Venerdì, 22 Ottobre 2021
Cronaca

Il mistero dell'esplosione della corazzata Brin in un convegno cento anni dopo

Cent'anni fa, il 27 settembre del 1915, nel corso della prima guerra mondiale, esplodeva nel porto di Brindisi una delle navi più belle della Regia Marina Militare, la Benedetto Brin. Il drammatico evento è stato ricordato con un convegno nazionale di studi e ricerca storica svoltosi presso la Sala Regia del Grande Albergo Internazionale di Brindisi

BRINDISI - Cent’anni fa,  il 27 settembre del 1915, nel corso della prima guerra mondiale, esplodeva nel porto di Brindisi una delle navi più belle della Regia Marina Militare, la Benedetto Brin. Il drammatico evento è stato ricordato con un convegno nazionale di studi e ricerca storica svoltosi presso la Sala Regia del Grande Albergo Internazionale di Brindisi. Organizzato dalla sezioni brindisine della Società di Storia Patria per la Puglia, del Rotary Club, di Assoarma, e dalla Società Storica di Terra d’Otranto, il convegno, giunto alla terza sessione,  ha avuto come partner l’Archivio di Stato di Brindisi, la Marina Militare Italiana con la Brigata Marina San Marco e l’adesione del Grande Albergo Internazionale di Brindisi.

“La Puglia, il Salento, Brindisi e la Grande Guerra. L’esplosione nel porto di Brindisi della Benedetto Brin”. Questo il titolo dell’importante evento coordinato ed introdotto dal professor Antonio Mario Caputo, segretario della Società di Storia Patria per la Puglia-Brindisi. All’evento hanno preso parte come relatori studiosi e ufficiali della Marina Militare. Un bellissimo modellino in scala costruito dal geometra Marco Matulli, socio dell’Assoarma Brindisi, ha permesso al pubblico presente in sala di ammirare da vicino la Benedetto Brin in tutti i suoi particolari.

Da sinistra, Paolo Perrone, Antonio Caputo, Giacomo Carito-2Ad aprire il convegno, il presidente del Rotary Club, l’avvocato Paolo Perrone, che ha parlato degli obiettivi che il suo club si è dato per l’anno rotariano in corso, ovvero l’integrazione attraverso la promozione umana, e di due progetti tesi a realizzarla: il progetto Artigianando, in collaborazione con gli altri Rotary Club di Brindisi e la Caritas, per costruire all’interno di quest’ultima un’infrastruttura nella quale fare dei corsi di formazione per gli immigrati presenti nel nostro territorio e per gli italiani che si trovano in difficoltà, e il progetto di alfabetizzazione informatica per ipovedenti, non vedenti e anziani.

“Altro progetto, sempre in quest’ottica dell’integrazione tramite la formazione umana, è quello dell’alfabetizzazione informatica per ipovedenti, non vedenti ed anziani, perché anche gli ipovedenti, non vedenti ed anziani si trovano in una situazione di esclusione data dalla loro situazione di disagio”. Perrone conclude evidenziando che: “proprio in quest’ottica , in questo filone, si pongono  anche eventi culturali come questo, perché noi siamo convinti che il progresso di un popolo, di una nazione, di una città, debbano e possano passare solo attraverso la cultura e quindi anche il recupero della storia”.

Il generale Genghi (2)-2Il generale Giuseppe Genghi, presidente dell’Assoarma Brindisi, associazione che raggruppa tutte le associazioni combattentistiche e d’arma esistenti a Brindisi e provincia, ha ricordato l’appuntamento che si terrà domenica 27 settembre alle ore 11, a cento anni esatti dal tragico evento, nella cripta del Monumento al Marinaio d’Italia di Brindisi. Si aprirà con la deposizione di una corona nella cripta, lo scoprimento di una targa e, infine, una santa messa celebrata dal cappellano militare Don Pietro Folino Gallo.

“L’esplosione della Benedetto Brin è rimasta impressa nella memoria popolare, anzi si è fatta racconto popolare”, afferma il vicepresidente regionale della Società di Storia Patria per la Puglia, Giacomo Carito. “Si è fatta racconto popolare come quello relativo alla processione del Corpus Domini o all’arrivo delle reliquie di San Teodoro. Quando un fatto diventa racconto popolare, vuol dire che è un fatto che ha impressionato particolarmente l’opinione pubblica”. Per Carito, l’episodio della Brin è entrato nella vita, nel quotidiano della città perché “sotto certi aspetti ci si aspetta che una nave da battaglia, se affonda, affondi nel corso di una battaglia navale o per mano di un’incursione nemica.

