Sabato, 12 Giugno 2021
Cronaca

Omicidio Presta: Solazzo confessa, in appello pena ridotta a 30 anni

L'imputato ha ammesso per la prima volta le sue responsabilità, senza tirare in ballo altre persone. In primo grado era stato condannato all'ergastolo

SAN DONACI – Trenta anni di reclusione per l’omicidio di Antonio Presta. La Corte d’Assise d’Appello di Lecce ha riformato la pena a carico del 45enne Carlo Solazzo, di San Donaci, che in primo grado di giudizio era stato condannato all’ergastolo dal tribunale. Si tratta di un delitto perpetrato in concorso con altre persone che non sono state ancora identificate.

Nel corso dell’udienza conclusiva del processo svoltasi nella giornata odierna (mercoledì 3 giugno), Solazzo, unico imputato, per la prima volta ha ammesso le sue responsabilità, senza tirare in ballo altre persone. La confessione è arrivata dopo la richiesta di conferma di condanna all’ergastolo con isolamento diurno formulata dalla procura generale nella precedente udienza. A seguito della confessione, sono intervenuti gli avvocati di Solazzo, Pasquale Annicchiarico e Ladislao Massari. Infine ha  preso nuovamente la parola l’accusa, che ritenendo la confessione strumentale, ha ribadito la richiesta di condanna al fine pena mai. La corte, composta dal presidente Vincenzo Scardia e Antonia Martalò giudice a latere, riunitasi in camera di consiglio, ha poi emesso la sentenza di condanna a 30 anni.

L’omicidio avvenne la sera del 5 settembre 2012 davanti a una sala giochi di San Donaci. Antonio Presta, figlio del collaboratore di giustizia Gianfranco Presta, fu prima raggiunto da numerosi colpi di pistola calibro 38 e infine colpito alla testa con il calcio di un fucile calibro 12 che si sarebbe inceppato. Come evidenziato dall’autopsia, fu il “violentissimo trauma cranico” a causare il decesso. Il delitto sarebbe maturato nell’ambito di contrasti per la gestione del traffico di sostanze stupefacenti. Mai prima d’ora Solazzo aveva ammesso le sue responsabilità.

Secondo la Dda di Lecce, il 45enne avrebbe agito in seno alla frangia della Sacra Corona Unita che operava nel settore della droga tra i comuni di San Donaci e Cellino San Marco. Due le parti civili: il padre della vittima, assistito dall’avvocato Francesco Maria De Giorgi, e l’amministrazione comunale di San Donaci, rappresentata in giudizio dall’avvocato Vincenzo Pennetta. 

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