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Bobo Aprile

Bobo Aprile

“Guidava manifestazione non autorizzata”: condannato Bobo Aprile

Un mese di arresto e 200 euro di ammenda al sindacalista del Cobas. La sentenza del giudice monocratico per un corteo degli Lsu il 10 marzo 2014 davanti al Comune: l’imputato presente in aula

BRINDISI – Colpevole di aver organizzato senza alcuna autorizzazione della questura, una manifestazione di protesta dei lavoratori socialmente utili davanti al Comune: il sindacalista del Cobas, Bobo Aprile, è stato condannato a un mese più un’ammenda di duecento euro. La sentenza è stata emessa oggi pomeriggio (25 novembre) dal giudice monocratico del Tribunale di Brindisi in relazione al corteo avvenuto il 10 marzo dello scorso anno, in piazza Matteotti, di fronte all’ingresso principale di Palazzo di città, dove si erano dati appuntamento i lavoratori socialmente utili in forza all’amministrazione cittadina, già da qualche giorno in sciopero per tensioni con il Comune legate al pagamento degli stipendi.

Secondo l’accusa Aprile sarebbe stato il promotore di quella protesta andata in scena senza la preventiva e necessaria comunicazione al questore, nei tre giorni precedenti. Lui, il sindacalista, non ha perso una sola udienza del dibattimento a suo carico, non il primo in verità visto che per l’attività in difesa dei diritti dei lavoratori, svolta sempre con passione, diverse volte è stato rinviato a giudizio.

Ma quella di oggi è la prima sentenza di condanna al termine di un processo in cui era unico imputato. Ed è stata la prima volta in pubblico dopo essere stato dimesso dall’ospedale, in  seguito a un infarto che nelle scorse settimane aveva reso necessario un ricovero nell’Unità di terapia intensiva coronarica dell’ospedale Antonio Perrino, dove gli è giunta una valanga di messaggi di auguri di pronta guarigione. Ma lui subito è tornato al suo posto alla testa delle vertenze.

Per conoscere le motivazioni alla base della decisione assunta dal giudice, in aderenza alle richieste del pubblico ministero, bisognerà aspettare sessanta giorni almeno, ma la difesa del più noto fra i volti del sindacalismo locale, affidata all’avvocato Ennio Masiello, ha già annunciato la volontà di fare ricorso in appello per ristabilire la verità dei fatti e affermare l’assoluta inconsistenza del fatto reato contestato.

Fonti di prova, come si legge a margine del capo di imputazione, sono le foto scattate quel giorno dagli agenti della Digos chiamati a intervenire come spesso accade quando si tratta di manifestazioni, cortei o picchettaggi: sono stati depositati due book con scatti in diversi momenti di quella giornata, nel primo sono state inserite16 foto, nell’altro 14, in ognuna si vede Bobo Aprile con il microfono e l’altoparlante sul cofano della sua auto.

Chi lo conosce bene sa che microfono e altoparlante sono diventati da anni parte di lui, non c’è manifestazione in cui non appaia in difesa dei lavoratori. E lo ha pure ricordato al giudice nel corso dell’udienza dello scorso 21 ottobre, quando si è sottoposto all’esame da imputato: in questa sede ha precisato di non aver organizzato in prima persona la manifestazione degli Lsu, ma di essere stato invitato, e che per quel che ne sapeva, il corteo era stato autorizzato. Anche perché l’agitazione dei lavoratori socialmente utili andava avanti già da giorni con la richiesta di incontrate il sindaco di Brindisi, Mimmo Consales.

Il processo che si è concluso nel pomeriggio odierno, scaturisce dalla decisione della difesa di opporsi al decreto penale di condanna al pagamento di una multa di 7.600 euro. A questo punto, si profila un ulteriore ricorso.


 

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