Il modellino della Benedetto Brin-2Così non fu per la Brin che era in un porto sicuro, era all’ancora, in una base che in quel momento era la base più importante della Marina Militare Italiana probabilmente. Vi era il comando per il basso Adriatico, erano concentrate a Brindisi le flotte alleate. Posto più sicuro non si poteva immaginare.” Carito prosegue quindi ricordando il discorso ufficiale che Angelo Titi fece davanti allo Stato Maggiore della Marina al momento dello scoprimento della lapide in memoria dell’esodo dell’esercito serbo, quando si espresse a proposito della Brin parlando di attentato. Quel discorso, ricorda il professore, “costituì il manifesto su cui si fondò la richiesta di Brindisi di ospitare il Monumento al Marinaio d’Italia”. 

“Questo non significa che sia vero che sia stato un attentato”, prosegue Carito, “ma questa fu l’opinione prevalente”. Per il professore, “ogni attentato ha una logica, cioè ha un destinatario. E il destinatario è l’opinione pubblica di riferimento. Oltretutto l’attentato ha bisogno anche di un consenso, di una base logistica. C’erano queste condizioni a Brindisi?”, chiede Carito, “per capirlo dovremmo esaminare il decennio prima della guerra. Quali erano i gruppi che a Brindisi si contendevano il potere?”chiede ancora Carito.

Il disastroso effetto dell'esplosione sulla corazzataVi erano da un lato i Socialisti, dall’altro il blocco moderato. “Entrambi questi schieramenti non avevano alcun interesse alla guerra”, afferma Carito, “quello socialista per ovvi motivi, fedele alla linea di partito, alla linea internazionalista, sviluppò una campagna molto, molto forte contro l’intervento, avendo come leader Prampolini in terra di Brindisi. Ma a loro volta le elite non si schierarono, non fecero dimostrazioni contro l’intervento ma non ne fecero neanche a favore. C’è un silenzio assordante nelle èlite”.

E Carito spiega il perché: “I traffici portuali a Brindisi per il 75% erano gestiti dal naviglio austro-ungarico. Quindi buona parte delle relazioni commerciali delle imprese brindisine erano con l’opposta sponda”. Infine il ricordo delle classi dirigenti di quegli anni, come fossero “ampiamente capaci di negoziazioni internazionali”. E cita a tal proposito i Nervegna e gli Skirmut. “Quindi non dobbiamo guardare a Brindisi come è adesso”, afferma Carito, “Brindisi di inizio secolo era una città molto, molto diversa, in cui la lotta politica tutto sommato avveniva per motivi ideali”. “Anche da questo punto di vista non era una lotta tra persone, ma era una lotta fra idee, cioè si usavano le armi della critica, non la critica delle armi”.

In prima fila, i relatori del convegno-2Il professor Antonio Mario Caputo, nella sua introduzione ha citato tre testimonianze di persone comuni raccolte successivamente all’evento: quella di Giuseppe Roma, poi divenuto avvocato del Foro di Brindisi, quella del canonico, storico ed archeologo don Pasquale Camassa, e infine quella della signora Maria Elisabetta Errico. Cinque le ipotesi che si avvicendarono sull’accaduto: quella del prete o presunto tale, ovvero un sabotatore che indossato l’abito talare salì sulla nave piazzandovi una bomba ad orologeria; quella di un marinaio traditore che sistemò nel crine depositato a poppa per il ricambio dei materassi una bomba ad alto potenziale; l’ipotesi di Maria Sofia di Wittelsback, moglie di re Francesco, che con un atto terroristico voleva reimpiantare il caduto governo borbonico; e infine le ipotesi dell’autocombustione per la cattiva coibentazione dei tubi della “Santabarbara”, troppo vicini alla sala motori, e quella di un attentato perpetrato da austriaci e tedeschi. Il professore ha quindi concluso la sua introduzione leggendo la parte della conclusione seguita alle quattro inchieste aperte dopo il tragico evento.

