Cronaca

Contenziosi Tarsu, il Comune vuol far cassa: nel mirino suore, chiese e aziende

Accertamenti a tappeto per fare cassa fra Tarsu e Imu. Non si salva nessuno dei contribuenti brindisini, non le persone fisiche, le imprese o le società. Neppure le suore: la Congregazione di San Antonio è stata chiamata a versare quasi 466mila euro a titolo di tassa per la raccolta dei rifiuti solidi urbani

BRINDISI –  Accertamenti a tappeto per fare cassa fra Tarsu e Imu. Non si salva nessuno dei contribuenti brindisini, non le persone fisiche,  le imprese o le società. Neppure le suore: la Congregazione di San Antonio è stata chiamata a versare quasi 466mila euro a titolo di tassa per la raccolta dei rifiuti solidi urbani, dal 2010 ad oggi, stando ai conteggi del Comune di Brindisi che nei giorni scorsi ha fatto recapitare l’accertamento presso la sede del quartiere Casale.

La lettera è partita dal settore Servizi finanziari di Palazzo di città, dove è in corso una verifica capillare della posizione dei contribuenti brindisini ritenuti morosi, in collaborazione con la società Abaco, titolare del servizio di riscossione dei tributi per conto dell’amministrazione, a cui è stato chiesto un aggiornamento della banca dati, allo scopo di stanare sacche di irregolarità  che penalizzano le casse pubbliche. Bisognose di ossigeno, a maggior ragione dopo lo sforamento del patto di stabilità legato alla copertura della perdita contabilizzata dalla partecipata Multiservizi.

Nell’elenco, sotto la voce Chiese ed istituti di culto, è spuntata anche la congregazione delle suore che non avrebbe adempiuto all’obbligo del pagamento della Tarsu per gli anni 2010, 2011 e 2012. Per quelli precedenti il Comune non può più pretendere nulla essendo intervenuta la prescrizione come causa di estinzione di ogni richiesta (sono trascorsi cinque anni). Per non perdere anche l’anno 2010, l’amministrazione ha innestato marce alte tanto è vero che è stato notificato l’invito al pagamento, ricordando che se il versamento dovesse avvenire entro un certo termine, il contribuente (la Congregazione appunto) ha diritto a ottenere un abbattimento che, in questo caso, nella misura di centomila euro.

Avvisi di avvenuti accertamenti sono stati notificati anche presso 25 chiese del capoluogo, per un totale di un milione e 200mila euro, chiesti sempre a titolo di Tarsu dal 2010 al 2012. Discorso a parte per la Cattedrale, poiché in questo caso sono ancora in fase di verifica le piantine dei luoghi non di culto sui quali il Comune pretende il pagamento della tassa. E non esclude neppure un sopralluogo. Nel frattempo l’ente ha avviato una “interlocuzione” con la Chiesa locale e l’altro ieri c’è stato il primo incontro per la definizione bonaria del caso: per il vescovo, c’era il suo vicario, mentre per l’Amministrazione l’assessore al Bilancio Carmela Lo Martire.

“Non si tratta di un meccanismo punitivo, ma di un intervento necessario per garantire l’equilibrio necessario in favore della collettività”, tiene a precisare la titolare della delega. “In tal modo, solo attraverso la contribuzione di tutti, chiese comprese, è possibile mantenere il finanziamento delle spese sociali”.

La stessa ratio è alla base delle verifiche rispetto alle “caserme”, anche in questo caso per il pagamento della Tarsu: sono in fase di controllo le piantine dei luoghi occupati dai Carabinieri, dalla Finanza, dalla Polizia, dalla Forestale e tutto quello che attiene all’Arsenale della Marina Militare. Per questa tipologia di contribuenti sarebbe stata riscontrata qualche difficoltà nel reperimento delle “mappe” spesso segretate per motivi militari.

E’ stato ritenuto non sufficiente il pagamento della Tarsu da parte della società Aeroporti di Puglia Spa: il confronto tra quanto versato e quanto invece dovuto, secondo il Comune, ammonta a 300mila euro circa, somma che raddoppia con l’applicazione della sanzione legata al ritardo. L’importo si riferisce a una differenza di circa cinquemila metri quadrati ed è relativo al periodo 2009 -2012. L’accertamento è stato notificato già nel 2014 e quindi non c’è prescrizione. Aeroporti di Puglia ha impugnato la richiesta in sede di Commissione tributaria dove ancora pende il contenzioso.

Discorso tutto nuovo, invece, per i carbonili realizzati dalla società Enel a Cerano: il Comune ha fatto sapere, per le vie brevi, la volontà di chiedere il pagamento dell’Imu. Per questo serve l’accatastamento, per il quale ci vorrà un po’ di tempo. Da Palazzo di città, in ogni caso, ritengono di avere tutte le carte in regole per inserire nel bilancio di previsione 2015, in fase di redazione, sette milioni di euro o giù di lì, sotto la voce entrate tributarie, nelle quali sono comprese le sanzioni derivanti da violazioni agli articoli del Codice delle Strada che ammontano a un milione e 700mila euro solo nel 2011.

A conferma delle “ragioni”, l’ufficio Servizi finanziari ha allegato un elenco nominativo dei contribuenti: chi, quanto e quando deve pagare.

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