Cronaca

Consiglio comunale solo per la surroga del neo assessore, poi l'aula si svuota  

Consiglio comunale lampo, roba da guinness dei primati: il tempo della surroga del neo assessore ai Servizi sociali Antonio Manfreda, per Impegno sociale, con il primo nei non eletti, Vito Gloria. Con numero legale garantito da un ex della maggioranza, Luigi Sergi (ex Scelta civica): appena archiviata la "pratica" che da oggi assicura un uomo in più per il centrosinistra, Pd & Co hanno lasciato l'aula

BRINDISI – Consiglio comunale lampo, roba da guinness dei primati: il tempo della surroga del neo assessore ai Servizi sociali Antonio Manfreda, per Impegno sociale, con il primo nei non eletti, Vito Gloria. Con numero legale garantito da un ex della maggioranza, Luigi Sergi (ex Scelta civica): appena archiviata la “pratica” che da oggi assicura un uomo in più per il centrosinistra, Pd & Co hanno lasciato l’aula.

Se ne sono andati chi per impegni di lavoro, chi per un caffè, chi per commissioni di famiglia proprio mentre stavano arrivando i contestatori dell’opposizione che mai avrebbero immaginato che proprio oggi i consiglieri di maggioranza sarebbero stati puntuali, presentandosi tra le 8.30 e le vito gloria-29. Risultato? La seduta è stata sciolta per mancanza del numero legale, di conseguenza la discussione sul piano parcheggi proposta da Riccardo Rossi è saltata, rimandata a data da destinarsi, non appena la conferenza dei capigruppo sarà convocata per stabilire la data del ritorno in Assise.

Tutto si è consumato in venti minuti, dalle 9 alle 9.20: al suono della campanella c’erano il sindaco Mimmo Consales, Salvatore Brigante, Maurizio Colella, Massimiliano Cursi, Pino D’Andria, Ferruccio Di Noi, Antonio Elefante, Giampiero Epifani, Antonio Ferrari, Enrico Latini, Luciano Loiacono, Toni Muccio, Massimo Pagliara, Carmelo Palazzo, Salvatore Valentino. E appunto Sergi, proprio lui che negli ultimi mesi ha sempre sparato contro la maggioranza definendola “immobile” se non addirittura assente dalla città e sorda rispetto ai problemi, motivi per i quali si è  avvicinato a Massimiliano Oggiano, tanto che ha pure incontrato Raffaele Fitto quando l’ex ministro è stato a Brindisi per la presentazione dei candidati alle regionali.

Mancavano Francesco Cannalire di Iniziativa Democratica-Api e Francesco Renna di Brindisi tutti, da settimane in rotta di collisione con il sindaco: il primo in realtà ha aspettato fuori sino a quando la seduta non è stata dichiarata aperta, poi ha votato per la surroga (erano in 18) mentre del secondo nessuna traccia. Silenzio assoluto dopo la richiesta di azzeramento della Giunta, di cui – come ormai è noto – non fa più parte Iniziativa democratica da quando Antonio Ingrosso ha rimesso le deleghe all’industria, allo Sport e alla Casa.

aula consiliare comune di brindisi vuota-2Ad accendere la miccia che ha fatto infiammare gli animi di Rossi, così come Oggiano dei Conservatori e Riformisti anche lui firmatario di un ordine del giorno da discutere in Consiglio e di Mauro D’Attis di Fi (capo dell’opposizione di centrodestra) è stato Salvatore Brigante, portavoce del Pd in Aula: “Chiedo la verifica del numero legale”, ha detto subito dopo che Gloria ha preso posto sedendosi accanto a Carmelo Palazzo. C’è stata la conta e si è scoperto che a essere presenti erano appena in dieci: il sindaco, il presidente del Consiglio Loaicono, il suo vice Guadalupi, Brigante, Cannalire, D’Andria, Palazzo, Valentino, Gloria e Rossi. A distanza di qualche minuto, nuova campanella, ma niente da fare: 14 consiglieri in Aula, vale a dire il sindaco, Cannalire, Colella, D’Andria, Epifani, Giannace, Guadalupi, Licchello, Loiacono, Gloria, Palazzo, Pisanelli, Valentino e Rossi. Fine dei lavori. Inizio delle polemiche, fuoco incrociato, veleni in quantità.

“Non si fa che perdere tempo”, ha detto Rossi di Brindisi Bene Comune che sperava, forse con troppo ottimismo, di riuscire a rimettere in discussione il piano dei posteggi varato dalla Giunta lo scorso mese di giugno, con annullamento del pass per i residenti e aumento del ticket per la sosta: “E’ nell’interesse della città discutere, confrontarsi e organizzare in maniera differente il piano della mobilità”, ha spiegato. “E invece si gioca in questo modo, è davvero una vergogna”.

Il sindaco l’ha sentito e ha risposto: “La vera vergogna siete voi”, riferendosi all’assenza dei consiglieri di opposizione che avrebbero dovuto giovanni brigante e mauro d'attis-2presentare gli ordini del giorno inseriti nell’elenco degli argomenti. Per quale motivo erano assenti? “Non ero assente, ho fatto solo qualche minuto di ritardo perché ho accompagnato mia figlia a scuola”, dice Oggiano. “Quando mai la maggioranza è stata puntuale, è chiaro che l’hanno fatto ad hoc”. A rincarare la dose D’Attis in coppia con Giovanni Brigante di Sviluppo e Lavoro, “sorpresi” al bar del Comune davanti a un caffè: “La vergogna è del sindaco che ha accettato di avere il voto di Sergi sul quale ne ha dette di tutti i colori, persino sostenendo di essere pronto a riferire certe cose in sedi opportune, per avere l’ingresso in Aula di Gloria che vuol dire un voto in più, necessario ora più che mai viste le fibrillazioni interne alla coalizione”.

“La verità è che a loro (sindaco & co, ndr) interessava unicamente aggiungere un tassello più dopo quelli che hanno perso”, sostiene Brigante, cugino dell’altro Brigante. “Io alle 9,15 ero qui in Comune, evidentemente non volevano discutere del piano parcheggi”. Fuori, del centrosinistra alle 9,30 non c’era più nessuno.

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