Omicidio in via Appia: arrestato in ospedale uno dei due condannati

Eseguito dai carabinieri un ordine di carcerazione nei confronti del 36enne brindisino Gennaro Giuffrida, attualmente ricoverato presso l’ospedale Perrino di Brindisi, per un consistente residuo di pena perché riconosciuto colpevole di concorso in omicidio e tentato omicidio aggravato. Il 36enne è piantonato in ospedale dalla polizia penitenziaria

BRINDISI – Eseguito dai carabinieri un ordine di carcerazione nei confronti del 36enne brindisino Gennaro Giuffrida, attualmente ricoverato presso l’ospedale Perrino di Brindisi, per un consistente residuo di pena perché riconosciuto colpevole di concorso in omicidio e tentato omicidio aggravato. Il 36enne è piantonato in ospedale dalla polizia penitenziaria.

Gennaro Giuffrida a maggio del 2007 fu arrestato da polizia e carabinieri in Emulia Romagna insieme a Fabio Fornaro alias la Belva per l’omicidio di Daniele Carella avvenuto a Brindisi l’11 aprile dello stesso anno in via Appia, e deceduto tre giorni dopo. Gli investigatori accertarono che l'agguato era diretto al conducente dell'automobile, una Y10, su cui si trovava Carella, rimasto solamente ferito.

Giuffrida, che si è sempre dichiarato innocente, passò attraverso un lungo periodo di isolamento nel carcere di Opera, in provincia di Milano, poi in quelli di Villa Fastiggini, Fermo e Regina Coeli. In diverse occasioni (era il 2012) sia lui, attraverso una lettera al presidente della Repubblica, che la madre segnalarono episodi brutali di cui egli era vittima che lo portarono ad ammalarsi a dimagrire drasticamente e a essere colpito da crisi di panico e stati depressivi. A giugno del 2012 fu anche condannato a sei anni e sei mesi di carcere per l’operazione della polizia brindisina “Terra Bruciata”, che sgominò la banda di Sandro Antonino.

L’ultimo episodio che riguarda Gennaro Giuffrida risale ad aprile di quest’anno quando fu condannato a un anno e due mesi di carcere per tentata evasione e danneggiamento. Il 20 agosto del 2011 aveva tentato di evadere dal carcere di Montacuto (Ancona) aprendosi un varco nel muro della sua cella in corrispondenza di alcune tubazioni. Secondo la ricostruzione fatta fagli investigatori quel varco (che aveva nascosto con delle lenzuola) sarebbe servito per raggiungere i sotterranei del carcere e fuggire.  

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