Giovedì, 28 Ottobre 2021
Cronaca

La Guardia di Finanza contro i "caporali": denunciato un imprenditore agricolo

In campo contro il caporalato anche la Guardia di Finanza, secondo il piano definito dal Ministero dell’Interno che coinvolge le Prefetture come organi di coordinamento e i comandi generali delle varie forze di polizia. Un primo bilancio dei servizi in corso, comunicato dal comando provinciale di Brindisi delle “fiamme gialle” parla di 454 braccianti controllati, della scoperta di 28 lavoratori in nero e della denuncia del titolare di un’azienda agricola

BRINDISI – In campo contro il caporalato anche la Guardia di Finanza, secondo il piano definito dal Ministero dell’Interno che coinvolge le Prefetture come organi di coordinamento e i comandi generali delle varie forze di polizia. Un primo bilancio dei servizi in corso, comunicato dal comando provinciale di Brindisi delle “fiamme gialle” parla di 454 braccianti controllati, della scoperta di 28 lavoratori in nero e della denuncia del titolare di un’azienda agricola che ha opposto resistenza ai controlli dei  finanzieri per agevolare la fuga di lavoratori irregolari che erano al lavoro nei terreni circostanti.

Vale la pena ricordare che per ciascun lavoratore in nero scattano ai danni dell’azienda coinvolta le procedure per l’irrogazione della cosiddetta maxi-sanzione, che va da un minimo di 1.950 euro ad un massimo di 15.600 euro per ogni posizione irregolare, ai sensi della normativa di settore recentemente modificata con la legge n. 9/2014.

L’obiettivo dei servizi della Guardia di Finanza, oltre che contrastare il complesso fenomeno del caporalato, è quello comunque della lotta all’utilizzo di lavoro nero ed irregolare, alle frodi contributive e alle indebite percezioni di contributi comunitari e nazionali. I controlli sinora eseguiti hanno riguardato tutto il territorio della provincia.

I finanzieri delle unità dipendenti dal comando provinciale di Brindisi hanno operato  interventi su strada alle prime ore dell’alba per identificare e verificare sia la posizione dei lavoratori che viaggiavano con i pulmini, sia ruolo e posizione dei conducenti dei mezzi diretti nei campi. Ma sono stati effettuati anche accessi sui fondi agricoli coltivati a vigneti ed ortaggi, per verificare le modalità di reclutamento della forza-lavoro impiegata dalla aziende sottoposte a controlli, ed il rispetto degli obblighi fiscali e contributivi.

Proprio le verifiche sul campo hanno condotto all’accertamento della presenza, in varie situazioni, di 28 lavoratori “in nero” tutti italiani, risultati sprovvisti sia del contratto d’assunzione, fa sapere la Guardia di Finanza di Brindisi, che della comunicazione preventiva all’Inps e alle Agenzie dell’Impiego. Ma non è tutto: i finanzieri stanno ancora approfondendo la regolarità dell’impiego di altri 218 braccianti.

Proprio durante uno degli accessi in aziende agricole, i militari si sono trovati di fronte alla reazione del legale rappresentante della società interessata, che è stato denunciato oltraggio, violenza e resistenza a pubblico ufficiale, “in quanto all’atto dell’ispezione –spiega una nota della Finanza - si è adoperato per contrastare con ogni mezzo l’ispezione dei finanzieri favorendo, nel contempo, il dileguarsi di diversi braccianti agricoli intenti a lavorare nei terreni attigui alla sede della predetta società”.

L’episodio la dice lunga sul regime vessatorio ed intimidatorio cui spesso devono sottostare le lavoratrici ed i lavoratori agricoli reclutati dai caporali. Comunque, per le situazioni irregolari scoperte nel corso dei servizi mirati, sono state avviate come già detto le procedure per la maxi-sanzione, ma saranno anche approfondite le posizioni previdenziali dei braccianti trovati “in nero”, al fine di accertare se gli stessi abbiamo indebitamente percepito indennità di disoccupazione o di altri sussidi a carico del bilancio pubblico.

Ciò,  sottostando gli stessi lavoratori (perché il lavoro viene comunque prestato effettivamente nella maggior parte dei casi) ai meccanismi imposti dai caporali che da una parte con l’utilizzo del lavoro nero evadono e fanno evadere i contributi Inps alle aziende, dall’altro “costruiscono” posizioni lavorative e contributive artefatte in cambio del versamento da parte dei braccianti beneficiari di una sostanziosa quota delle indennità poi percepite.

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