Cronaca

Briganti e brigantesse: un nuovo stato unitario che non stava bene al Sud

Una conferenza sui briganti e le brigantesse in terra di Brindisi si è svolta martedì presso l’Albergo Internazionale per iniziativa del Rotary International Club Brindisi. A relazionare sull’argomento il professor Antonio Mario Caputo, che in apertura di conferenza ha voluto rendere omaggio al dottor Ferruccio Perretti, uno dei soci storici del club scomparso il 5 aprile 2013

BRINDISI - Una conferenza sui briganti e le brigantesse in terra di Brindisi si è svolta martedì presso l’Albergo Internazionale per iniziativa del Rotary International Club Brindisi. A relazionare sull’argomento il professor Antonio Mario Caputo, che in apertura di conferenza ha voluto rendere omaggio al dottor Ferruccio Perretti, uno dei soci storici del club scomparso il 5 aprile 2013. “Io devo molto al dottor Ferruccio Perretti. Mi ha inserito nell’amore della storia e della ricerca. Ho voluto omaggiarlo questa sera perché fu lui a dirmi che avrei dovuto fare una ricerca riguardante il brigantaggio, che poi non è durato più di dodici, tredici mesi in Terra di Brindisi”, afferma il professor Caputo.

Caputo e i relatori-2Il dottor Perretti, dopo una conferenza tenuta da Caputo il 14 aprile del 2011 su “I brindisini nel Risorgimento” chiese, infatti, al professore di continuare nella ricerca spostando l’attenzione  sul fenomeno del brigantaggio nelle nostre terre. “Mi precisò”, spiega Caputo, “che sarebbe stato preferibile condurre una ricerca documentale basata su corrispondenze, testimonianze, documenti, verbali, memorie scritte, sentenze e disposizioni ministeriali. La  bibliografia”, prosegue ancora Caputo, “mi disse il dottor Perretti, era già di vasto dominio per cui egli preferiva qualcosa d’altro”. “Il dottor Ferruccio Perretti venne meno, purtroppo, il 5 aprile 2013, senza che gli avessi fatto ascoltare quanto fin lì preparato e scritto”.

E quindi ieri il professor Caputo ha presentato la sua ricerca su Briganti e Brigantesse in Terra di Brindisi, ricordando in apertura della stessa quanto “i tanto vituperati Borbone,  quando si insediò il regno sabaudo in quella che si doveva considerare un’Italia ormai libera, furono rimpianti da più italiani meridionali e non solo. Si accesero così conflitti tra i sostenitori del vecchio governo e tra gli aderenti al nuovo governo e tra chi, usando il trasformismo, era passato dal vecchio al nuovo regime”, spiega Caputo, che ha quindi proseguito leggendo un brano tratto da un articolo del giornale “Il cittadino leccese” del 1862 nel quale si raccontava dei ripetuti sbarchi di centinaia di briganti sulle coste salentine.

Il pubblico della conferenza-2Il professore ha quindi ricordato l’episodio in cui il brigante di Grottaglie, Don Ciro Annicchiarico, s’intrufolò di nascosto, il 5 marzo 1855 nel palazzo di Don Giacomo Montenegro, a Brindisi, per sfuggire ai suoi persecutori. Caputo ha ricordato ancora che il fenomeno del brigantaggio nella terra di Salento, all’epoca Terra d’Otranto, che “ebbe momenti di massimo sviluppo alimentato dalla ribellione post-unitaria”. “Formato da sbandati dello sconfitto esercito borbonico, ma anche contadini, braccianti e pastori che per sottrarsi alla miseria e alla disperazione si diedero alla macchia e, dandosi alla macchia, si diedero alla violenza”.

Il professore ricorda inoltre che nel periodo risorgimentale fu nominata la Commissione parlamentare d’inchiesta sul brigantaggio nelle province meridionali e che essa era composta da numerosi deputati tra i quali l’onorevole tarantino Giuseppe Massari. Per Caputo, al di là dei documenti raccolti dalla Commissione, si può affermare che “la causa vera, la radice dell’esplosione rabbiosa e disperata della classe più povera, angariata e vilipesa della società meridionale, va ricercata nello stato di grande, grandissima miseria ed abbrutimento in cui essa viveva e si dibatteva, vittima di secolari ingiustizie e sopraffazioni esercitate da feudatari, possidenti e cosiddetti galantuomini”.

La conferenza è proseguita poi con il ricordo della corrispondenza datata 1863 dello scrittore e studioso di meridionalismo, Francesco Saverio Sipari, che descrisse la situazione di miseria del contadino di quel tempo e con il commento alla corrispondenza di Sipari, di Benedetto Croce nella sua Storia del regno di Napoli. Caputo continua ricordando la delusione degli auspici e delle speranze nate con il nuovo stato di risanare le situazioni di estremo disagio, ricordando la burocrazia, la coscrizione obbligatoria, l’aumento dei prezzi dei generi di prima necessità e l’esoso fiscalismo imposto dal nuovo stato unitario.

L'intervento di Criscuolo-2Infine, la figura del sergente–brigante Pasquale Domenico Romano di Gioia del Colle e degli esponenti del brigantaggio brindisino, il sistema di lotta brigantesca, che era quello classico della guerriglia, gli obiettivi preferiti dalle bande di briganti, ossia le masserie, “quelle del Brindisino vissero il periodo più travagliato della loro storia”. 

E della storia delle brigantesse che supportarono i loro uomini nelle loro azioni, Caputo evidenzia che la loro storia è stata “essenzialmente storia di abusi e di violenze quotidiane che venivano esercitate a diverso titolo e diverse forme. È stata storia  fatta per lo più di silenziose sofferenze, di desideri ogni volta repressi, di tante vittime innocenti, di tentativi di affrancamento dalla subalternità familiare, di prime eroiche emancipazioni, di rifiuto di un ruolo di rassegnazione e di sudditanza”.

E conclude: “La storia, a volte ingrata, è inutile dire che ricorda più i fatti legati al brigantaggio maschile che non a quello femminile”. La conferenza è terminata con un breve intervento conclusivo del segretario del Rotary International, Salvatore Munafò e del dottor Mario Criscuolo che ha portato il suo ricordo personale del socio rotariano scomparso qualche giorno fa, Roberto Di Campi.

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