Omicidio Maldarella: i coniugi Moro si difendono davanti al gip

Si sono svolte oggi 17 luglio le udienze di convalida nella casa circondariale di Brindisi per Germano Moro, e a Lecce per Cinzia D'Amico. Domani autopsia e interrogatorio del minorenne

OSTUNI – Non si può ancora parlare di quadro probatorio del tutto definito, per la vicenda che ha tragicamente opposto a Ostuni due famiglie, quella di Germano Moro e quella di Giuseppe Maldarella, culminata nell’uccisione di quest’ultimo nella tarda serata di sabato 13 luglio in una stradina, via Massimo D’Azeglio, tra due delle arterie più trafficate della città, corso Garibaldi e viale Pola.

E a chiarire gli scenari sono stati chiamati oggi in sede di udienza di convalida Domenico Germano Moro, 45 anni, e la moglie Cinzia D’Amico, sottoposti a fermo 48 ore prima per concorso in omicidio assieme al loro figlio 20enne Lorenzo, arrestato nel corso della stessa notte tra sabato e domenica scorsi, mentre ieri il numero delle persone colpite da provvedimenti restrittivi è salito a quattro, con l’aggiunta di un 17enne.

Tutti e quattro (ma la ricostruzione dei fatti, dei ruoli e del numero dei partecipanti allo scontro è ancora da completare) secondo le conclusioni investigative della Squadra mobile e del commissariato di Ostuni sabato sera hanno contribuito al ferimento mortale di Maldarella, che si era recato in via D’Azeglio per stroncare la relazione tra sua figlia e Lorenzo Moro.

Mario Guagliani-4L'avvocato Vincenzo Lanzillotti-2Germano Moro, sentito nel carcere di Brindisi dal gip e dal pm Livia Orlando, titolare delle indagini, e la moglie ascoltata nel carcere di Borgo San Nicola a Lecce, assistiti dai loro difensori Mario Guagliani e Vincenzo Lanzillotti (nelle foto), hanno esposto la propria versione dei fatti, che sostanzialmente presenterebbe Giuseppe Maldarella, accompagnato dalla moglie, come un soggetto dal comportamento aggressivo che aveva tentato di introdursi in casa loro con la forza.

Il pm ha chiesto la convalida dei fermi e la prosecuzione della custodia cautelare in carcere. I difensori hanno chiesto invece al giudice delle indagini preliminari di non convalidare il fermo per una delle due persone indagate, e in alternativa i domiciliari per entrambi. La riserva sulla decisione da parte del magistrato doveva essere sciolta nella stessa serata di oggi.

Germano Moro, quando è stato raggiunto dal provvedimento di fermo affidato dal pm agli investigatori diretti dal capo della Squadra mobile, Rita Sverdigliozzi, e a quelli del commissariato di Ostuni, diretti da Gianni Albano, era ancora ricoverato nell’ospedale di Fasano per una lesione al tendine di una mano riportata nello scontro di via D’Azeglio, poi è stato trasferito al carcere di via Appia nel capoluogo.

Domani giovedì 18 luglio gli stessi avvocati Guagliani e Lanzillotti torneranno a Lecce, ma per l’udienza di convalida, davanti al gip del Tribunale per i minori, Ada Colluto, del minorenne del quale il pm Imerio Tramis aveva disposto il fermo.

E sempre nella stessa giornata di giovedì, il medico legale Antonio Carusi condurrà l’esame autoptico. La prima ricognizione cadaverica, effettuata presso l’ospedale di Ostuni, aveva rivelato 23 lesioni di vario genere. L’anatomo-patologo individuerà quelle mortali, presumibilmente quelle da coltello, e l’origine della altre.

Questa vicenda, che pare abbia registrato almeno un precedente confronto violento – anche se non paragonabile a quello della sera del 13 luglio - tra Giuseppe Maldarella, titolare di una caffetteria di piazza Matteotti, e Germano Moro, nel corso di circa un mese di tensioni tra le due famiglie, avrebbe potuto avere ben altra conclusione se la vittima, esercitando semplicemente la patria potestà, si fosse rivolta alle forze dell’ordine per riportare a casa sua figlia e imporre la cessazione della relazione?

Molto probabilmente sì. La famiglia Maldarella ha nominato come difensore di parte civile l’avvocato Delia Quaranta: la storia di questo conflitto tra i parenti dei due giovani fidanzati vista dalla posizione dei congiunti della persona rimasta uccisa, potrebbe contenere anche la risposta a tale domanda.

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