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Cronaca

Concussione elettorale, Pietanza libero: “Credo nella magistratura”

“Grazie a chi mi è stato vicino”. Obbligo di dimora a Brindisi. Alla Multiservizi nessuna notifica

BRINDISI – Libero dopo cinque mesi trascorsi ai domiciliari: Daniele Pietanza da ieri dovrà rispettare solo l’obbligo di dimora nel Comune di Brindisi, dopo essere stato rinviato al giudizio del Tribunale con le accuse di concussione elettorale, per un audio su Whatsapp, peculato e abuso d’ufficio al termine dell’inchiesta nata attorno alla Multiservizi, la più importante partecipata dell’Amministrazione cittadina.

La libertà

daniele pietanza-3Il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Brindisi, Vittorio Testi, ha accolto l’istanza depositata all’indomani dell’udienza preliminare, dagli avvocati Livio Di Noi e Cinzia Cavallo. I penalisti hanno evidenziato il venir meno delle esigenze cautelari dopo cinque mesi trascorsi ristretto nella sua abitazione. Non è chiaro se lunedì tornerà a o meno al lavoro perché dalla sede della Multiservizi fanno sapere di non ave ricevuto, ad oggi, alcuna notifica. Vero è che la società si è già costituita parte civile nel processo.

Affronterà il dibattimento, Pietanza. Ha voluto rinunciare a riti alternativi che riconoscono una riduzione della pena, in caso di condanna, a seguito di una compressione del diritto di difesa. Lui intende difendersi e dimostrare, udienza dopo udienza, di essersi comportato correttamente. In primis di non aver minacciato nessuno durante il periodo delle elezioni amministrative di due anni, quando era candidato al Consiglio comunale, Pasquale Luperti, già assessore all’Urbanistica, e suo amico da anni.

I ringraziamenti

Tornato libero ha voluto ringraziare la famiglia e gli amici per essere stati sempre accanto a lui in questi mesi. E lo ha fatto scrivendo un post pubblicato sulla sua pagina Facebook: “Purtroppo il mio obbligato silenzio in questi mesi mi porta oggi ad esprimere il mio pensiero”, si legge. “Mamma diceva sempre: la vita è come una scatola di cioccolatini, non sai mai quello che ti capita. Ed è proprio così”.

L’impegno e la giustizia

“In molti sanno tutta la mia disponibilità e il mio impegno prestato per la cosa pubblica togliendo anche del tempo alla mia famiglia, ma a quanto pare non è servito a nulla. Avrò sbagliato”, ha scritto Pietanza. “Credevo e continuo a credere nel lavoro della magistratura, affronterò il processo con la massima serenità”.

“Vorrei ringraziare – ha poi scritto – in primis la mia compagna di vita che mi ha supportato e sopportato in questa situazione, mio fratello, i miei zii, i miei cugino e un grazie anche ai miei amici e a tutti coloro i quali mi sono stati vicini”. “Ora si va avanti nel percorso chiamato vita aggiungendo anche questa esperienza e rafforzandomi ancora di più”.

Le accuse

Al processo affronterà anche l’esame come imputato. Pietanza ha già avuto modo di respingere le accuse, in occasione dell’interrogatorio di garanzia, all’indomani della notifica dell’ordinanza di custodia cautelare ai domiciliari. Al gip disse:  “Non posso pagare per essere amico da una vita di Lino Luperti e per aver fatto più del mio lavoro: Lino lo conosco da anni, ho sempre simpatizzato per lui politicamente ma non ho mai minacciato nessuno per ottenere un voto in suo favore. Né tanto meno sono stato l’amministratore di fatto della Multiservizi. Falso anche che io abbia rubato pc del Comune e pneumatici della società”.

Il pubblico ministero Giuseppe De Nozza, di fronte agli elementi raccolti, aveva chiesto il carcere, evidenziando “la personalità dell’indagato e la sua concezione familiare della società Multiservizi che, nella ricostruzione del magistrato, sarebbe stata il “serbatoio elettorale” al servizio di Luperti, allora ricandidato consigliere comunale nella lista di Impego sociale, con Angela Carluccio poi eletta sindaco al secondo turno su Nando Marino.

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