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Cronaca

Contrabbando, processo da rifare per quattro carabinieri accusati di peculato

BRINDISI - La Corte di Cassazione ha annullato, con rinvio ad altra Corte di Appello la senza di condanna nei confronti di quattro carabinieri arrestati nel 1998 per peculato e falso. In pratica, secondo il capo di imputazione, si sarebbero appropriati di duecento scatoloni pieni di sigarette di contrabbando sequestrati a tale Francesco D’Assisi De Martino. Le sigarette si trovavano su un camion condotto da De Martino. Invece di sequestrarle, secondo l’accusa arrivata dopo qualche tempo dal contrabbandiere, se ne sarebbero appropriati. L’unico ad essere riconosciuto successivamente dall’accusatore fu il maresciallo Michele Parente.

BRINDISI - La Corte di Cassazione ha annullato, con rinvio ad altra Corte di Appello la senza di condanna nei confronti di quattro carabinieri arrestati nel 1998 per peculato e falso. In pratica, secondo il capo di imputazione, si sarebbero appropriati di duecento scatoloni pieni di sigarette di contrabbando sequestrati a tale Francesco D'Assisi De Martino. Le sigarette si trovavano su un camion condotto da De Martino. Invece di sequestrarle, secondo l'accusa arrivata dopo qualche tempo dal contrabbandiere, se ne sarebbero appropriati. L'unico ad essere riconosciuto successivamente dall'accusatore fu il maresciallo Michele Parente.

Era l'anno 1997. Il contrabbando imperversava. Una torta su cui in tanti cercavano di infilare le mani. Fiumi di denaro che talvolta corrompevano anche rappresentanti delle istituzioni e chi avrebbe dovuto combattere il traffico delle bionde. In quegli anni, tra i tanti, furono arrestati anche quattro carabinieri e un finanziere: il maresciallo Michele Parente, il vice brigadiere Salvatore Colturi, il maresciallo Giovanni Vergine e l'appuntato Medoro Giannone dell'Arma dei carabinieri, e il finanziere Antonio Canalicchio. Quest'ultimo condannato in primo grado è stato poi assolto in appello. Al contrario dei carabinieri che furono assolti, tranne Parente, in primo grado e condannati in appello.

La vicenda, come si diceva, è arrivata dinanzi alla sesta sezione penale della Corte di Cassazione, presidente Giorgio Lattanzi, che ha annullato con rinvio. Per cui, processo da rifare. Il procuratore generale Vittorio Martusciello aveva chiesto l'accoglimento del ricorso per quanto riguarda Giannone, Vergine e Colturi e il rigetto, perché inammissibile, del ricorso prodotto da Parente. Accoglimento per i primi tre perché nei loro confronti il processo è indiziario, mentre per Parente c'è il riconoscimento del contrabbandiere proprietario del carico di sigarette che alcuni carabinieri e un finanziere avevano alleggerito nel corso di un'operazione di servizio.

I quattro carabinieri erano in servizio nel Reparto operativo e radiomobile di Brindisi. Peraltro Vergine è lo stesso maresciallo dell'Arma che viene coinvolto nell'inchiesta dell'allora sostituto procuratore Leonardo Leone de Castris che portò in carcere l'ex questore di Brindisi Francesco Forleo, numerosi poliziotti, e tanti contrabbandieri. In quella vicenda si partì dalla morte del contrabbandiere Vito Ferrarese durante un'operazione di servizio della polizia per arrivare a scoprire falsi attentati, falsi rinvenimenti di armi, collusioni con i contrabbandieri. Proprio l'altro giorno la Cassazione si è pronunciata anche su quella vicenda la cui data di inizio dei fatti valutati dalla giustizia è la notte tra il 14 e il 15 giugno del 1995. La Corte ha ritenuto che il processo dovrà essere rifatto per tutti proprio in relazione all'omicidio.

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