"Confiscare la colmata di British Gas"

BRINDISI – L’ultimo caposaldo attorno al quale si svilupperà la battaglia finale del processo British Gas, come ampiamente previsto, è quell’ex specchio di porto esterno interrato con centinaia di carichi di materiale inerte sino al 12 febbraio 2007, quando scattò l’operazione High Confidential della procura di Brindisi, affidata alla Digos ed alla Guardia di Finanza. Tra gli arrestati per corruzione, falso e occupazione abusiva di area demaniale marittima il presidente di Bg Italia, alcuni manager del potente gruppo energetico britannico che sulla colmata voleva (e vuole) costruire un rigassificatore da 8 miliardi di metri cubi l’anno, l’ex sindaco di Brindisi, Giovanni Antonino, e l’agente marittimo Luca Scagliarini, la stessa coppia che all’epoca dei fatti avrebbe ricevuto, secondo le accuse, tangenti sotto forma di consulenze ad una società intestata alle mogli.

L'aula del processo British Gas

BRINDISI – L’ultimo caposaldo attorno al quale si svilupperà la battaglia finale del processo British Gas, come ampiamente previsto, è quell’ex specchio di porto esterno interrato con centinaia di carichi di materiale inerte sino al 12 febbraio 2007, quando scattò l’operazione High Confidential della procura di Brindisi, affidata alla Digos ed alla Guardia di Finanza. Tra gli arrestati per corruzione, falso e occupazione abusiva di area demaniale marittima il presidente di Bg Italia, alcuni manager del potente gruppo energetico britannico che sulla colmata voleva (e vuole) costruire un rigassificatore da 8 miliardi di metri cubi l’anno, l’ex sindaco di Brindisi, Giovanni Antonino, e l’agente marittimo Luca Scagliarini, la stessa coppia che all’epoca dei fatti avrebbe ricevuto, secondo le accuse, tangenti sotto forma di consulenze ad una società terza.

Ma l’avvento delle nuove normative dovute alla gestione della giustizia dei governi guidati da Silvio Berlusconi ha trasformato in reati prescritti quasi tutti i capi di imputazione, fatta eccezione per uno: quello della violazione al Codice della Navigazione, l’occupazione abusiva di un tratto di demanio marittimo, con la conseguenza che per tutti gli intrecci affiorati nelle indagini tra affari, pubblica amministrazione e – perché no – politica, il pm Giuseppe De Nozza che condusse le indagini assieme alla collega Silvia Nastasia, ha dovuto appunto chiedere il riconoscimento dell’intervenuta prescrizione, mentre per Franco Fassio, il presidente pro tempore di Bg Italia, e gli altri manager del board dell’epoca solo il riconoscimento della colpevolezza nell’acquisizione di un atto sostitutivo di concessione demaniale marittima, "raffinatezza concettuale" per aggirare l’ostacolo costituito da un’opera nemmeno prevista nel Piano regolatore portuale.

Se sarà condannato alla pena richiesta dal pm De Nozza, dunque, Fassio se la caverà con cinque mesi. Gli altri hanno già oblato in via preliminare. Ma non è questo il problema per British Gas – Brindisi Lng: il punto è che il pm ha chiesto che il tribunale disponga la confisca della colmata di Capo Bianco, e disponga come misura interdittiva la revoca della autorizzazioni concesse dai vari enti competenti. Insomma, sarebbe la fine del progetto così come è stato ostinatamente voluto dall’azienda inglese, e cioè dentro al porto di Brindisi, e non fuori in un altro sito lungo la costa, né tanto meno off-shore come quello di Rovigo. Bisognerebbe aspettare poi come minimo altri due anni o tre, per avere anche i giudizi di Appello e della Cassazione. Rinvii su rinvii per una operazione che British gas immaginava cantierizzata nella parte impiantistica e conclusa già attorno al 2010-2011.

Insomma, il parere positivo della Commissione ministeriale per la Valutazione di impatto ambientale rischia di diventare davvero inutile, a parte il fatto che la marea di prescrizioni che l’accompagnano hanno indotto l’azienda a ricorrere alla giustizia amministrativa, ma intanto ad adeguarsi, e i tempi dei lavori non saranno comunque più gli stessi. Una specie di “Ponte sul fiume Kwai”, questo rigassificatore, in cui però gli inglesi questa volta rischiano di perdere, e se anche il governo Monti dovesse dare l’ok alla riattivazione dell’autorizzazione del gennaio 2003, sospesa nell’autunno 2007 da Bersani sotto la minaccia di procedura d’infrazione da parte della Ue, torniamo al punto: cosa deciderà il tribunale di Brindisi? Se il collegio di primo grado valuterà fondate le ragioni dell’accusa, non ci sarà autorizzazione che tenga, e allora a Capo Bianco, come scrisse un inviato del Financial Time, Guy Dinmore, la colmata servirà solo ai gabbiani almeno sino alla sentenza della Cassazione.

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Senza contare poi, i risarcimenti. L’avvocato della Regione Puglia, una delle parti civili, concluderà alla prossima udienza, ma intanto si sa già cosa hanno chiesto le altre: per il Comune di Brindisi, l’avvocato Vito Epifani ha chiesto 2 miliardi di euro di risarcimenti, e 500 milioni di provvisionale, per i gravi danni patiti dall’economia cittadina a causa della vicenda; la richiesta dell’avvocato Fabio Di Bello per la Provincia è ancora più pesante, tre miliardi di euro (ma “solo” 50 milioni di provvisionale); per Legambiente, l’avvocato Luigi Massimo Aquaro ha chiesto un milione di euro e 500mila euro di provvisionale; per il Wwf e per Italia Nostra (la prima associazione a costituirsi) l’avvocato Antonio Caiulo ha chiesto 100 milioni di euro di danni e una provvisionale di 1 milione di euro per ciascuna delle associazioni rappresentate. In totale, esclusa la Regione Puglia, le richieste di risarcimento ammontano già a 5 miliardi e 201 milioni di euro, e a 552 milioni e 500 mila euro le provvisionali. Dalla prossima udienza, ultima delle parti civili e poi le difese. Numerose e molto agguerrite, a partire da Giulia Bongiorno.

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