Giuseppe Teodoro Andriani-2Ad aprire ufficialmente il convegno è stato il professore Giuseppe Teodoro Andriani, che prima di descrivere l’avvenimento dello scoppio della nave ha parlato delle circostanze che condussero la corazzata Brin nel tratto interno dell’avamporto brindisino e dell’importanza strategica del nostro porto nel periodo della neutralità. Andriani di seguito ha ricordato l’aspetto che assunsero la città e il porto con l’entrata in guerra: “Con l’entrata in guerra, la città e il porto assunsero l’aspetto di una piazzaforte navale. Decine e decine di navi trovarono riparo dalle insidie nemiche nelle tranquille acque del porto, che diventò la base di navi militari italiane, francesi e inglesi. Incrociatori, corazzate, sottomarini si stanziarono nel porto adriatico. Gli idrovolanti ebbero il compito di perlustrare le acque del basso Adriatico e di intervenire ovunque occorresse la loro azione”. Poi la testimonianza di alcuni testimoni oculari che espressero con chiarezza la paura per il boato che si udì in città quel fatidico giorno durante la cerimonia dell’alzabandiera che si svolgeva alle 8 in punto. Infine il professore ha ricordato l’unico marinaio brindisino, Cosimo Sindaco, presente nell’elenco dei militari morti quel 27 settembre del 1915.

Giosuè Allegrini-2Il capitano di vascello Giosuè Allegrini, responsabile dell’Ufficio Storico e del Museo della Marina Militare, ha esordito spiegando quale sia il compito dell’Ufficio Storico, che “non è solo la perpetuazione della memoria”. “Ciò che l’Ufficio Storico è anche e soprattutto venuto a fare, è procedere con l’affinamento dell’esame critico dei fatti, affinché quel sacrificio doloroso continui a portare frutti alla conoscenza del potere marittimo e dei suoi effetti”. Allegrini ha quindi ricordato quando il ministro della Marina, Benedetto Brin, “grande progettista” ideò la corazzata prendendo in considerazione le necessità italiane di navi da battaglia, l’evoluzione della tecnica navale di allora e lo sviluppo delle grandi navi di linea  delle principali marinerie del mondo. “Purtroppo Benedetto Brin  morì prima di vedere completati i disegni esecutivi delle navi da lui ideate”, ricorda il comandante, che nel suo intervento ha posto l’attenzione su cosa successe dopo l’esplosione del 27 settembre, dopo le operazioni di soccorso.

Lucio Tondo (2)-2Il professore Lucio Tondo dell’Università del Salento ha relazionato sul controspionaggio in Terra d’Otranto fino all’affondamento della Brin. “Il sospetto che la Brin fosse affondata per atto doloso però parve radicarsi immediatamente negli ambienti dell’intelligence italiana. Gli indizi portavano immediatamente all’operato dell’Evidenzbureau, specie a quella sezione speciale del servizio segreto austriaco, la sezione sabotaggio dell’Evidenzbureau Marine comandata dal capitano di corvetta Rudolph Mayer”, spiega Tondo, che ha raccontato del clima di sospetto che si creò in Italia e nel Salento in particolare.

Claudio Rizza-2Il capitano di fregata Claudio Rizza ha relazionato invece sul Marine Evidenzbureau e gli affondamenti avvenuti quasi contemporaneamente  nei porti di Brindisi e Taranto relativamente alle corazzate Benedetto Brin  e Leonardo da Vinci, che suscitarono molti sospetti relativamente ad attentati perpetrati dall’attivo controspionaggio austro-ungarico. Salvo poi ad appurare delle certezze che in definitiva non sono mai emerse.

Il professore Domenico Urgesi, ha dimostrato Domenico Urgesi (2)-2con una serie cronologica di date come non fosse possibile che gli eventuali accertati sabotatori fossero per davvero i responsabili del misfatto, in quanto gli stessi risultavano essere in prigione per pregressi altri reati. Per cui l’ipotesi più probabile ad oggi potrebbe essere quella della deflagrazione interna dovuta ad una sorta di surriscaldamento verificatasi nella “Santabarbara”. All’importante convegno ha partecipato un nutrito ed interessato pubblico.

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