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Martedì, 18 Gennaio 2022
Cronaca

False visioni e truffa milionaria: condannata l'ex veggente Paola Catanzaro

Sette condanne, fra cui quella del marito della Catanzaro, e due assoluzioni al termine del proceso di primo grado su un raggiro da quattro milioni di euro

BRINDISI – Paola Catanzaro (già Paolo), conosciuta anche con il nome d’arte di Sveva Cardinale, è stata condannata alla pena di sei anni e sei mesi di reclusione per dei raggiri ai danni di alcune vittime che avrebbero versato significative somme di denaro, in cambio di benefici “divini” promessi dalla falsa veggente, per un ammontare totale pari a circa 4 milioni di euro. Condannato a 5 anni anche il marito della Catanzaro, Francesco Rizzo. Il giudice di Brindisi in composizione collegiale (presidente Genantonio Chiarelli, a latere Francesco Cacucci e Anna Guidone) ha pronunciato stasera (venerdì 19 dicembre) la sentenza che chiude il processo di primo grado scaturito da un’inchiesta che nel gennaio 2018 portò all’arresto di Catanzaro, alias il mistico. Sette imputati sono stati condannati. Altri due sono stati assolti. 

La pena più alta è stata dunque inflitta a Paola Catanzaro, difesa dall’avvocato Gianluca Palazzo, considerata l’artefice del raggiro, rispetto alla quale il pm Luca Miceli aveva formulato una richiesta di condanna pari a 10 anni. La richiesta nei confronti di Rizzo, anch’egli difeso da Gianluca Palazzo, era stata invece di sette anni e sei mesi. Queste le altre condanne: 3 anni a Pina Catanzaro, sorella di Paola, difesa dall’avvocato Ernestina Sicilia (richiesta di 6 anni e 6 mesi); 2 anni a Giuseppe Conte (richiesta di 6 anni e 6 mesi), Stefania Casciaro (richiesta di 4 anni) e Anna Casciaro (richiesta di 4 anni); un anno e otto messi ad Anna Picoco (richiesta di 2 anni). Assolte Addolorata Catanzaro, altra sorella di Paola, difesa dall’avvocato Giancarlo Camassa, e Lucia Borrelli, difesa dall’avvocato Massimo Chiusolo.  

Estinti per prescrizione i reati di truffa commessi fino al 15 agosto 2013, con conseguente rigetto delle domande civili proposte nell’interesse di 6 persone, una delle quali rappresentata dall’avvocato Michele Arcangelo Iaia. Riconosciuto invece il risarcimento danni (la cui liquidazione spetterà al giudice civile) nei confronti di altre tre parti civili.  Per Catanzaro è stata anche disposta l'interdizione dai pubblici uffici per cinque anni, oltre alla confisca di tre polizze assicurative di 6.323, 19.984 e 52.861 euro, e il dissequestro di una somma in denaro pari a 38.233 euro.

L’accusa è legata all’esistenza di un’”associazione per delinquere”. Il ruolo di promotore è stato contestato a Paola Catanzaro, che avrebbe avuto “compiti di decisione, pianificazione e individuazione delle vittime e delle azioni delittuose da compiere, nonché dei settori in cui investire i proventi dei delitti di scopo e ideatore del progetto delle croci, chiamato anche dei doni”. Gli altri sarebbero stati partecipi e in quanto tali, secondo il pm, avrebbero “fornito un costante contributo per la vita dell’associazione mettendosi a completa disposizione degli interessi del sodalizio, con il compito di avvicinare le vittime di turno, carpirne i segreti più intimi che poi venivano svelati a Catanzaro, la quale a sua volta li usava per suggestionare i malcapitati e far credere loro di avere poteri mistici e paranormali”. Avrebbero anche riscosso, secondo la contestazione, “le somme di denaro versate in contanti dalle vittime delle truffe e trasmesso loro i messaggi del mistico diretti a sugellare la fedeltà e il silenzio”. Con il progetto delle croci Paola Catanzaro avrebbe incassato quattro milioni di euro. Secondo l'accusa, non avrebbe dichiarato elementi attivi di reddito per complessivi 200mila euro, evadendo così le imposte dirette per circa 80mila euro.

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