Domenica, 14 Luglio 2024
Cronaca

Contrabbando di sigarette da Tripoli a Brindisi: nei guai tre ufficiali e un sottufficiale

Emessa la misura dell'obbligo di dimora nei confronti di quattro militari che hanno prestato servizio a bordo di nave Capri. In carcere un ufficiale della Guardia costiera libica

BRINDISI - Dal porto di Tripoli a quello di Brindisi, avrebbero introdotto in Italia sigarette di contrabbando, a bordo della nave militari Capri. I traffici illeciti sarebbero avvenuti fra il dicembre 2017 e il marzo 2018, durante la missione internazionale “Mare Sicuro”. Quattro obblighi di dimora sono stati emessi nei confronti di altrettanti uomini in servizio presso la Marina Militare. Si tratta tre ufficiali (il brindisino N. P. e i tarantini M. C. e F.C. ) e di un sottufficiale (D.LC., residente a Bat). Nell'inchiesta è coinvolto un ufficiale della Guardia costiera libica (B.A.H.M.B.) per il quale è stata disposta la misura della custodia cautelare in carcere. 

Le misure restrittive sono state emesse ieri (giovedì 27 giugno) dal gip del tribunale di Brindisi, al culmine di un’indagine condotta dal Nucleo di Polizia Economico - Finanziaria della Guardia di finanza di Brindisi, sotto il coordinamento della Procura della repubblica di Brindisi.

I ruoli a bordo della nave

Gli indagati sono gravemente indiziati, a diverso titolo e con differenti contributi, della commissione dei reati di contrabbando pluriaggravato di tabacchi lavorati esteri, d'imbarco arbitrario di merci di contrabbando sulla nave militare Capri, di corruzione per atti contrari ai doveri dell'ufficio ed, infine, di falso ideologico.
I presunti illeciti, come detto, sono stati commessi durante "Operazione Mare Sicuro" (contraddistinta dall'acronimo Oms Ex Nauras) svolta dalla nave Capri nel porto di Tripoli dal 14 dicembre 2017 sino al 28 marzo 2018, missione in seno alla quale gli Ufficiali italiani avevano rivestito ruoli determinanti, quali quello di ufficiale in seconda e di capo operazioni dell’unità navale Capri e di ufficiale tecnico a capo del team preposto al ripristino dell'efficienza del naviglio ceduto dall'Italia alla Libia per il potenziamento del contrasto all'emigrazione clandestina verso l'Italia.

Al rientro in Italia proveniente dal porto di Tripoli, la nave Capri giungeva dapprima nel porto di Augusta ove permaneva dall’1 aprile 2018 sino al successivo 14 maggio, giorno in cui raggiungeva la destinazione definitiva di Brindisi.

Tutti gli indagati sono accusati di aver organizzato l'imbarco, il trasporto dal porto di Tripoli a quello di Brindisi ed infine l’introduzione sul territorio dello Stato italiano di circa 300 chilogrammi di tabacco lavorato estero di contrabbando, destinati alla vendita ad appartenenti alla Marina Militare Italiana ed anche a persone ad essa estranee, merce di contrabbando procurata sul mercato locale dall’Ufficiale della Guardia Costiera libica. 

Fatture false

N.P. è, altresì, gravemente indiziato di aver costituito la provvista di denaro necessaria anche a finanziare l'approvvigionamento, in quel di Tripoli, dell'illecito carico, mediante fatturazioni per operazioni in tutto od in parte inesistenti poste in essere nel contesto dell'acquisto dei beni e dei servizi destinati alla gestione delle necessità dell’unità navale e del suo equipaggio, tra cui la gestione del vitto di bordo, nell’ambito della missione. Le sedicenti e colluse società libiche fornitrici dei beni e servizi erano, comunque, riconducibili sostanzialmente all'Ufficiale della Guardia Costiera libica B.A.H.M.B. che costituiva la controparte del N.P. nella genesi e nello sviluppo del patto corruttivo.

Altri indagati a piede libero

Le emergenze investigative hanno disvelato ulteriori condotte illecite perpetrate da altro appartenente alla Forza Armata F.R., nonché da G.F. e P.P., entrambi ad essa estranei, familiari del P.N., al quale i tre indagati a piede libero hanno prestato fattiva collaborazione in ordine al trasporto e alla custodia delle sigarette di contrabbando. 

Il caso Nave Caprera

I fatti al centro di questa inchiesta sono antecedenti rispetto a un procedimento su vicende analoghe in cui sono coinvolti militari che prestavano servizio presso Nave Caprera, unità della Marina Militare che nel 2018 ha operato in Libia, nell’ambito dell’operazione “Nauras”, contro il traffico di migranti. Anche Nave Caprera sarebbe stata utilizzata per il trasporto di sigarette di contrabbando e una partita di farmaco Cialis, da Tripoli al porto di Brindisi. Quell’inchiesta, coordinata sempre dalla Procura di Brindisi, a luglio 2021 è approdata in tre condanne e un’assoluzione, in primo grado di giudizio. La sentenza di appello è attesa a breve. 

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