Lunedì, 18 Ottobre 2021
Cronaca

Contrabbando e traffico di droga con Albania e Turchia: 22 brindisini indagati

L'inchiesta della Dda svela il mistero sulla morte del geometra Vittorio Danese morto nel naufragio al largo della Croazia a marzo 2013: contattato come scafista, doveva importare da Valona tle. Un altro filone sulla coca ritirata da un colombiano residente a Brindisi. Indagati anche un ex dipendente del Comune e un Lsu

BRINDISI – La Dda di Lecce ha lavorato tre anni prima di riuscire a svelare il mistero sulla morte del geometra di Brindisi, Vittorio Danese, 41 anni, avvenuta in un naufragio al largo delle coste della Croazia, il 18 marzo 2013, poco dopo la partenza dal capoluogo: nonostante il mare quella notte fosse in condizioni proibitive, era diretto a Valona, dove avrebbe dovuto incontrare albanesi fornitori di “tle” da importare nel capoluogo per la successiva vendita.

Vittorio DaneseIl retroscena del contrabbando e il ruolo di “scafista” che avrebbe dovuto svolgere  in quella occasione dal professionista di Brindisi (nella foto accanto), emergono oggi, all’indomani della notifica di 22 avvisi di conclusione delle indagini coordinate dal sostituto procuratore Alessio Coccioli, su due filoni: il contrabbando di sigarette a bordo di scafi e il traffico di droga, anche cocaina, in arrivo dall’Albania e dalla Turchia, in entrambi i casi destinati ad alimentare il mercato di Brindisi e in parte quello di Fasano, risultato di vecchi contatti risalenti ai tempi delle “bionde” tra alcuni degli indagati, in passato già imputati e condannati con l’accusa di contrabbando di tabacchi lavorati esteri (tle). In qualche caso, vicende estinte per prescrizione, essendo trascorso del tempo.

Nel fascicolo della Dda sono indagati: Antonio Baldassarre, 56 anni, di Brindisi; Stefano Balestra, 30, di Brindisi; Francesco Calamo, 48, di Fasano; Angelo Catapano, 54, di Taranto; Salvatore Cicoria, 57, di Ostuni; Hizir Civelek, 74, nato in Turchia ma residente a Brindisi; Mario Cofano, 54, di Fasano; Cosimo Contestabile, 45, di Brindisi; Carmelo Cristallini, 57, di Brindisi; Carlo Di  Palmo, 42, di Francavilla Fontana; Daniele Di Palmo, 27, di Francavilla Fontana; Walter Ferrero, 67, nato a San Pietro ma residente a Brindisi; Giovanni Flores, 59, di Brindisi; Nicola Giuliano, 30, di Francavilla Fontana; Cosimo Lavino di Brindisi, 61, ex dipendente del Comune; Salvatore Lippi, 59,  di Cagliari; Antonio Natola, 52, di Fasano; Fehmi Ozturk, 50, nato in Turchia; Gioacchino Passaseo, 62, di Brindisi, lavoratore socialmente utile del Comune; Alexander Adolfo Rivera Gutierrez, 33, nato in Colombia ma residente a Brindisi; Franco Benedetto Russo, 59, di Taranto e Domenico Saponaro, 49, di Ostuni.

Rischiano tutti di finire sotto processo, essendo arrivate al capolinea le indagini delegate ai militari della Guardia di Finanza, Nucleo di Polizia Tributaria. E sono tutti a piede libero, evidentemente non essendo stati ritenuti concreti i pericoli di reiterazione del reato o di fuga, posti alla base delle esigenze cautelari.

Nei confronti di Baldassarre, Calamo, Cofano, Ferrero, Lavino, Natola e Passaseo, il pm della Dda contesta il tentativo legato al contrabbando di “ingenti quantitativi da introdurre nel territorio dello Stato italiano” ed è in questo troncone che è emersa la partecipazione, sempre secondo l’accusa, del geometra Danese in veste di scafista. “Operazione di contrabbando non andata a buon fine”, si legge negli avvisi di conclusione, “unicamente perché i due soggetti deputati al trasporto (cosiddetti scafisti) Vittorio Danese e Teodoraq Rexhepaj trovarono la morte a seguito di naufragio il 18 marzo 2013, mentre si recavano a Valona”.

Il pm Alessio CoccioliUna tragedia consumata in mare, con vento forte e onde alte, ma nonostante il meteo avverso i due, il brindisino e l’albanese, decisero di partire ugualmente alla volta dell’Albania in barca. Era un’imbarcazione di tipo Thompson, lunga dieci metri,, un cabinato con due motori da 200 cavalli, preso qualche giorno prima noleggio. Il cadavere dell’albanese, 62 anni, fu il primo a essere trovato: venne avvistato al largo delle coste della Croazia il 4 aprile, il corpo di Danese riaffiorò nello stesso punto qualche settimana dopo, ma solo il primo giugno 2013 la famiglia venne invitata dalla autorità per il riconoscimento, tramite contatto con l’avvocato Luca Leoci che all’epoca presentò denuncia di scomparsa, raccolta anche questa nel fascicolo del pm Alessio Coccioli (nella foto accanto).

La compagna, madre dei due figli di Danese, e i familiari, riconobbero il corpo da due tatuaggi che cancellarono ogni possibile speranza che il geometra fosse ancora in vita. Nessuno di loro poteva immaginare le ragioni della partenza che, a quanto pare, sarebbero state improvvise o quanto meno comunicate ai parenti all’ultimo minuto, senza alcuna spiegazione.

L’altro troncone attiene al narcotraffico, vale a dire all’esistenza di un’associazione per delinquere finalizzata al traffico di droga tra Brindisi, Albania e Turchia: l’accusa è contestata a Baldassarre, Balestra, Calamo, Catapano, Contestabile, Di Palmo, Ferrero, Giuliano, Lavino, Natola, Russo e Saponaro, con riferimento al periodo compreso tra la primavera e l’estate 2013.

Le cessioni prima e il traffico poi sono emerse nel corso di perquisizioni a carico di alcuni brindisini in altro procedimento penale a cui hanno fattoi seguito richieste di ascolto di conversazioni, avvenute tramite cimice nascoste nelle auto di alcuni. In tal modo i finanzieri hanno scoperto e sequestrato droga in tempo reale.

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