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Il consigliere regionale Mauro Vizzino

Il consigliere regionale Mauro Vizzino

Consigliere regionale imputato per peculato, sentiti 30 testi del pm

L’accusa mossa nei confronti di Mauro Vizzino e Alessandro Coccioli: dichiarazioni tra conferme e smentite

BRINDISI – Sfilata dei testimoni del pubblico ministero nel processo in cui è imputato il consigliere regionale Mauro Vizzino con l’accusa di peculato continuato assieme ad Alessandro Coccioli in relazione a prestazioni sanitarie per 1.192 euro che avrebbero fatto risultare come non eseguite e rimborsate, presso lo sportello Cup di Mesagne, dove lavorano entrambi come impiegati.

I testimoni

Questa mattina, davanti al Tribunale di Brindisi, sono stati ascoltati trenta testi, i cui nomi figurano nelle informative di reato raccolte in fase di indagini dai carabinieri del Nas, indicati come destinatari di prestazioni sanitarie per le quali c’è stato il rimborso. Alcuni hanno confermato l’impostazione sostenuta inizialmente dal pubblico ministero Milto Stefano De Nozza, altri hanno negato, qualcuno non ha riconosciuto come propria la firma apposta sui documenti e qualche altro ha riferito di non aver mai visto allo sportello due uomini, ma una donna. La lista dei testimoni del rappresentante della pubblica accusa ne comprende altri sei, citati per la prossima udienza che dovrebbe svolgersi in primavera davanti al collegio presieduto da Domenico Cucchiara.

Anche oggi era assente il consigliere Vizzino, 36 anni eletto nel 2015 nella lista Emiliano sindaco di Puglia e difeso dagli avvocati Alessandro Dell’Aquila e Francesco Sisto. Era impegnato a Bari. Al contrario, Coccioli era presente, così come è avvenuto sin dall’inizio del processo, al fianco del suo avvocato difensore, Cosimo Loderserto.

La Asl parte civile

Nel processo, parte civile è la Asl, rappresentata dall’avvocato Carmela Roma, a cui è stato affidato l’incarico di rappresentare e difendere in giudizio gli interessi e l’immagine dell’Azienda sanitaria locale, attraverso una richiesta di risarcimento danni.

I fatti contestati si riferiscono al periodo compreso tra il 2009 al 2012: secondo il pm, i due dipendenti della ditta Svimservice, che gestiva all'epoca dei fatti il servizio prenotazioni delle prestazioni erogate attraverso il Cup dalla Asl di Brindisi, avrebbero fatto  risultare non eseguite alcune prestazioni che lo erano invece state, tramite uno storno inserito nel sistema informatico. In tal modo sarebbero state attivate procedure di falsa restituzione ai pazienti di diversi importi che variano dai 4 ai 70 euro, per un totale pari a 1.191 euro. “Nessuna somma veniva realmente restituita” e secondo questa impostazione, gli imputati “si appropriavano degli importi”. Accusa respinta da Vizzino e Coccioli, i quali hanno scelto il processo dibattimentale per dimostrare la correttezza della propria condotta.



 

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