoscafo dove non c'erano nè armi, nè latitanti, utilizzando una Beretta PM 12 e le pistole semiautomatiche in dotazione, ma anche bombe a mano. Quando il superstite dell'equipaggio dello scafo blu si arrese, perchè si era accorto che il compagno era stato colpito, il natante fu rimorchiato nel porto di Brindisi e proprio un membro della Sezione catturandi si occupò del compito di salire a bordo e occultarvi una mitraglietta, per dimostrare che la decisione di aprire il fuoco fu presa dopo che dall'elicottero era stata notata l'arma in mano ad uno dei contrabbandieri. Un depistaggio inizialmente riuscito, che successivamente si trasformò però in un boomerang.

Dall'inchiesta della procura emerse uno scenario in cui alcuni poliziotti assieme a esponenti del contrabbando locale organizzavano rapine ai danni di altre squadre di trafficanti di "bionde", inscenavano finti attentati e altrettanti finti rinvenimenti di armi (vere) di provenienza balcanica, fornite loro dai latitanti per simulare successi nell'opera di contrasto ai traffici illegali. Il giorno degli arresti, il 23 novembre del 1998, scattarono gli arresti per tutti. Forleo, che era diventato questore di Milano, fu raggiunto a Roma dall'ordinanza di custodia cautelare, mentre a Brindisi furono arrestati i funzionari e i poliziotti individuati nelle indagini. Pietro Antonacci ha sempre sostenuto di non aver mai aperto il fuoco, durante quel tragico inseguimento nelle acque al largo delle Saline di Punta della Contessa.

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