Maltrattamenti a ultranovantenne: badante condannata a 3 anni

La donna era stata arrestata nel giro di due giorni dal commissariato di Ostuni, grazie al "Codice rosso"

OSTUNI – Era stata arrestata il 24 gennaio scorso a tempo di record, applicando la procedura del cosiddetto “Codice Rosso” ma anche sulla base delle indagini – lampo dei poliziotti del commissariato di Ostuni. E stamani la badante rumena V.F. di 51 anni, ha patteggiato una condanna a tre anni di reclusione davanti al giudice delle indagini preliminari del Tribunale di Brindisi. L’accusa, maltrattamenti aggravati ai danni di una anziana di Ostuni di 91 anni, che le era stata affidata nei primi giorni dello stesso mese di gennaio affinché se ne prendesse cura.

Ma non era trascorso molto tempo prima che uno dei figli della vittima si rendesse conto del peggioramento dello stato di prostrazione psicologica della madre, già ammalata grave, e della comparsa di lividi sospetti sul corpo della donna. Da qui a comunicare tale situazione alla Polizia di Stato il passo era stato breve: il 22 gennaio gli investigatori decidevano di procedere installando una microcamera nella camera da letto dell’anziana. E così furono ripresi gli strattoni, gli schiaffi e le percosse inflitte alla ultranovantenne dalla badante.

L’arresto, su ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip Maurizio Saso, su richiesta del pm Giovanni Marino, arrivò due giorni dopo. La badante fu tradotta nella sezione femminile del carcere di Borgo San Nicola a Lecce, dove ha trascorso due mesi e mezzo prima di essere assegnata agli arresti domiciliari in una abitazione di Fasano, mentre la famiglia della vittima si costituiva parte civile con l’avvocato Angelo Brescia.

Nella mattinata di oggi 9 luglio si è svolta la camera di consiglio davanti al gip Stefania De Angelis per decidere sulla istanza di patteggiamento avanzata dal difensore della badante, l’avvocato Marco Nacci. Applicando alla pena massima derivante dall’aggravante contestata (6 anni e 8 mesi) la diminuente di un terzo derivante da quanto previsto dal rito, e di un altro terzo dovuto dall’applicazioni delle attenuanti generiche, la richiesta – acquisito il consenso del pm Giovanni Marino – è stata definita in tre anni.

La badante è stata inoltre condannata dal gip, con motivazione contestuale, a 5 anni di interdizione e al pagamento delle spese di giustizia. La liquidazione della parte civile, non prevista dal rito ex articolo 444 del codice di procedura penale, avverrà in sede civile.

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