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Pesca e vendita abusiva di ricci e oloturie: controlli e maxi-multe

Guardia costiera in azione da Ricciolandia sino a Torre San Gennaro. Tonno scaduto in un ristorante di Brindisi

Con lo giustificativo “tengo famiglia” contribuiscono a desertificare i fondali marini. Da queste parti la storia la conosciamo bene. Prima l’epoca dei bombaroli con tritolo e polvere da mina fatti esplodere dal metro di profondità sino anche ai cento e oltre. Poi la razzia sistematica dei ricci di mare che li ha portati alla soglia dell’estinzione. Quindi, tralasciando la pesca con l’autorespiratore vietata dal 1982 ma ancora praticata parecchio, e quella distruttiva dei datteri di mari, ecco l’era della strage delle oloturie, che piacciono tanto a chi in Estremo Oriente e Cina può permettersele.

Su questi filoni continua però ad agire anche la Guardia Costiera, per quanto glielo consentano personale e mezzi a disposizione, disturbando i “tengo famiglia” e facendo un grosso favore a chi spesso compra per strada – ad esempio – i ricci di mare che non solo vengono pescati in quantitativi industriali anche in regioni vicine con apposite trasferte, ma provengono anche da Grecia ed Albania clandestinamente e senza controlli sanitari, oppure possono anche essere pescati in acque interne o prossime ai bacini portuali. Va ricordato che la legge consente un prelievo di 50 esemplari al giorno ai pescatori sportivi e di 1500 a quelli professionali. Ma quanti sono iscritti regolarmente agli elenchi delle Capitanerie?

L’ennesimo blitz della Capitaneria nel Brindisino

pesca abusiva ricci e oloturie (1)-2E veniamo agli ultimi fatti, partendo dalla rinomata Ricciolandia sulla costa fasanese. Nell’ambito di un’operazione complessa a livello regionale. regionale, predisposta e coordinata dal Centro di Controllo di Area della Pesca della Direzione Marittima di Bari e finalizzata all’attività di controllo sulla filiera ittica, i militari della Sezione di Polizia marittima e difesa costiera della Capitaneria di Porto di Brindisi, hanno proceduto al controllo di diversi esercizi di ristorazione lungo la litoranea da Savelletri a Torre Canne.

All’interno di un noto ristorante, i militari hanno rinvenuto oltre 2.000 ricci di mare (Paracentrotus lividus) freschi ed ancora vivi ma privi di qualsiasi indicazione che ne comprovasse la provenienza. Il titolare dell’esercizio non è stato infatti in grado di esibire alcuna valida documentazione sanitaria e commerciale che comprovasse la tracciabilità degli esemplari in vendita.   Per evitare che i ricci in questione finissero nello stomaco di qualche cliente, la Capitaneria ha proceduto al sequestro, contestando al gestore del locale una sanzione amministrativa prevista fino ad un importo massimo di 4.500 euro. I ricci sequestrati sono stati immediatamente reimmessi in mare in modo da consentirne la riproduzione ed il ripopolamento.

I controlli nel capoluogo

pesca abusiva ricci e oloturie (3)-2Nei giorni precedenti, nel corso dei controlli a Brindisi condotti in alcuni luoghi abitualmente frequentati da ambulanti abusivi,  il personale della Sezione di polizia marittima ha smantellato un banchetto improvvisato utilizzato per la vendita di ricci di mare in condizioni igienico-sanitarie inesistenti. Oltre 1.500 ricci di mare erano ammassati in un vascone di plastica e su un banco in legno ovviamente in assenza di ei sistemi di refrigerazione obbligatori previsti dalla legge.

Inoltre i ricci erano sprovvisti dei bolli sanitari obbligatori per legge e di qualsiasi documento che ne attestasse la provenienza. Anche in questo caso, il prodotto, ancora allo stato vitale, è stato prontamente rigettato in mare. Ma i controlli sono stati estesi anche ai ristoranti del capoluogo, e in un noto locale   è stato rinvenivano un filone di tonno pinna gialla (Thunnus albacares) già scaduto. Al ristoratore è stata comminata una sanzione amministrativa prevista fino ad un importo massimo di 9.000 euro,  mentre il prodotto ittico è stato sottoposto a vincolo cautelare.

Batosta al pescatore abusivo di oloturie

Presso il porticciolo di Torre San Gennaro, marina di Torchiarolo, è incappato nei controlli un pescatore sportivo che aveva prelevato un ingente quantitativo di oloturie (cetrioli di mare). In applicazione del decreto legislativo  4/12 e del  Dpr 1639/68, norme applicate agli illeciti in materia di pesca sportivo-ricreativa, al pescatore è stata irrogata una sanzione amministrativa, prevista fino ad un importo massimo di ben 50.000 euro, mentre il prodotto pescato, circa 110 chili, è stato rilasciato in mare.

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Il comandante della Capitaneria di Porto di Brindisi, capitano di vascello Salvatore Minervino, evidenzia come “tutti i cittadini sono chiamati a fare la loro parte evitando di acquistare prodotto ittico di cui non sia nota la provenienza, proprio come accade quando si effettuano acquisti per strada presso banchetti abusivi che, oltre a costituire un indubbio rischio per l’incolumità e la salute pubblica, incentiva la pesca illegale che va a depauperare le risorse ittiche in danno di pescatori ed operatori del settore che lavorano onestamente”.

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