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Cronaca Mesagne

Convalidato il sequestro dei due campi fotovoltaici a Mesagne

MESAGNE - Il giudice per le indagini preliminari Paola Liaci conferma il sequestro del parco fotovoltaico col trucco di contrada Argiano a Mesagne. Impianto accusatorio solido dunque, anche per il tribunale. Di fronte allo stesso gip compariranno i quattordici indagati il 29 giugno prossimo, per i primi interrogatori. L’inchiesta a firma del vice-procuratore aggiunto Nicolangelo Ghizzardi ha avuto inizio con l’esposto del proprietario dei terreni, il 55enne brindisino Cosimo Romanelli.

MESAGNE - Il giudice per le indagini preliminari Paola Liaci conferma il sequestro del parco fotovoltaico col trucco di contrada Argiano a Mesagne. Impianto accusatorio solido dunque, anche per il tribunale. Di fronte allo stesso gip compariranno i quattordici indagati il 29 giugno prossimo, per i primi interrogatori. L'inchiesta a firma del vice-procuratore aggiunto Nicolangelo Ghizzardi ha avuto inizio con l'esposto del proprietario dei terreni, il 55enne brindisino Cosimo Romanelli.

Romanelli fu il primo ad avanzare sospetti sulla regolarità delle opere realizzate da due società torinesi, la Enersol e la Solmar. Le indagini condotte dal Nucleo operativo ecologico dei carabinieri, al comando del capitano Nicola Candido, hanno confermato le ipotesi sollevate dall'esposto, scoprendo che i due impianti da un megawatt l'uno per i quali era stata presentata Dichiarazione di inizio attività, erano in realtà stati realizzati senza soluzione di continuità.

Un unico mega-impianto dunque, per il quale sarebbe stato necessario tutt'altro e molto più complesso iter autorizzativo. Il permesso infatti, per le centrali solari di questo tipo, passa per l'Autorizzazione unica regionale, che le due società erano riusciti ad aggirare. Per ragioni tutte ancora da chiarire nel registro degli indagati è finito lo stesso Romanelli, tanto quanto i legali rappresentanti e i soci delle due imprese torinesi.

Si tratta di Sandro Angelotti, 56 anni, di Torino; Teodullo Bertazzi, 58 anni, di Moncalieri (Torino); Vittorio Caligaris, 68 anni, di Vigone (Torino); Guido Croci, 40 anni, Torino; Emanuele Ferrero, 36 anni, Torino; Filippo Willy Ferrero, 38 anni, Torino; Giovanni Giacarti, 56 anni, di Bene Vagienna (Cuneo); Enrico Hirsh, 73 anni, Torino; Roberto Giacomo Donato Momigliano, 62 anni, Torino; Livia Momigliano, 52 anni, Torino; Maurizio Pavese, 38 anni, Torino; Monica Spinelli, 35 anni, Torino.

Le accuse, per tutti, sono di abusivismo, false dichiarazioni in atto pubblico e false attestazioni in scrittura privata. Nello stesso fascicolo, gravato da identiche ipotesi accusatorie, è finito anche il dirigente dell'ufficio Urbanistica del comune di Mesagne Claudio Perrucci. L'errore commesso dal dirigente sarebbe quello di essersi fidato dell'autocertificazione presentata dal proprietario dei terreni finiti sotto sequestro il 4 giugno scorso. Sarebbe questa la leggerezza, se è tale, del funzionario accusato di presunta "connivenza" oltre che di aver "favorito" l'iniziativa bollata come "illecita" del proprietario dei terreni.

Il 13 gennaio dell'anno in corso, secondo le ricostruzioni documentali degli inquirenti, il funzionario dell'Ufficio tecnico chiede al proprietario dei terreni di rilasciare una dichiarazione intorno alla "sussistenza o meno di forme di controllo e collegamento con gli impianti adiacenti", alla quale Romanelli risponde (come la legge gli consente) con un'autocertificazione, dichiarando che le opere in fase di realizzazione sono distinte e separate.

A monte del documento rilasciato dal proprietario, l'ingegnere capo Claudio Perrucci, concede il nulla osta. Solo dopo Romanelli si accorge che c'è qualcosa non va, e sporge formale denuncia-querela denunciando una serie di irregolarità. Troppo tardi, secondo la procura, che ha censurato la condotta di entrambi, oltre che delle società coinvolte a pieno titolo nella vicenda. Val la pena di precisare che a carico del funzionario comunale non pendono ipotesi corruttive né di concussione.

L'inchiesta in questione fa il paio con il sequestro di cinque impianti solari a San Donaci, in contrada Ponticello, per un valore complessivo di 30 milioni di euro, realizzati con lo stesso sistema (illegittimo, secondo la procura) dalle società siciliane Ecopower srl, Girasole srl, Photos srl, Mt 2007 srl, e Geos srl, tutte riconducibili alla società madre, la Società agricola energetica europea srl, proprietaria dei terreni sui quali sarebbero poi stati istallati gli impianti. Per il fotovoltaico col trucco di San Donaci sono undici le persone indagate.

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