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Sabato, 27 Novembre 2021
Cronaca

Pasolini e "I ragazzi della via Appia": in scena, i detenuti-attori

Spettacolo conclusivo nella casa circondariale del laboratorio condotto da Sud Theatri. Si riprende a settembre

BRINDISI – Pausa estiva per il laboratorio teatrale che nei mesi scorsi ha visto la partecipazione di numerosi detenuti della casa circondariale di via Appia a Brindisi, alcuni dei quali hanno partecipato anche con  testi propri alla preparazione della piece che chiude la stagione, in attesa della ripresa delle attività a settembre. L’esperienza, che vede la piena disponibilità del direttore della casa circondariale, Anna Maria Dello Preite, del comandante e degli operatori della Polizia penitenziaria, è condotta dal compagnia Sud Theatri (che ringrazia per la collaborazione direttore e personale di custodia).

teatro nel carcere di brindisi (3)-2La “chiusa” dei primi quattro mesi di lavoro del laboratorio è andata in scena nel pomeriggio di venerdì scorso nella cappella del carcere davanti  a un folto pubblico di detenuti,  educatori e agenti della Polizia penitenziaria. Sul palcoscenico, nove ospiti della casa circondariale, che hanno interpretato i diversi ruoli dello spettacolo “I ragazzi della via Appia”, liberamente tratto dal film “Accattone” e al romanzo “Ragazzi di vita”, entrambi di Pier Paolo Pasolini.

La compagnia Sud Theatri (Franco Miccoli, Viviana Martucci, Marilù Sbano, Maria Antonietta Pagliara e Carla Orlandini, con la partecipazione al progetto anche di Onofrio Fortunato), ha potuto apprezzare nel corso dei primi mesi del laboratorio il forte e convinto impegno dei detenuti, che lascia ben sperare per il prosieguo di questa esperienza alla ripresa dopo l’estate, e l’indispensabile appoggio da parte della direzione da parte della casa circondariale di Brindisi.

Il coinvolgimento in una operazione culturale, l’affinamento delle capacità espressive, l’incontro con autori come Pier Paolo Pasolini ed altri che come lui hanno saputo raccontare gli aspetti più scomodi della società italiana e dell’emarginazione, hanno riscosso l’interesse che meritavano. In carcere raccontare è anche raccontarsi, e riscoprire se stessi.

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