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Sabato, 13 Aprile 2024
Cronaca

Carichi di droga dall’Albania stoccati nei garage di Brindisi: cinque condanne

Inflitte pene fino a un massimo di 14 anni e 8 mesi al termini del processo, in abbreviato, scaturito dall’operazione “Sincro”

BRINDISI – Inflitte pene fino a un massimo di 14 anni e 8 mesi di reclusione al termine del processo celebrato con rito abbreviato su una serie di presunti episodi di spaccio di marijuana proveniente dall’Albania e stoccata in alcuni nascondigli nella periferia di Brindisi. Si tratta del procedimento scaturito dall’operazione “Sincro”, che nel marzo 2021 portò all’arresto di sei persone in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip del tribunale di Lecce, su richiesta del pm del tribunale di Lecce, Giovanna Cannarile, che coordinò le indagini in sinergia con il sostituto procuratore presso la Procura di Brindisi, applicato presso la Dda salentina, Luca Miceli. Agli imputati, tutti brindisini, è stata contestata l’accusa di associazione per delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti importate dal Paese delle aquile. 

La sentenza è stata emessa nella giornata di venerdì (25 febbraio) dal gup del tribunale del tribunale di Lecce, Alessandra Sermarini. Queste le condanne: Massimiliano Morleo, difeso dall'avvocato Raffaele Mascolo del foro di Bari, 14 anni e 8 mesi (richiesta 15 anni 8 mesi); Luigi Lorenzo, difeso dagli avvocati Daniela d'Amuri e Luca Cianfaroni del foro di Firenze, 14 anni e 8 mesi (richiesta 15 anni e 6 mesi); Marco Lavino, difeso da Laura Beltrami, 8 anni e 8 mesi (richiesta 9 anni e 2 mesi, riconosciuto il vincolo della continuazione con dei reati per cui è stato condannato con sentenza diventata irrevocabile nel dicembre 2019); Antonio Pierri, difeso dall’avvocato Daniela D’Amuri, 8 anni (richiesta di 9 anni e 6 mesi); Dario Gorgoni, difeso da Giuseppe Guastella, 7 anni e 4 mesi (richiesta 8 anni e 8 mesi). Oronzo Lorenzo, difeso da Daniela D’Amuri, aveva patteggiato una pena pari a un anno e tre mesi di reclusione da unire in continuazione ad una precedente condanna di un anno e 10 mesi di reclusione. 

Nei mesi scorsi Massimiliano Morleo ha avviato un percorso di collaborazione con la giustizia ed è stato sottoposto ad un programma di protezione. Tale programma è stato invece rifiutato dalla figlia, che, come si apprende dal legale Daniela D’Amuri, si è dissociata dalla scelta del padre. La stessa è anche moglie di Luigi Lorenzo. 

L’indagine, condotta dai carabinieri della compagnia di Brindisi, partì nel gennaio 2019, a seguito di una intercettazione effettuata dagli investigatori nell’ambito di un altro procedimento, in cui il fratello di uno degli indagati parlava di dissapori nei confronti del congiunto “derivanti dalla conduzione troppo egoistica degli affari illeciti in materia di stupefacenti”. Da lì i carabinieri accesero un faro sul sodalizio presumibilmente capeggiato da Luigi Lorenzo e Massimiliano Morleo. 

Le forze dell’ordine hanno scoperto quattro diversi luoghi di ricovero e occultamento dello stupefacente (uno in centro, tre al rione Cappuccini). Su input dei colleghi di Brindisi, i carabinieri di Villapiana di Scalo (Cosenza) il 17 ottobre 2019 bloccarono un furgone Renault Transit a bordo del quale si trovavano 55 chilogrammi di marijuana occultati nel cassone, provenienti proprio da uno dei covi individuati nella periferia di Brindisi. L’11 novembre 2019 venne invece arrestato in flagranza di reato uno degli indagati, sorpreso con 142 chilogrammi di marijuana all’interno di un garage nella sua disponibilità. Nel corso dell’attività investigativa sono stati sequestrati 417 chili di marijuana e 73 grammi di cocaina, di cui sono state documentate oltre 50 cessioni. 

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