Corruzione a Cellino San Marco: condannati Ricchiuto ed Elia

L'imprenditore salentino e l'x assessore comunale, assieme al direttore Igeco protempore, Alfredo Bruno, giudicati col rito ordinario

Tommaso Ricchiuto, imprenditore e all’epoca dei fatti al vertice della società Igeco, condannato a 4 anni e 6 mesi di reclusione; Alfredo Bruno, direttore della stessa impresa, condannato a 3 anni; l’ex assessore del Cellino San Marco, Gabriele Elia, l’unico tra gli imputati di quella amministrazione civica a non scegliere riti alternativi, condannato a 6 anni e 6 mesi. Reati uniti sotto il vincolo della continuazione per Elia; attenuanti generiche prevalenti sulle aggravanti per Bruno. Interdizione perpetua dai pubblici uffici per tutti, e divieto di contrattare con la pubblica amministrazione per tre anni. Risarcimento del danno in solido alla parte civile Comune di Cellino San Marco, costituitosi con l'avvocato Cosimo Pagliara, e liquidazione da stabilire in sede civile. Pagamento spese processuali e di costituzione di parte civile (per quest’ultima 5mila euro).

Finisce così il primo grado di giudizio per gli ultimi tre imputati non ancora giudicati dell’indagine “Do ut Des”, scattata all’alba del 10 aprile 2015 con quattordici arresti dopo una complessa indagine diretta dalla Procura di Brindisi e condotta dai carabinieri della compagnia del capoluogo, della stazione di Cellino San Marco e del Nucleo investigativo provinciale: oltre agli imprenditori, anche sindaco e giunta (tranne l’unica donna tra gli assessori, non coinvolta nei fatti), e altri soggetti esterni, tutti già condannati negli anni scorsi con concordato di pena (patteggiamento), e poi citati nel giudizio con rito ordinario in veste di testimoni.

Si vedrà all’atto del deposito delle motivazioni quanto abbia influito nella decisione della sezione penale del Tribunale di Brindisi la deposizione resa in aula il 9 marzo 2018 dall’ex sindaco Francesco Cascione sui rapporti con Tommaso Ricchiuto e la Igeco. Ricchiuto e Bruno erano imputati in concorso di corruzione in relazione agli incarichi ricoperti in seno alla Igeco Costruzioni spa, “società che si era aggiudicata in via definitiva l’appalto per i servizi di igiene urbana nel comune di Cellino, per l’importo di tre milioni e 397.844,01 euro”.

Le dazioni di denaro, riporta il capo d’imputazione, sarebbero state pari a “ventimila euro ogni tre-quattro mesi”, e sarebbero state “promesse”. Ricchiuto e Bruno, inoltre, “promettevano l’assunzione a tempo pieno di due lavoratori” part-time “affinché tutti si adoperassero ad omettere o a fattivamente compiere plurimi atti contrari comunque imputabili all’amministrazione comunale di Cellino e in particolare per ricevere illeciti vantaggi personali e in favore della Igeco”.

“Illeciti vantaggi da conseguirsi attraverso la nomina di un direttore dell’esecuzione del contratto a loro gradito, attraverso la conseguente omessa contestazione di inadempienze nell’espletamento del servizio”. L’ex sindaco, in aula nel corso della sua deposizione in qualità di teste, parlò di due tangenti di 10mila e settemila euro ricevute da Ricchiuto, con il quale aveva avuto alcuni incontri.

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Nel corso della stessa udienza, l’ex assessore Gabriele Elia, difeso dall'avvocato Giancarlo Camassa, in chiusura rese dichiarazioni spontanee affermando di non aver mai partecipato ad alcuna spartizione di tangenti e di non aver mai preso un euro, parlando dei suoi contrasti politici con Cascione. Il fatto di aver scelto il rito ordinario non gli ha consentito di usufruire dello stesso sconto di pena ottenuto da chi in precedenza aveva patteggiato, anche in riferimento altri episodi cristallizzati dall’indagine dell’Arma e della Procura della Repubblica di Brindisi, un lavoro che già nel maggio del 2014 aveva condotto allo scioglimento in base alla normativa antimafia del consiglio comunale a Cellino San Marco, solo una anticipazione del blitz di un anno dopo.

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